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Energia e lavoro, come cambia il mercato tra brown e green economy

Quali opportunità e nuove figure professionali

e7 il settimanale di QE - Il motore delle attività umane è l’energia, dalla realizzazione di utensili alla messa in opera di infrastrutture, dall’uso e consumo di intelligenza informatica alla mobilità. Tutto quello che caratterizza l’epoca moderna è strettamente collegato a come viene veicolato questo settore.

Ma in un momento di sfide ambientali, fondamentali oggi nel mondo, in cui l’approvvigionamento energetico e le sue fonti svolgono un ruolo centrale, come cambiano i profili lavorativi e la formazione necessaria? Ne abbiamo parlato con diversi player in questo primo numero dell’anno di e7 per dare a professionisti e aziende un’occasione di riflessione, magari utile anche per perfezionare e indirizzare la propria formazione.

“La digital trasformation è un fenomeno che sta coinvolgendo diverse aziende spingendole a concentrare la ricerca di figure manageriali e specialistiche da destinare ai vari comparti aziendali”, spiega a e7 Aldo Persi Tartolino, Associate Client Partner di Korn Ferry Hay Group, multinazionale specializzata nella ricerca di profili C-level e nella consulenza strategica per la valorizzazione del capitale umano. “Se parliamo del mondo Executive sicuramente le figure professionali maggiormente richieste sono quelle che afferiscono il business ‘non core’, cioè digitale in generale (smart home, city, mobility, ecc.) come lo sono le figure di energy efficiency. Scenario completamente diverso si osserva nel mondo O&G, dove continuano ad essere richieste le figure tradizionali. In generale il dinamismo degli investitori finanziari ha notevolmente aumentato la domanda e per le utility diventa più difficile attrarre risorse. In gran parte le aziende stanno trovando un bacino di particolare interesse nelle start up che rappresentano un vivaio di competenze nuove pronte a rispondere ai trend evolutivi indirizzati dal business. Questo vede rovesciare in parte il profilo tipo del manager che diviene quindi una figura più giovane e spesso anche con una formazione non standardizzata. La popolazione oggi disponibile a occupare questo spazio di professioni non è molto ampia. Per questo il tema della talent strategy è centrale”. Difatti, per quanto siamo sempre più sovrappopolati, la scelta di questa figura di manager non è molto estesa, spiega sempre Persi: “Le professionalità più richieste sul mercato sono cambiate, soprattutto le figure tecnico-specialistiche in grado di apportare una marcia in più nel mondo digitale e un approccio rinnovato al business. Le stesse rinnovabili, nate come innovazione, si evolveranno sempre di più, dovendo arricchirsi di competenze digitali, creare strutture organizzative e modi di operare che possano potenziare il digital journey, nonché riprogettare i ruoli e i fondamenti del lavoro”.

 

Anche l’energia verde non lascia insoddisfatti, difatti, a seguito del boom dei primi anni e del conseguente restringimento del mercato, secondo le stime del Gestore servizi energetici (GSE) nel 2016 sono stati calcolati nelle energie green (eolico, fotovoltaico, idroelettrico, biomasse e termico) poco più di 46mila occupati temporanei per via diretta e indiretta e circa 73.500 in occupazione permanente sempre diretta e indiretta. Oltre a questo dato Francesco Sperandini, Presidente e Amministratore Delegato del GSE ricorda (nel corso dell’incontro con la stampa di presentazione del rapporto statistico e del nuovo sito del Gestore - 21 dicembre 2017, n.d.r.), come il passaggio epocale verso un approccio a basse emmisioni richieda alcuni cambiamenti; esattamente come è stato in passato per il passaggio ai trattori delle cooperative agricole (coloro che li rifiutarono, perché avrebbe tolto forze lavoro, hanno poi fallito) “Così come non possiamo negare che un impianto fotovoltaico occupi meno persone di una centrale a carbone, altrettanto non possiamo negare che il mondo va nella direzione di un futuro a basse emissioni di carbonio e dunque dobbiamo saper leggere i dati di un mercato del lavoro che cambia e crea occupazione diretta e indiretta grazie alle Fer” conclude Sperandini.

La stessa industria del petrolio non sta a guardare e punta sull’innovazione. Un esempio arriva dagli Awards indetti dall’ENI nel 2008. Questi premiano diverse categorie di innovazione seguendo parametri come: il valore scientifico e il grado di innovazione della ricerca; l’impatto della ricerca sul sistema energetico in termini di sostenibilità e di più equo ed ampio accesso all’energia; la congruità tra aspetti tecnologici ed economici (fonte: bando Award ENI).

In conclusione, cambiano anche le prospettive nei nuovi occupati che, come spiega Persi, valutano differenti aspetti di una posizione lavorativa come: l’essere parte di un progetto aziendale strutturato; essere formati su metodologie innovative che consentano di rinforzare la propria professionalità; avere l’opportunità di svolgere esperienze all’estero soprattutto per un confronto stimolante che coniughi culture diverse e approcci di business; scegliere una posizione lavorativa dinamica che consenta di svolgere un percorso di crescita con competenze diversificate. “Tutte considerazioni che possono valere almeno quanto, se non di più, dell’aspetto economico. In questo quadro mi riferisco in particolare a persone giovani tipicamente sotto i 30 anni”.