Auschwitz 75 anni dopo. Come è potuto accadere? Indifferenza

Segre e gli altri 12 testimoni ancora in vita per fermare le politiche dell'odio

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Chiudi 75th anniversary of the liberation of the former Nazi-German concentration and extermination camp KL Auschwitz-Birkenau (ANSA) 75th anniversary of the liberation of the former Nazi-German concentration and extermination camp KL Auschwitz-Birkenau

27 gennaio 1945, 75 anni fa, la  liberazione del lager nazista di Auschwitz, il giorno di non ritorno sugli orrori dell'Olocausto, la data dopo la quale il mondo di allora ha saputo. E' la Giornata della memoria per non dimenticare la Shoah. Come è potuto accadere tutto questo?
Liliana Segre, oggi senatrice a vita, all'epoca adolescente riuscita a sopravvivere insieme ad appena altri 24 bambini italiani, da 30 anni testimone vivente e araldo della memoria come ama definirsi, risponde sempre con una sola parola sempre la stessa: "indifferenza. Tutto comincia da quella parola. Gli orrori di ieri di oggi e di domani fioriscono all'ombra di quella parola. Per questo - ha scritto nella Memoria rende liberi (Rizzoli) - ho voluto che fosse scritta nell'atrio del Memoriale della Shoah di Milano, quel binario 21 della stazione centrale da cui partitorono tanti treni diretti ai campi di sterminio incluso il mio. La chiave per comprendere le ragioni del male e inclusa in quelle cinque sillabe perchè quanto credi che una cosa non ti tocchi, non ti riguardi allora non c'è limite all'orrore". Non a caso è la stessa parola che la Segre ha scritto per la definizione d'autore del Vocabolario Zingarelli 2020: "Indifferenza" citando Gramsci e don Milani. Ecco come: "E' abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti”. Le parole di un grande intellettuale e uomo politico, Antonio Gramsci, rendono bene il senso di una malattia morale che può essere anche una malattia mortale. L’indifferenza racchiude la chiave per comprendere la ragione del male, perché quando credi che una cosa non ti tocchi, non ti riguardi, allora non c’è limite all’orrore. L’indifferente è complice. Complice dei misfatti peggiori. L’alternativa, diceva Don Milani, è I CARE, “me ne importa, mi sta a cuore”. È il “contrario esatto del motto fascista ‘Me ne frego’”.
Secondo la Unione delle Comunità ebraiche italiane e dello scrittore e storico Marcello Pezzetti, tra i massimi conoscitori della Shoah, i testimoni viventi dell'orrore, ora che l'8 dicembre 2019 è morto anche Pietro Terracina sono appena 13: oltre Liliana Segre, Sami Modiano, la scrittrice Edith Bruck tra i più noti. Quelle vite interrotte faticosamente e forse mai definitivamente riprese sono quanto di più prezioso ci sia per non dimenticare. Ma dopo di loro? E' proprio questo il passaggio di testimone che più sta a cuore alla Segre e agli infaticabili araldi della memoria. La senatrice a vita, 90 anni il 10 settembre, non è mai più voluta tornare ad Auschwitz: "ne sono uscita sana di mente e non voglio sfidare la sorte varcando ancora quel cancello. Ognuno ha i suoi limiti", ammette nel libro riuscito recentemente. Ma vari altri si, insieme agli studenti che in questi anni grazie al progetto Auschwitz hanno fatto e fanno memoria : Promemoria Auschwitz con i treni che ogni anno partono - uno proprio il 27 gennaio - diretti a Cracovia e alla visita del lager, esperienze indimenticabili per sviluppare un uso consapevole e appassionato della storia e delle memorie,  ma anche - nell'intenzione dell'associazione Deina che da anni li promuove, per interpretare il presente, scolpire lo spirito critico e immaginare il futuro.

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Addio Michou, per 60 anni simbolo del cabaret parigino

Al suo celebre locale di Montmartre si ispirò film 'Il vizietto'

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Chiudi Cabaret Michou (site Michou) (ANSA) Cabaret Michou (site Michou)

E' scomparso a 88 anni 'Michou', l'uomo simbolo del più tradizionale cabaret parigino, proprietario del locale che portava il suo nome - 'Chez Michou', nel cuore di Montmartre - e che ogni sera, per 63 anni, ha accolto vip e gente comune ai suoi tavoli, presentando personalmente lo spettacolo che, di volta in volta, andava in scena. A 'Chez Michou' si ispirava, fra l'altro, la Cage aux folles, il cabaret al centro del film "Il vizietto".
    Sempre vestito di blu da capo a piedi, occhiali compresi, Michou (nome d'arte di Michel Catty), ha creato il cabaret "trasformista", proponendo fin dal primo dopoguerra spettacoli con uomini travestiti da donne, molti anni prima dell'ondata delle "drag queens". Dal 1956, il suo piccolo locale è sempre stato pieno, le "Michettes" in scena - truccatissime - divertivano i presenti ai tavoli con parodie a volte feroci dei personaggi del momento. Sempre "senza prendere in giro o essere volgari", aggiungeva Michou, che si è sempre definito "l'omosessuale più conosciuto della Francia".
    Arrivato a Parigi dal nord del Paese a soli 17 anni subito dopo la guerra, cominciò a gestire il futuro "Chez Michou" che era allora un semplice bar, al numero 80 della rue des Martyrs. Nel 1956, di martedì grasso, lanciò la sfida ad altri due amici, travestirsi da donna famosa. E lui scelse Brigitte Bardot.   Successo clamoroso e dalla sera dopo tutti in scena travestiti, con parrucche e ciglia finte, camerieri e barman compresi.
    'Chez Michou", negli anni, ha rivaleggiato con gli altri luoghi simbolo del cabaret parigino dal Moulin-Rouge al Lido, al Crazy Horse. Nel 2005, Michou ricevette l'onoreficenza della Legion d'Onore, ma non perse mai di vista le sue origini semplice: ogni mese, invitava nel cabaret gli anziani del quartiere di Montmartre che non potevano permettersi il suo spettacolo. Per i suoi 80 anni, innaffiati da fiumi di champagne (ne beveva da solo, a suo dire, due bottiglie e mezzo al giorno), Michou fu festeggiato da personalità come Jean-Paul Gaultier e Nana Mouskouri. Lì, annunciò anche l'uscita delle sue memorie ("Il principe blu di Montmartre") e le sue ultime volontà: essere sepolto in una bara blu e la fine dell'attività del suo cabaret dal giorno della sua morte": "voglio che scompaia con me", aveva detto.
   

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Giorno memoria: Segre, indifferenza è complice

Senatrice a vita scrive definizione d'autore per Zingarelli 2020

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Chiudi Liliana Segre interrompe gli incontri nelle scuole (ANSA) Liliana Segre interrompe gli incontri nelle scuole

"L'indifferenza racchiude la chiave per comprendere la ragione del male, perché quando credi che una cosa non ti tocchi, non ti riguardi, allora non c'è limite all'orrore. L'indifferente è complice. Complice dei misfatti peggiori": queste alcune parole della 'definizione d'autore' che la senatrice a vita Liliana Segre, 90 anni il 10 settembre, superstite dell'Olocausto, testimone da 30 anni della Shoah italiana, sotto scorta da mesi per le minacce, ha scritto per il vocabolario Zingarelli 2020.
La testimone dell'Olocausto cita Antonio Gramsci: “Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti”. Le parole di un grande intellettuale e uomo politico, Antonio Gramsci, "rendono bene il senso di una malattia morale che può essere anche una malattia mortale. L’indifferenza - ha scritto la Segre - racchiude la chiave per comprendere la ragione del male, perché quando credi che una cosa non ti tocchi, non ti riguardi, allora non c’è limite all'orrore. L'indifferente è complice. Complice dei misfatti peggiori. L'alternativa, diceva Don Milani, è I CARE, “me ne importa, mi sta a cuore”. È il “contrario esatto del motto fascista ‘Me ne frego’”. Con queste parole della senatrice che uscì viva, insieme ad appena altri 24 bambini, dal lager di Auschwitz di cui il 27 gennaio ricorrono i 75 anni dalla Liberazione, si rivolge a ciascuno di noi e ci mette in guardia: per indifferenza possiamo renderci complici di un orrore senza limiti. Ci mostra, con Don Milani, l'alternativa possibile: "me ne importa, mi sta a cuore". La tragedia della Shoah è avvenuta nell'indifferenza di chi si sentiva al sicuro e ribadire questo messaggio, come la Segre instancabilmente fa da 30 anni durante i quali è diventata memoria vivente dell'orrore, non può non leggersi monito per tutti, che si tratti di antisemitismo, di razzismo o di qualunque altra situazione in cui voltarsi dall'altra parte ci rende complici.


   

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Il bestiario romantico di Marseglia porta in passarella Fiona May

Zoomantic al baule dei ricordi con materiali di scarto

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Chiudi Sfilata Italo Marseglia con Fiona May  Altaroma - 	Photo di Pietro Piacenti (ANSA) Sfilata Italo Marseglia con Fiona May Altaroma - Photo di Pietro Piacenti

Lo Zoomantic di Italo Marseglia, ad Altaroma con una sfilata con in passerella la bellissima Fiona May con cinque campioni della nazionale italiana di scherma, è un bestiario romantico all'insegna dell'upcycling, un safari nei ricordi dell'infanzia, tra giochi e animali. Seguendo l'idea del viaggio nel tempo, in toni caldi e sbiaditi come vecchie foto trovate in un baule, continua l'impegno dello stilista nel riutilizzo di materiale di scarto e conferma il suo impegno nell'upcycling, dando nuovo valore e contenuti a preziosi tessuti, pizzi, paillettes, pelli e accessori di sartoria. Un viaggio magico e fiabesco nell' immaginario infantile, uno zoo romantico ispirato alla vita delle prime due domatrici circensi femminili, Claire Heliot e Olga Jeannet, e al loro affermarsi nel tardo '800 in un mondo così maschilista come quello del circo. Le sue eroine nei loro primi approcci al mondo animale e i loro ricordi di bambine rivivono nelle gonne di tulle ampio come tutù, nelle camicie dai colli arrotondati e dai volumi infantili, nella ricerca di proporzioni della fanciullezza. Ma queste figure non guardano ai generi maschile-femminile. Così le giacche rubate dal guardaroba maschile sono arricchite da dettagli femminili, come i polsini da cui spuntano piume di struzzo. Le abbottonature dei pantaloni si arricchiscono delle costruzioni tipiche della sartoria partenopea maschile, senza rinunciare alla femminilità.
    Elefanti, giraffe, pantere, rane, leoni e uccelli, sono applicazioni tagliate a laser, ricami realizzati in perline di vetro riciclato, stampe serigrafiche realizzate con tecnica eco-green da Stamperia Fiorentina. I colori vanno dal bianco al nero, dai grigi al cammello fino al rosa e ai ross. Ogni materiale scelto all'insegna della sostenibilità e del riciclo, frutto di collaborazioni con aziende storiche come la Maison di pizzi Sophie Hallette (con sede a Calais, Francia) che fornisce il materiale destinato al macero per la produzione di un esclusivo patchwork di tirelle di vecchi campionari che per la prima volta si presenta con stampa in sublimatica digitale su tessuto ecosostenibile in alga.
   

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Spopola sul web la Dolly Parton Challenge

La regina del country si fa in quattro, la rete accetta la sfida

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Chiudi 4 app, 4 versioni di se': la regina del country fa trend (ANSA) 4 app, 4 versioni di se': la regina del country fa trend

    Dolly Parton si fa in quattro e spopola sul web. La 74enne, regina del country e da novembre protagonista di una popolare serie su Netflix ispirata ai suoi brani musicali piu' famosi, ha ispirato l'hashtag #DollyPartonChallenge postando su Twitter un fotocollage di quattro diverse versioni di se' ispirate ai social piu' di punta.
    Star di Hollywood, influencer, serie tv, persino musei - il Musee d'Orsay, Sotheby's, il Benaki di Atene e il Museum of Fine Arts sono solo alcuni - e ovviamente tanti millennials padroni di pets sono partiti all'imitazione.

    Professoressa abbottonata fino al collo per LinkdIn; in maglione natalizio con le renne per Facebook; con la chitarra in uno scatto in bianco e nero in omaggio agli estetismi di Instagram, mentre per la popolare dating app di Tinder la scelta e' caduta sul costume da coniglietta di quando nel 1978 poso' per Playboy: queste le quattro Dolly Parton, "una donna che può far di tutto", come ha scritto la cantante in una frase accompagnata dall'emoji della strizzatina d'occhio come a dire: "Sapete, anche se non sono su Tinder, sono abbastanza hip per capire cos'e'".
    Nottetempo l'hashtag #DollyParton Challenge e' diventato virale. Come gli scatti condivisi da Dolly, le foto su LinkdIn tendono ad essere professionali, quelle su Facebook amichevoli e familiari. Instagram aspira allo scatto d'arte, Tinder a suggerire la potenzialità di un flirt o qualcosa di provocante.
    Chi ha accettato la sfida si e' adeguato interpretandola con ironia il piu' delle volte, talora con narcisismo.
    A spingere l'asta sul web e' stata Miley Cyrus, la figlioccia di Dolly: "Sta facendo tendenza in tutto il mondo parlando di piattaforme che neppure usa", ha commentato la cantante, rendendo omaggio alla "queen of meme" e a sua volta partecipando con la sua versione alla ormai a quel punto irresistibile sfida su Instagram.
    Celebrità come Jennifer Garner, Oprah Winfrey, Donatella Versace e tanti altri ne hanno seguito l'esempio. Ellen DeGeneres e' salita a bordo (con la moglie Portia De Rossi, i cani di famiglia e un gruppetto di amici celebri) e cosi' Naomi Campbell che ha sostituito Facebook con YouTube.
    Donne soprattutto, ma anche tanti uomini - dall'astronauta della Nasa Scott Kelly agli attori Mark Ruffolo e Will Smith - piu' migliaia di utenti della rete non famosi sono andati dietro all'esuberante, platinata e ritoccata star di "Jonelle" interpretando la sfida come una scusa per postare quattro lusinghiere foto di se' in una sola volta. Una sezione a parte per i pets adorati dai millennial: una occasione per raccontare con ironia lo spirito dei loro amici a quattro zampe.


   

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Fisico e virtuale, il negozio sopravvive se si doppia

A HoMi la contaminazione diventa trend

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Chiudi Negozio virtuale. foto iStock. (ANSA) Negozio virtuale. foto iStock.

L'uno, il negozio virtuale, ha bisogno di materializzarsi per avvicinare i suoi prodotti agli occhi e alle mani dei compratori. L'altro, quello fisico, per sopravvivere deve sdoppiarsi in un Avatar virtuale che faccia arrivare nel mondo le sue vetrine di strada. Il trend visto a HoMi. la rassegna internazionale degli stili di vita in corso alla Fiera di Milano, è quello di farli convivere nelle due dimensioni, partendo comunque dal punto fermo che il negozio tradizionale non deve morire, pena la desertificazione di paesi e quartieri di città.
    Il negozio fisico d'altra parte - secondo i dati di indagini campione fatte per HoMi - resta il preferito dai consumatori, soprattutto nel settore dei prodotti per la casa, perché non tutti impazziscono per la scorciatoia dell'e-commerce. In tanti vogliono toccare con mano e lasciarsi consigliare da un negoziante sempre più 'evoluto' e preparato, tanto è vero che nell'ambito della rassegna milanese una serie di workshop sono proprio dedicati ai negozianti per aiutarli a stare sul mercato.
    Sull'altro fronte, piattaforme di e-commerce che erano nate tali, stanno aggiungendo dei negozi fisici. Per tutti Facile.it che ha aperto in Corso di Porta Romana a Milano, Amazon che ha sperimentato la formula con dei temporary durante le festività natalizie e, all'estero, 'Vestiaire Collective' piattaforma department store con tanti prodotti anche per la casa, che ha piazzato un grande negozio in Oxford Street a Londra. 
   

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La "coffa" siciliana diventa una borsa artistica

Imprenditore Comiso lancia sporta contadini nel mondo del lusso

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La coffa, l'antica sporta dei contadini siciliani diventa un prezioso pezzo di artigianato. A Comiso, l'intraprendenza di un giovane imprenditore, Roberto Caggia, ha creato un brand di successo: Coffarte. Oggi la coffa è un prezioso accessorio apprezzato sulle passerelle internazionali dell'alta moda. In questi giorni l'azienda festeggia il suo primo anno di attività con un bilancio assai positivo. A luglio, le sue coffe hanno ottenuto vari riconoscimenti regionali e nazionali. A ottobre le sue creazioni sono atterrate a Dubai, al World Fashion Festival Awards, conquistando la platea degli Emirati Arabi e il secondo premio come miglior collezione. In aprile, Caggia ritornerà negli Emirati per un evento destinato unicamente ai vincitori della World Fashion Festival Awards.
    Le coffe di Roberto Caggia sono realizzate interamente a mano. Preziose sculture in pietra di Comiso, miniature molto piccole, alcune persino delle dimensioni di cm 1x1, contribuiscono ad arricchirle. Ogni modello è unico. Non ce ne è mai uno uguale a un altro. Tutto è iniziato tre anni fa, in un piccolo laboratorio a Comiso, quando Roberto, artigiano con la passione per la pietra, rispolvera dalla antica tradizione contadina le coffe, capienti borse realizzate con foglie di palma nana (curina in siciliano) e decide di produrre artigianalmente qualche esemplare, impreziosito con ricami, merletti, decori, stoffe e persino piccolissime sculture e decorazioni in pietra di di Comiso. Il successo è immediato, oltre ogni aspettativa. Le sue creazioni preziose e dai colori vivaci sono richiestissime. La coffa siciliana conquista così il mondo della moda, diventa una borsa d'arte. Così nel gennaio 2019 fonda Coffarte, un brand che nasce dal felice connubio di arte, cultura, tradizione, artigianato e moda.
    "Ho sempre avuto il pallino dell'arte e della scultura - spiega l'imprenditore - che praticavo nel tempo libero. Quattro anni fa ho acquistato una macchina a controllo numerico, con cui ho cominciato a incidere la pietra, ottenendo delle sculture in miniatura. Dopo 3 anni di studio e sperimentazione è nata l'idea di inserire la pietra naturale incisa sulle borse. La mia compagna cura il design e gli accostamenti dei colori. Questa borsa, usata un tempo come cesta per il foraggio dei muli durante le giornate di lavoro, oggi diventa una borsa ricca di cultura e tradizione, un accessorio moda di lusso e di grande valore". Il successo di questi mesi non ha cambiato il modo di lavorare di Roberto. "La coffa - spiega - non entrerà mai in un circuito produttivo su larga scala. Sarà sempre un prodotto artigianale e unico".
   

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Compie 60 anni la pentola a pressione

Popolare nelle cucine italiane del boom, torna la Linea di Cavandoli

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Chiudi La pentola a pressione compie 60 anni. L'ultimo modello (ANSA) La pentola a pressione compie 60 anni. L'ultimo modello

Compie 60 anni la pentola a pressione Lagostina, oggetto di design oltre che di cambiamenti epocali nelle cucine italiane degli anni '60, popolare grazie alla storica campagna Carosello con 'La Linea' di Osvaldo Cavandoli che ha segnato la storia della comunicazione e della pubblicità italiana. La storia dell'utensile da cucina che permette una cottura accelerata grazie alle alte temperature che possono generarsi al suo interno è precedente: il sistema è da attribuire a prototipi dell'inventore francese Denis Papin (1679) e le prime pentole furono commercializzate nel 1927 dalla ditta tedesca Silit, ma soltanto dopo la seconda guerra mondiale iniziarono la diffusione e lo sviluppo di questo metodo di cottura. La ditta francese Seb brevettò in seguito un modello perfezionato, e a partire dagli anni cinquanta nacquero modelli sempre nuovi e sempre più diversi tra di loro. Ma in Italia è sinonimo di Lagostina: l’azienda piemontese ha prodotto oltre 25 milioni di pentole a pressione con un fatturato annuo globale (comprensivo di tutti prodotti a marchio Lagostina) di circa 89 milioni. Fondata nel 1901, a Omegna – cittadina della provincia del Verbano-Cusio-Ossola - da Carlo Lagostina e dal figlio che iniziano con la produzione di posate stagnate. Negli anni ’30, per primi in Italia iniziano a produrre pentolame in acciaio dando vita alla celebre collezione Casa Mia, ancora oggi esposta al MOMA di New York come simbolo di eccellenza italiana in termini di design e innovazione.
Pentola a pressione: sicura, veloce, versatile e salutare
Le pentole a pressione sono un vero aiuto in cucina: dal risparmio di tempo a quello energetico, dall’opportunità di preservare le proprietà nutrizionali dei cibi grazie alla maggiore conservazione di vitamine e sali minerali fino alle svariate opportunità di poter cucinare proprio tutto, dall’antipasto al dolce. La pentola a pressione, infatti, grazie ai numerosi accessori disponibili, permette almeno 3 tipi di cottura: ad immersione, che prevede che gli alimenti siano completamente immersi nell’acqua (ad es. minestre, zuppe), la cottura rosolata, per gli alimenti che necessitano una rosolatura o un soffritto prima di essere cotti in acqua (ad es. brasati, risotti) e la cottura a vapore, per la quale si utilizzano cestelli e accessori in quanto gli alimenti non devono toccare l’acqua (ad es. verdure, pesce e dolci). Con gli accessori dunque tutto è possibile, nel dettaglio: il cestello a filo è l’ideale per la cottura di verdure a foglia larga e alimenti di medie dimensioni; la griglia è il migliore alleato per tranci di pesce e carne e cotture al cartoccio; mentre per gli alimenti di piccole dimensioni si può ricorrere al cuocivapore, infine, è disponibile anche lo scodello, ideato per la realizzazione di ripieni e preparazioni a base di uovo che necessitano cotture più delicate. Con questa versatilità, la pentola a pressione 60 anni dopo è diventata negli anni anche uno strumento di sperimentazione creativa per chi si diletta ai fornelli oltre che un aiutante e passe-partout culinario per chi ha poca dimestichezza in cucina. Per l'anniversario Lagostina aggiorna il sistema di apertura e chiusura del coperchio (il brevetto LagoEasy Up) e torna a comunicare con la Linea e chef Antonino Cannavacciuolo: il celebre personaggio creato dalla mano di Osvaldo Cavandoli, di cui ricorre quest’anno il centenario della nascita, ha connotato la comunicazione del brand negli anni ’70 ed è divenuto un’icona della creatività italiana.


Nel 1927 la ditta tedesca Silit commercializzò un suo modello, ma soltanto dopo la seconda guerra mondiale iniziarono la diffusione e lo sviluppo di questo metodo di cottura. La ditta francese SEB brevettò in seguito un modello perfezionato, e a partire dagli anni cinquanta nacquero modelli sempre nuovi e sempre più diversi tra di loro.

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Taylor Swift, ho sofferto di disturbi alimentari

Rivelazione cantante in un documentario di cui è protagonista

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"Mi riducevo alla fame quando vedevo foto di me che non mi piacevano". Lo ha rivelato Taylor Swift nel documentario Taylor Swift: Miss Americana diretto da Lana Wilson e di cui è protagonista. Il film è stato presentato in anteprima al festival cinematografico Sundance. La cantante parla dei suoi disturbi e del suo rapporto con il cibo definito dannoso e per il quale punta anche il dito contro le continue intromissioni nella sua vita da parte dei paparazzi, colpevoli dell'immagine di lei che davano in pubblico.
    "E' accaduto solo poche volte - racconta - ma non è una cosa di cui vado fiera. Una foto di me in cui mi sembrava di avere la pancia troppo grande o… qualcuno che mi diceva che sembravo incinta… e si innescava in me il desiderio di fare la fame… smettere di mangiare".
    In un'intervista a Variety ha aggiunto anche che con il suo rapporto con il cibo funzionava la stessa psicologia che applicava a tutto nella sua vita. "Se mi si dava una pacca sulla spalla - ha spiegato - la percepivo come una cosa buona, se mi si castigava la percepivo come una cosa cattiva". Quando quindi vedeva foto di se' non particolarmente piacevoli a sua detta si innescava il meccanismo di fare la fame. 

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Riciclo infinito, Ren pioniere beauty con nuova tecnologia su plastica di scarto

Brand inglese tra i simboli di 'cosmetica pulita'

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Riciclo infinito: nel beauty che fai i conti con l'obiettivo Zero Waste, provando ad usare packaging sostenibile (riciclato, riciclabile o riutilizzabile) e sempre meno plastica - una tendenza sempre più protagonista del settore - arriva la tecnologia Infinity Recycling, una modalità all’avanguardia che utilizza scarti di differenti plastiche, altrimenti destinati all’incinerazione o all’interramento. In collaborazione con Sabic, il brand inglese Ren Clean Skincare è il primo marchio beauty a supportare questa tecnologia di riciclaggio per rigenerare gli scarti di plastica e offrire una plastica riciclata certificata identica a quella vergine. Questo significa una riduzione del bisogno di produrre nuova plastica da materie prime fossili (come il petrolio) e l’introduzione della possibilità di riciclare plastica senza farle perdere le sue proprietà qualitative e fisiche. Ecco da qui il concetto di “Riciclo Infinito”.
Il pionieristico pack (sul mercato italiano arriverà nel corso del 2020) 'vestirà' l’idratante viso Evercalm Global Protection Day Cream, best seller presentato al lancio ufficiale del marchio 20 anni fa. La formulazione racchiude il Global Protection Complex, un blend sinergico di potenti antiossidanti e anti-radicali liberi, unito a oli nutrienti e lenitivi per proteggere la pelle dalla disidratazione e dai danni dell’ossidazione causati dall’inquinamento moderno, un fattore riconosciuto per l’invecchiamento prematuro. “Vogliamo essere in prima linea nell’individuare soluzioni innovative per incrementare il nostro livello di sostenibilità. Questa nuova tecnologia è appena stata resa disponibile sul mercato e vogliamo rappresentare novità e progetti nel mondo beauty che siano realistiche, oneste ma anche ambiziose. Ci auguriamo che il nostro percorso vero Zero Waste sia d’ispirazione per le altre aziende beauty a seguirci nell’adozione di nuove soluzioni e tecnologie” commenta Arnaud Meysselle, ceo di REN Clean Skincare. Sin dalla sua nascita a Londra nel 2000, il brand ha sfidato le alloraconvenzioni dello skincare promuovendo il concetto di “Cosmetica Pulita”: una cosmetica intelligente che garantisce elevate performance e risultati visibili evitando scrupolosamente l'utilizzo di sostanze tossiche e dannose per la pelle. L'utilizzo esclusivo di Bio-attivi naturali, il rifiuto per le sostanze chimiche aggressive e la lotta allo spreco, ne fanno un marchio "pulito per la pelle e per il pianeta". 

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Altaroma: The best of Naba tra inclusione e ricerca

Undici stilisti in erba per il debutto dell'accademia a Roma

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Una modella esce in passerella con una abito lungo bianco con tanti oblo' a forma di uovo di tessuto-piumino che contengono sullo sfondo i ritratti dipinti dei volti di bambini. Un nano sfila con una tuta di vinile argento con cappuccio. Un video mostra due ragazzi che si baciano, mentre sfilano modelli in outfit che attingono dal guardaroba femminile, come lunghe tute drappeggiate e bustier su busti velati dal tulle. Messaggi "forti", liberatori da vincoli di genere, di sesso, d'inclusione, ma anche di libertà creativa, hanno accompagnato le collezioni e le clip proiettate sul fondo della passerella, nel debutto della collettiva degli studenti della Naba, Nuova Accademia di Belle Arti, che dopo aver aperto una sede nella capitale, partecipa per la prima volta alla Roma Fashion Week organizzata da Altaroma.
    Con la sfilata The Best of Naba nella ex Caserma Guido Reni, undici tra i migliori alunni dell'area fashion di Naba hanno portato in passerella cinque outfit uomo e donna ciascuno, per un totale di 55 uscite, dove sono state esplorate identità e visioni legate a nuovi scenari e future tendenze. Attraverso ricerca e sperimentazione, i designer hanno cercato di raccontare sé stessi e il proprio percorso formativo, seguendo l'approccio "learning by doing" tipico di Naba. In pedana si sono visti cappotti over in eco-mongolia da temperature glaciali, completi in eco-pelle con volumi e lavorazioni sartoriali, cappotti con maxi gilet che dietro formavano lunghe code, abiti-grembiule con maniche a palloncino e bavagli sui volti delle modelle, piumini per lui con interni stampati fumetto manga, effetto mise da samurai.
    Gli alunni del Triennio in Fashion Design e del Biennio Specialistico in Fashion and Textile Design che hanno visto sfilare le loro collezioni sono: Giacomo Baraldi, Manuel Capozzi, Alessandro Della Cella, Eva Fiorucci, Edoardo Guttadauro, Xhuliano Malaj, Lorenzo Seghezzi, Jessica Selvi, Xin Lin, Ning Wan, Yixuan Wang.
   

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'Festa', collezione arte di Coveri a Viareggio

40 opere in esposizione in occasione del celebre Carnevale

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La collezione d'arte di Palazzo Coveri a Firenze in mostra a Viareggio (Lucca) in occasione del celebre Carnevale. E' 'Festa - Enrico Coveri Art Collection', esposizione ospitata alla Gamc dal 31 gennaio al 15 marzo, curata da Francesco Martini Coveri, nipote dello stilista e direttore artistico della maison, e da Beba Marsano.
    In mostra una quarantina di opere, alcune mai esposte al pubblico, che evidenziano la positività, la gioia e l'amore per il colore che hanno reso unico lo stile di Enrico Coveri. Un "percorso appassionante e pieno di sorprese", spiegano gli organizzatori che "attraverso la collaborazione con Andy Warhol, l'amicizia con Keith Haring e Renato Guttuso, gli straordinari progetti con tra i tanti, Romero Britto, Marco Lodola, Maurizio Galimberti, Daze", documenta, aggiunge Francesco Martini Coveri, "la continua, reciproca ispirazione tra la maison e l'arte in un solco di continuità che da Enrico, attraverso la sorella Silvana, arriva fino alla nuova generazione".
    L'esposizione vuole raccontare la casa di moda e il suo rapporto "vitale, sostanziale ed irrinunciabile" con l'arte, attraverso "opere d'arte uniche, che hanno contribuito a costruire la sua storia, e gli abiti delle collezioni ad esse ispirate". La famiglia Coveri insieme ad Antonio Recalcati, Bruno Prota, Marco Lodola, Adriano Buldrini ed Andrea Fumagalli, alcuni degli artisti che hanno realizzato le opere esposte, inaugurerà la mostra, il 31 gennaio alle 17. 
   

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Martino Midali, così vesto le donne vere

'La stoffa della mia vita' , testimonial Stefania Sandrelli

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Agli inizi della sua carriera nella moda come stilista, Martino Midali vestiva le signore milanesi, come lui stesso racconta nella sua biografia, "La stoffa della mia vita, un intreccio di trama e ordito" (Cairo), scritta con Cinzia Alibrandi e presentata nella capitale, nell'ambito degli eventi di Altaroma, dopo un recente debutto a Milano. "Oggi vesto le radical chic di molti paesi". Un genere femminile in cui potrebbe rientrare anche l'attrice Stefania Sandrelli, che ha lo stilista ha scelto come testimonial e madrina della presentazione della biografia nella capitale. Conosciuto per l'uso dei colori accesi, da sempre sua cifra stilistica, e per la vestibilità e comodità delle sue linee, Midali, classe 1952, originario di Mignete, storica città lodigiana, si trasferisce a Milano giovanissimo, dove comincia la sua scalata nel mondo della moda. Fin da subito si distingue per essere uno stilista vicino alle donne 'vere', che tanto ama, ponendosi come missione principale quella di valorizzare il loro corpo. Oggi si parla tanto di inclusione e di curvy, ma "La mia natura - rivela infatti lo stilista - è sempre stata quella di esaltare la bellezza femminile, in ogni sua forma". Invece, "lidea di scrivere un libro sulla mia vita mi è stata suggerita: 'Piacere, mi chiamo Maria e vesto da vent'anni Martino Midali. Immagino che l'armonia irregolare dei suoi vestiti appartenga anche alla sua vita. Mi piacerebbe tanto leggere di lei in un libro, penso che dovrebbe scrivere la sua biografia"'. La storia di Martino Midali è quella di un self made man, nato in una semplice famiglia nel minuscolo borgo lombardo. Ogni capitolo corrisponde a un gradino sulla scala del successo: i primi passi nel mondo della moda, il trasferimento in una Milano proiettata verso il futuro, la grande intuizione sull'uso del jersey, le prime vendite in proprio, l'inaugurazione di uno showroom a Milano, i grandi buyer americani come Henri Bendel e l'apertura di due punti vendita a New York frequentati da molte star, il trionfo degli anni Ottanta dove "vestire Midali" equivale a essere parte di un modo tutto nuovo di sentirsi donna. Un viaggio sul filo dei ricordi, accompagnato dalla giornalista Cinzia Alibrandi, per scoprire un'anima gipsy mai placata, che coniuga la forza della terra da cui proviene con la leggerezza racchiusa tra le pieghe delle sue creazioni. Ma la biografia non è solo la storia di uno stilista che si è fatto da solo e che ha saputo entrare in sintonia con i mutevoli desideri delle donna, ma anche il racconto di un'azienda del made in Italy che negli anni è cresciuta in Italia e all'estero e oggi distribuisce e commercializza oltre 300.000 capi l'anno, conta circa 230 dipendenti e 60 punti vendita monomarca distribuiti su tutto il territorio italiano e 3 su quello spagnolo
   

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Tracce di Modigliani nella Parigi di oggi 100 anni dopo la sua morte

I luoghi più tipici della Ville Lumiere e della natia Livorno. In sala Maledetto Modigliani racconta l'artista d'avanguardia

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Chiudi Sulle tracce di Modigliani a Parigi: le cancellate chiuse del Jardin du Luxembourg - Parigi. foto di Alessandra Magliaro (ANSA) Sulle tracce di Modigliani a Parigi: le cancellate chiuse del Jardin du Luxembourg - Parigi. foto di Alessandra Magliaro

24 gennaio 1920 - 24 gennaio 2020: sono passati 100 anni dalla morte, prematura a 35 anni, di Amedeo Modigliani, Dedo nella Livorno dove nacque nel 1884, Modì per la Parigi in cui abitò infelice. In occasione delle celebrazioni arriva al cinema solo il 30 e 31 marzo e l'1 aprile Maledetto Modigliani, il docufilm che racconta la vita e la produzione di un artista d'avanguardia diventato un classico contemporaneo amato e imitato in tutto il mondo.
    Livornese dalla vita breve e tormentata Modigliani viene raccontato da un punto di vista originale: quello di Jeanne Hébuterne, l'ultima giovane compagna, che si suicidò due giorni dopo la morte dell'amato, avvenuta all'Hôpital de la Charité di Parigi. All'epoca Jeanne era incinta e lasciava una figlia di un anno. È proprio a partire dalla sua figura e dalla lettura di un passo dai "Canti di Maldoror", il libro che Modigliani teneva sempre con sé, che si apre il nuovo docufilm che trae ispirazione anche dalla mostra "Modigliani - Picasso. The Primitivist Revolution" curata da Marc Restellini, tra i maggiori esperti al mondo di Modigliani, che aprirà all'Albertina di Vienna nel settembre del 2020 ed è arricchito dalle immagini di opere esposte sia all'Albertina, sia alla National Gallery of Art di Washington, nei musei e nelle collezioni di Parigi e nella grande mostra "Modigliani e l'avventura di Montparnasse" del Museo della Città di Livorno.
    Per comprendere Modigliani, quarto figlio di una famiglia di origini ebraiche sull'orlo di una crisi finanziaria, bisogna partire proprio dalla sua Livorno e da una provincia italiana che sin dagli albori gli è troppo stretta. Modigliani decide di partire e andare in cerca di altro. Va a Firenze, poi a Venezia. Arriva a Parigi nel 1906, a 21 anni. Sembrerebbe un approdo. È qui che nasce la sua leggenda: tombeur de femmes, alcolista, artista maledetto. In realtà è un uomo che maschera una malattia, che si aggrappa alla vita e alla propria arte. Ha una verità da trasmettere: valori universali racchiusi nella semplicità di linee e volti che ne fanno uno dei maggiori esponenti di primo Novecento e un classico del XXI secolo. I suoi dipinti da “La Filette en Bleu” al ritratto di Jeanne Hébuterne, ci parlano di quella Parigi di inizio Novecento: la ville lumière, la metropoli, il centro della modernità, già mercato d’arte e polo d’attrazione per pittori e scultori da tutta Europa. Quelli che allora facevano la fame e oggi valgono milioni, primo fra tutti proprio Modigliani. Durante il suo errare da un alloggio di fortuna all’altro, Amedeo Modigliani, povero, affamato, ma pieno di entusiasmo, incontra un'aspirante poetessa russa, la ventenne Anna Achmatova, e la giornalista e femminista inglese Beatrice Hastings. Tutte donne che raffigura e i cui volti, tra cariatide e ritratto, diventano icone stesse della sua arte. Il suo orizzonte immaginativo – comune a Pablo Picasso, a Constantin Brancusi e a molti altri – è del resto quello del primitivismo: l’interesse per le culture extraeuropee e antiche, un altrove nello spazio e nel tempo in cui gli artisti delle avanguardie cercano il ritorno alla natura, minacciata dalla modernità. Ma Modigliani declina il primitivismo in una maniera unica, fondendolo con la tradizione classica e rinascimentale.
Le tracce dell’artista sono nei suoi luoghi più tipici: le strade, le piazze, il quartiere livornese della Venezia Nuova, la sinagoga, il mercato centrale, le montagne vicine e la campagna in cui aveva imparato il mestiere di pittore coi Macchiaioli e dove trova poi materia per le sue statue, l’arenaria e il marmo. Scopriamo poi Modigliani nel confronto con le opere degli altri artisti a lui coevi, primi fra tutti proprio Brancusi e Picasso raccontati attraverso opere e spazi (l’Atelier Brancusi del Centre Pompidou e il Musée Picasso entrambi a Parigi). Tra i pittori dell’École de Paris, c’è anche Soutine, ebreo come lui, con il quale per un periodo condivide una casa-studio ancora rimasta inalterata. Ritroviamo Modigliani anche al caffè La Rotonde con Jean Cocteau che ne fissa per sempre la presenza sulla “terrace” insieme a Picasso, André Salmon e Max Jacob.
Di nuovo riusciamo a individuare tracce di Modigliani nella Parigi di oggi: il vagare notturno scendendo le scalinate di Montmartre verso Montparnasse nuovo centro di aggregazione, le passeggiate intorno al Pantheon, le cancellate chiuse del Jardin du Luxembourg. E poi i carri immaginifici della nuit blanche parigina che rappresentano possibili allucinazioni provocate dalle droghe – l’hashish, l’oppio e l’assenzio – che aprono le porte della visione. Ci sono poi i suoi mercanti e collezionisti: Paul Alexandre, il medico mecenate; Paul Guillaume il dandy parvenu ritratto più volte; Léopold Zborowski, l’ultimo mercante dell’artista, un poeta avventuriero, capace – grazie alla conoscenza del collezionista Jonas Netter – di garantirgli un piccolo salario mensile. Modigliani, però, morirà povero e non riconosciuto. Solo in seguito diventerà uno degli artisti più quotati al mondo. E tra i più copiati. Il suo stile sembra facile, ma è solo apparenza. Lo scopriremo al porto franco di Ginevra, nel laboratorio di Marc Restellini. E a Londra, tra le fiere d’arte e lo studio di un pittore – falsario dichiarato – che ora firma le sue opere d’imitazione alla luce del sole. Solo pochi decenni fa – nel 1984, a 100 anni dalla nascita dell’artista – le teste ripescate nei fossi livornesi hanno sconvolto il mondo con una delle truffe più celebri che la storia dell’arte ricordi.
Tra gli interventi del docu-film, oltre a quelli dello storico dell'arte e specialista di Amedeo Modigliani Marc Restellini, quelli di Ann L. Ardis, professoressa e Dean al College of Humanities and Social Sciences della George Mason University, esperta di letteratura modernista inglese; Chloe Aridjis, scrittrice e studiosa di poesia francese dell'Ottocento; Harry Bellet, giornalista di Le Monde, studioso e critico d'arte; Giovanni Bertazzoni, Co-Chairman Impressionist and Modern Art Department Christie’s; Laura Dinelli, responsabile Musei Civici di Livorno; Pier Francesco Ferrucci, Direttore Unità di Bioterapia dei Tumori, IEO che da studente è stato tra gli autori della famosa “beffa delle teste” del 1984 a Livorno; l’ebraista Paolo Edoardo Fornaciari; lo scrittori Simone Lenzi, attualmente assessore alla Cultura del Comune di Livorno; il gallerista David Lévy; la pittrice Mira Maodus; lo stilista, costumista e artista Antonio Marras; la pittrice Isabelle Muller; la curatrice del Musée d'Art Moderne de Paris Jacqueline Munck; l’artista John Myatt che grazie al suo talento per l'imitazione, tra il 1986 e il 1995 ha falsificato e collocato sul mercato – insieme al suo complice John Drewe – 200 opere di maestri moderni; il collezionista Gérard Netter; l’artista Jan Olsson; la curatrice del Musée Picasso Paris Emilia Philippot; il Direttore Generale dell’Albertina di Vienna Klaus Albrecht Schröder; il Vicepresidente della Comunità Ebraica di Livorno, Guido Servi; il regista, sceneggiatore e produttore cinematografico Paolo Virzì.

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Altaroma: elogio dell'imperfezione da Morfosis

Contrasti e femminilità nella collezione di Alessandra Cappiello

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 Elogio dell'imperfezione nella collezione del marchio Mofosis, disegnato da Alessandra Cappiello, che mette in scena nella pedana della ex Caserma Guido Reni, il rigore delle linee sartoriali addolcito da accenti sinuosi, la ricerca dei dettagli e di sfumature di colore poetiche. La preziosità dei tessuti e la dolcezza delle forme s' intrecciano per dare vita a pantaloni a vita alta e long dress, completi composti da giacche e pantaloni e maxi coat che attingono dalle forme oversize del guardaroba maschile, mentre profili più rigidi e sottili caratterizzano bluse e pencil skirt. Apre una cappa beige dal taglio impeccabile, illuminata da due bottoni gioiello. La palette cromatica si veste dei toni decisi del blu, del nero e del ruggine alternandoli alle nuances del rosa e del fucsia. La morbidezza dei cappotti in panno, la matericità della pelle e la luminosità degli inserti in lurex sintetizzano in chiave contemporanea un concetto di graffiante femminilità. Da imperfezioni a contrasti Morfosis persegue e raggiunge il suo stile sofisticato, concettuale, raccontando percorsi che si snodano nelle forme di un vestire femminile adatto ad una donna contemporanea che cerca nell'ordinario la sua accezione di straordinarietà.
    Alessandra Cappiello, fashion designer romana, ha lanciato nel 2004 il marchio Morfosis, che nel 2008 è tra i finalisti della IV Edizione di Who's On Next?. Attraverso il concorso ha sfilato nelle maggiori capitali della moda internazionale, come Parigi, Tokyo e Milano. Mossa dagli studi classici e influenzata dall'arte, in particolar modo dalla nonna pittrice Anna Grauso, la designer concepisce l'abito come forma di sintesi perfetta tra ispirazione e e stile indossabile. La scelta del nome Morfosis è legata al significato della parola: la forma quale sintesi e evoluzione d' intuizioni. I capi hanno come riferimenti le tavole di Rorschach, il lavoro di icone di eleganza come Elsa Schiaparelli e Madeleine Vionnet. Senza dimenticare quello di Miuccia Prada. regina ineguagliabile della moda concettuale e dello stile "imperfetto". Il marchio è distribuito in Giappone, Usa, Egitto e Regno Unito. (ANSA).
   

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Lettori al centro, boom per editoria con crowdfunding

Vince la narrativa, resiste la carta e si acquista da smartphone: abitudini di lettura secondo bookabook

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Chiudi bookabook  la prima casa editrice italiana che pubblica libri attraverso il crowdfunding ha già pubblicato 250 libri (ANSA) bookabook la prima casa editrice italiana che pubblica libri attraverso il crowdfunding ha già pubblicato 250 libri

C'è un'editoria innovativa che mette al centro il lettore: è quella che ragiona con la modalità del crowdfunding, un modello di business partecipativo che è già molto importante nella produzione di cinema, in particolare dei documentari (una delle sezioni della storica piattaforma Produzioni dal Basso, che ha avuto un 2019 da record registrando oltre 3,3 milioni di euro di raccolta fondi e più di 50.000 donazioni) . Dopo una selezione condotta da editor professionisti, i manoscritti inediti vengono proposti alla community tramite campagne di finanziamento. I lettori possono leggerne l’anteprima e partecipare all’intero processo di pubblicazione, dalla fase di editing alla distribuzione nelle librerie: i testi che raggiungono l’obiettivo di 200 copie pre-ordinate arrivano infine sugli scaffali delle librerie. E' quanto accarde a Bookabook, la prima casa editrice italiana che pubblica libri attraverso il crowdfunding, nata nel 2014 ha raccolto 85.500 lettori, pubblicando 250 libri e vendendo più di 50mila copie nel solo 2019. “Di fatto - spiega Tomaso Greco, co-fondatore di bookabookinsieme a Emanuela Furiosi - abbiamo creato anche uno strumento di scouting per la grande editoria: nel tempo abbiamo lanciato autori che hanno poi continuato il loro percorso con Mondadori, Rizzoli, Giunti e Longanesi”. È il caso de “L’influenza del Blu”, romanzo d’esordio di Giulio Ravizza, che su bookabook ha aggregato una comunità di diverse centinaia di lettori con la campagna di crowdfunding: il romanzo sarà distribuito a partire da gennaio 2020 in tutti gli store online e nelle librerie aderenti al circuito di Messaggerie Libri e le royalties saranno devolute ad Emergency. “Per noi è fondamentale il coinvolgimento dei lettori, per questo stiamo sviluppando nuove esperienze che li mettano in gioco in prima persona, anche attraverso i canali social”, sottolinea Tomaso Greco. “Il nostro obiettivo è duplice: da un lato fornire contenuti multimediali che arricchiscano l’esperienza di lettura, dall’altro stimolare la fantasia del lettore e il suo desiderio di scambiare opinioni e consigli”.
Oltre 2 lettori su 3 preferiscono la narrativa e più dell’80% sceglie il cartaceo. Sono questi i dati che emergono dall’analisi delle abitudini di lettura della community di bookabook. A leggere sono soprattutto le donne, che rappresentano il 70% del campione analizzato da bookabook; in generale il lettore italiano ha un’età compresa tra i 46 e i 54 anni (21%), seguito a breve distanza da lettori di età compresa tra i 36 e i 45 anni (19%) e tra i 26-35 (17%). Nonostante gli acquisti avvengano nel 67% dei casi tramite smartphone, a resistere è ancora il supporto cartaceo, scelto dall’84% dei lettori, mentre il restante 16% usufruisce del formato digitale degli ebook. La narrativa si conferma il genere più apprezzato, con il 70% di preferenze: piacciono soprattutto le opere come i gialli o i fantasy o le storie vere familiari, che riescono a raccogliere intorno allo scrittore comunità forti ed interessate. ”Nel 2020 si leggerà ancora molto su carta, con una lenta ma costante crescita dell’ebook”, spiega Tomaso Greco. “Prevediamo un anno molto buono per la non fiction e per la narrativa, soprattutto quella che sperimenta di più rispetto ai paletti di genere. Ma l’editoria rimane un terreno di grandi sorprese, in particolare quando ad incidere sulle logiche di pubblicazione sono le preferenze dei lettori, come accade con bookabook”.

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Leggins, mon amour. L'athleisure e i marchi top

Di moda anche fuori la palestra, lucidi e con colori metallici

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Chiudi Leggins neri lucidi foto iStock. (ANSA) Leggins neri lucidi foto iStock.

Modellare, sollevare, scolpire: sono le parole chiave che dettano le ricerche dell'active wear. E' la rinascita dello shapewear a trainare il settore grazie ai leggins modellanti, diventati tra i capi preferiti non solo in palestra ma anche per gli outfit di tutti i giorni. Negli anni '80 si chiamavano fuseaux. In media ad esempio su Lyst si acquistano 35 paia di leggings ogni ora, mentre il costo medio è aumentato del 17% anno su anno.
Per stilare l’ Activewear Report 2020, Lyst ha analizzato il comportamento di acquisto online di oltre 104 milioni di utenti tra 12.000 brand di moda e retailer, che ricercano, navigano e acquistano moda online, analizzando vari picchi di ricerca degli ultimi tre mesi: vengono fuori micro-tendenze emergenti e cambiamenti in atto nella cultura dell’athleisure.
Obiettivo curve perfette è una delle tendenze: i
l numero di pagine visualizzate sui leggings per modellare gambe e vita di SPANX, Sweaty Betty e AloYoga è aumentato in modo significativo con l’arrivo del nuovo anno. Anche le ricerche di leggings a vita alta registrano dei massimi storici con incrementi annuali del 65%. Allo stesso tempo  si osserva un crescente interesse per i body: la domanda, infatti, è cresciuta complessivamente dell'83% nel 2019 ed è aumentata di un ulteriore 21% dall'inizio di gennaio. Da Adidas ad ASOS e Free People Movement, le tute intere stanno vivendo un ritorno che piace a tutti con il nero come colore più ricercato.
Sempre più sostenibili: Con ricerche relative alla moda sostenibile in crescita del 75% su base annua, l’activewear eco-consapevole si preannuncia una delle maggiori tendenze del 2020. Plastica riqualificata o nylon rigenerato, cotone biologico o poliestere riciclato, i brand di activewear ecologico stanno diventando sempre più popolari tra sportivi e appassionati di fitness. Parole come "sostenibile" e "riciclato" sono sempre più utilizzate nelle ricerche di scarpe da ginnastica e per la corsa. Non sorprende quindi che il marchio di sneakers sostenibili Veja abbia lanciato la sua prima scarpa sportiva lo scorso settembre, dopo aver investito ben quattro anni nella messa a punto di un modello da corsa ecologico chiamato "Condor". Nel frattempo, anche le ricerche relative a materiali tecnici sostenibili tipicamente usati nell’activewear hanno registrato incrementi di anno in anno: 102% per l’econyl, 130% per il repreve, 42% per il tencel e 52% per il cotone organico. Oggi più che mai gli acquirenti scelgono opzioni eco-compatibili anche per l’allenamento, come mostrano gli aumenti storici del 151% rispetto all’anno precedente delle ricerche collegate al concetto di “abbigliamento sportivo sostenibile”. Attualmente i brand più ricercati sulla piattaforma per quanto riguarda l’abbigliamento sportivo responsabile sono Girlfriend Collective, Adidas x Parley, Outdoor Voices e il brand per lo yoga e lo sport Vyayama, uno dei marchi in più rapida ascesa. 
I marchi perfetti per il brunch. 
Mentre lo yoga è cresciuto in popolarità - e i nostri feed di Instagram evidenziano stili di vita più propositivi - l’activewear si è sviluppato per riflettere queste evoluzioni. Dagli hashtag e citazioni motivazionali, agli stilosi influencer del fitness con milioni di follower su Instagram, l’activewear approda in look cool da sfoggiare nelle sessioni di fitness, ma anche nei brunch del fine settimana e tutto quello che ci sta in mezzo. Animalier di tendenza, motivi audaci o eleganti tinte unite: da Lululemon a Beyond Yoga, i capi più versatili di activewear hanno registrato una presenza sempre più massiccia e costante nelle ricerche per tutto il 2019, evidenziando l'ascesa di uno stile di vita più sano. Questa tendenza non mostra segni di rallentamento nemmeno nel 2020, con un incremento del 38% già dall'inizio di gennaio. Tra gli altri, i marchi australiani di abbigliamento sportivo come P.E Nation e L'URV sono attualmente molto richiesti. Inoltre, la popolarità crescente della cultura yoga negli ultimi due anni ha fatto crescere del 42% il numero di prodotti legati allo yoga, come i leggings, in particolare capi per lo yoga colorati; le ricerche online indicano che i colori pastello - in particolare azzurro, rosa baby, lilla, beige e bianco - sono sempre più popolari nelle ricerche collegate a questa disciplina.
L’abbigliamento del futuro è funzionale Mentre il confine tra abbigliamento per l’allenamento e abbigliamento per il tempo libero si fa sempre meno definito, l’activewear del futuro si evolve in un equilibrio tra funzionalità e moda. Dai colori metallici ai leggings con cerniere e tasche, la richiesta di capi ibridi per l’abbigliamento sportivo è in forte crescita.
Inoltre, un’altra tendenza che sta prendendo piede è la ricerca di colori metallici, brillanti e di leggings in materiali dall’effetto lucido. La domanda per questi modelli dalle linee e dai colori troppo ricercati per il semplice allenamento è in netto aumento, più precisamente la ricerca di “leggings neri lucidi” è cresciuta del 250% da metà novembre. Per esempio, dopo l’avvistamento di JLo in leggings per lo yoga in colore rosa metallico, lo scorso dicembre, le ricerche di "leggings metallici" sono aumentate del 33% in sole 24 ore.
Nel frattempo, anche le ricerche di tinte unite facilmente abbinabili come nero, bordeaux, verde scuro e grigio si sono confermate popolari. La collaborazione di Nike con la stilista di futurewear Marine Serre per la capsule collection femminile si è rivelata particolarmente riuscita. Similmente l'abbigliamento sportivo nelle tonalità neon, come fucsia e giallo, ha registrato un successo crescente.

 

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Se il vero lusso è avere più tempo, ecco le app che lo organizzano

Ecco come migliorare l'efficienza sul lavoro e fare pause rigeneranti con l'intelligenza artificiale

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Chiudi In aereo privato foto iStock. (ANSA) In aereo privato foto iStock.

Il nuovo lusso per i manager? Avere più tempo e sognare un weekend di relax è sempre meno possibile perché in molti lavorano anche la domenica. Fra i sogni dei ‘trafelati’ ce ne sono almeno cinque che riguardano l’organizzazione del lavoro e che corrispondono alle APP che nel 2019 sono state fra le più ‘scaricate’: avere un assistente (virtuale), poter scegliere tragitti in auto, treno, aereo e taxi snelli e senza traffico, avere una posta elettronica smistata e filtrata automaticamente in base alle nostre esigenze (il resto in attesa, in spam o cestino) e in grado di organizzarci l’agenda e che il flusso di messaggi da posta e telefono (sms, whatsapp etc) si blocchi in automatico quando siamo in pausa pranzo. Infine non occuparsi più di turni e pianificazione per i dipendenti e i collaboratori. Cinque modi che fanno guadagnare tempo a chi ne ha sempre poco grazie alla tecnologia applicata con precisione all'organizzazione degli impegni, li segnala un focus di Fast Company, media specializzato in business mondiale. Tenendo conto che si tende a lavorare anche il fine settimana (lo faceva già nel 2015 il 33% degli inglesi, riporta il Time Use Survey) l’intento di ottimizzare l’efficienza per ritagliarsi delle pause per il tempo libero sale costantemente.
Il 2019 è stato l’anno delle APP e dei programmi di intelligenza artificiale che organizzano il lavoro e salvano il tempo e , segnala, ce ne sono alcune gratuite fra le preferite dei manager. Le 8 ore di lavoro sono diventate troppo corte, le agende sono piene e i telefonini bollenti. Fra notifiche e messaggistica il lavoro si estende ovunque e il vero lusso, a detta di molti, è avere più tempo libero.
Fra le app che promettono una migliore efficienza e qualche attimo di tregua, il servizio di pianificazione riunioni dal nome emblematico ‘FindTime’ , assistente virtuale frutto di sistemi di intelligenza artificiale. Inaugurato nel 2014 a New York e già usato da oltre un centinaio di company. Il programma collega cellulari, tablet e pc fra loro ed è in grado di coordinare impegni e meeting con altre persone coinvolgendole direttamente in un unico calendario e, pagando un abbonamento mensile, garantisce molte altre funzioni di gestione in nome di un taglio netto ai tempi morti e alla parte meno gradevole del lavoro.
Di sistemi di organizzazione del lavoro però ce ne sono molti altri, si va da RescueTime che sul sito promette, in modo decisamente convincente, di ‘far trovare l’equilibrio fra il lavoro e la vita privata’. Fra le preferite dei ceo anche la app Accompany che, con un database basato sull'intelligenza artificiale, gestisce riunioni, conferenze, date e monitoraggio di clienti e società. Si sprecano i sistemi di gestione degli appuntamenti e delle agende e, più affinati e complessi, i programmi di gestione virtuale dei compiti di dipendenti e collaboratori. Coordinano in modo gratuito anche fino a una settantina di dipendenti, come fa When I Work. Abbonandosi le funzioni aumentano in modo esponenziale.
Strategiche per salvare il proprio tempo prezioso e scaricate da milioni di persone nel mondo nel 2019, le APP di controllo del traffico e dei rallentamenti sul tragitto da fare. I tragitti sono diventati un vero incubo, oltre che tempi morti. Non solo le strade cittadine ma le vie globali che dal punto A di qualsiasi parte del mondo portano al punto B distante anche centinia di chilometri. CEO a Milano e riunione a New York? Nel modo più snello e veloce le APP modificando percorsi, segnalando ritardi e incidenti. Se Waze è, a livello locale, fra le più scaricate in città, fra le più rinomate per muoversi nel mondo il focus segnala RoadWarrior Route Planner (per Android, iOS e web) che permette di includere nel tragitto tutte le fermate e le partenze necessarie.
Seguono quelle per la gestione della posta elettronica e della messaggistica, croce e delizia del lavoro in movimento. Il senso crescente di frustrazione mentre si perde tempo a smistare la valanga di messaggi è stato percepito e tradotto in servizi di segreteria virtuali in grado di organizzare, cestinare e smistare interrompendo notifiche e alert mentre si mangia, ad esempio. Questa ultima funzione è possibile ad esempio per chi possiede una casella di posta elettronica Gmail (con Free Pause). Scaricando la APP aggiuntiva compare un pulsante rosso da premere ogni volta si desideri essere lasciato in pace.

 

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Altaroma apre con la petite robe blanche di Koefia

40 tubini bianchi tra statue facoltà di Lettere a La Sapienza

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Apertura "in bianco" per Altaroma che inaugura la sua kermesse con la mostra dell'Accademia Koefia all'Università La Sapienza, facoltà di Lettere e Filosofia, intitolata Petite robe blanche. In realtà, fu il little black dress, o petite robe noir, a conquistare la copertina di Vogue nel 1926. Era l'abito simbolo di Coco Chanel uno dei capi più amati del XX secolo. Ma a renderlo desiderato da tutte sarà quello nero di Givenchy indossato da Audrey Hepburn nel film Colazione da Tiffany diretto da Blake Edwards (1961). Gli allievi dell'Accademia Koefia, in collaborazione con gli studenti del Corso di Laurea in Scienze della Moda e del Costume dell'Università La Sapienza di Roma, hanno immaginato un dialogo tra la petite robe blanche e non noir, e i calchi di gesso, copie tratte delle numerose statue originali dell'età classica, presenti nella Gipsoteca della Facoltà di Lettere e Filosofia della Sapienza.
    La mostra La petite robe blanche: un sogno in Bianco, mette in scena 40 tubini bianchi, allestiti sui tradizionali busti sartoriali, relazionarsi con le opere del Museo di Arte Classica che dal 1892, ha riunito una collezione di 1200 calchi che ripercorrono l'evoluzione della scultura antica greca e romana: un lavoro frutto dell'esercizio didattico del programma del secondo anno del Corso Triennale Bachelor in Fashion Design. I 40 abiti bianchi danno vita a una narrazione tessile che racconta le infinite evoluzioni possibili intorno a una forma semplice come quella del tubino. Ogni studente ha riletto il tubino. Un esercizio di stile che ha visto impegnati gli allievi nell'applicazione delle tappe fondamentali della modellistica e della confezione di alta moda che, con le sue complesse costruzioni, ripercorre la storia della moda nelle sue forme e tendenze, negli accenni di stile impero, negli appunti di romanticismo e nelle volute barocche, fino al modernismo degli anni '50, e ai nostri giorni. Il bianco diventa struttura architettonica e ci immerge "nel silenzio", come diceva Gianfranco Ferrè quando parlava delle sue iconiche camicie.
   

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Soroptimist Italia fa 70, 'tema è leadership donne'

Si celebra anniversario riflettendo sul divario di genere

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Chiudi Un gruppo di donne foto iStock. (ANSA) Un gruppo di donne foto iStock.

Soroptimist, l'associazione nata per unire la forza dell'eccellenza femminile, ovvero "le sorelle ottime": un concetto "che io traduco in sorelle che ottimizzano" spiega Mariolina Coppola, napoletana, da quattro mesi presidente della organizzazione che compie settant'anni e riunisce i 160 club italiani. Venerdì 24 gennaio celebra l'anniversario con un convegno all'Università La Sapienza, sul tema "Divario di genere: cambiamo le regole". Il titolo rende bene l'idea di che cosa sia oggi.
Il Soroptimist (da sorores optimae) è nato nel 1921 in California, il primo circolo italiano è sorto nel 1928 a Milano, ma solo dopo la caduta del fascismo ha preso il via la libera iniziativa dell'associazione. "Sin dal 1950 - dice Coppola - abbiamo sempre avuto nomi eccellenti e qualificati dell'universo femminile, ma nel tempo è anche molto cambiato il senso del nostro impegno. Non siamo una organizzazione benefica e non più solo sociale, oggi il nostro è un ruolo di promozione di tutte le azioni positive che sostengono l'affermarsi delle capacità delle donne". Il Soroptimist nel mondo conta 90 mila iscritte: "siamo state antesignane in molti campi, nella campagna anti mine, nella lotta ai matrimoni precoci, abbiamo affrontato la violenza di genere quando nessuno parlava di femminicidio. Oggi che questi temi sono diventati un impegno delle istituzioni, noi affrontiamo anche altri problemi che sono ancora in ombra". Mariolina Coppola ci spiega che le socie Soroptimist lavorano senza compenso "ma anche senza consenso, intendo dire che non abbiamo bisogno di avere l'approvazione della politica, siamo quindi molto libere nelle nostre posizioni e, sedendo in molte grandi organizzazioni italiane e internazionali, riusciamo a rompere gli schemi".
Una associazione apartitica e pluralista dunque, non solo statutariamente, ma anche di fatto: "tra le iscritte oggi ci sono molte giovani impegnate nei vari campi, spesso con successo", ma sempre con la consapevolezza di quanto sia duro per una donna ottenere potere e ruoli importanti: "quando le regole della competizione sono chiare, le donne ce la fanno e spesso vincono. Ma quando si arriva al vertice, tutto si fa nebbioso. E spesso quando una donna conquista un ruolo apicale, vuol dire che quel ruolo si è svuotato di potere". Il mondo dunque è ancora contro le donne? "Oggi - corregge Mariolina - la chiave è l'empowerment, la consapevolezza di sé, tema su cui bisogna interrogarsi sinceramente. Siamo anche noi che dobbiamo confrontarci seriamente con il tema della leadership femminile. Siamo molto critiche con noi stesse e per questo ci è più difficile esporci in prima persona, ma il potere implica la convinzione di poter stare in prima linea. Per esempio, abbiamo verificato che le professioniste, a parità di competenza ed esperienza, chiedono parcelle più basse dei loro colleghi maschi. Dobbiamo lavorare ancora molto su di noi, partendo dai primi anni di scuola, dagli stereotipi culturali che non sono solo dei maschietti ma anche delle femminucce".
Tutto questo scorre sotto il convegno di venerdì: "lo scopo è fare il punto della situazione del gender gap in Italia, verificare il ruolo delle politiche pubbliche e le risorse messe in campo.   L'impianto legislativo paritario da noi c'è, la sua applicazione molto meno. E bisogna investire sul welfare e sulla scuola, altrimenti la parità di genere è solo a parole". Chi aveva un'idea del Soroptimist come di un club aristocratico ed elitario, un po' fuori dal tempo, deve dunque cambiare idea: "il nostro è sempre un sistema cooptativo, ma uniamo l'eccellenza femminile solo perché vogliamo farla emergere dovunque. E per riuscirci dobbiamo farci conoscere ed essere più visibili" conclude la presidente dell'Unione dei club italiani. 

   

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Jean Paul Gaultier: "Addio, ma il meglio deve ancora venire"

"Finale fedele a me stesso", ma il suo è un arrivederci

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Chiudi Jean Paul Gaultier - Runway - Paris Haute Couture Fashion Week S/S 2020 (ANSA) Jean Paul Gaultier - Runway - Paris Haute Couture Fashion Week S/S 2020

"Addio, ma il meglio deve ancora venire!" . Con queste parole che alludono a qualche altro progetto dei suoi, creativo e irriverente, si congeda Jean-Paul Gaultier, che a 67 anni ha chiuso 50 anni di carriera con un fashion show di quasi un’ora e mezza, al Théâtre du Châtelet a Parigi, lasciando tutti i suoi numerosi fan con il fiato sospeso. Chissà cosa avrà in mente quel "ragazzaccio" che va per i 70, ma ancora si fa lanciare in aria a fine sfilata facendo smorfie e boccacce, sotto gli occhi attoniti del suo parterre, tra cui brillano una evergreen Amanda Lear, una conturbante Dita Von Teese, Boy George, Eva Herzigova, Paris Jackson, Jasmin Le Bon, l’attrice Farida Khelfa, Rossy de Palma, il calciatore Djibril Cissé, l’ex Miss Francia Iris Mittenaere. Una passerella da urlo con top e celebrities come Irina Shayk, Karlie Kloss, Gigi e Bella Hadid, Joan Smalls, Coco Rocha, Erin O’Connor.

 
 
Guarda le fotoL'ultima sfilata di Jean Paul Gaultier, tutte le immagini - Lifestyle

Gaultier è tra gli stilisti che hanno fatto la moda del Novecento: ha uno stile molto riconoscibile, righe e bustini non mancano mai nelle sue collezioni, per disegnare una figura femminile curvilinea. È celebre anche per aver disegnato il reggiseno con seni a cono indossato da Madonna durante il Blonde Ambition Tour del 1990 e per aver vestito molte celebrità, come Kylie Minogue, Nicole Kidman, Cate Blanchett, Lady Gaga e Rihanna. Per il suo atteggiamento divertito e il gusto provocatorio dei suoi abiti e delle sue sfilate, è stato considerato l’enfant terrible della moda francese. Ora fa sensazione leggere le sue parole in una nota che commenta l'addio alla vigilia della sfilata. "Cinquant'anni? Ma va! - scrive lo stilista - Per questa collezione finale, che segna i miei 50 anni di moda, volevo essere fedele alle mie ossessioni: jeans, corsetti, camicie da marinaio, androginia ... ma volevo portarli ancora più lontano, finalmente, e lasciare che tutto si strappi ! Festeggiare ieri, oggi e soprattutto domani. Credo che la moda debba cambiare. Ci sono troppi vestiti, tanti vestiti messi da parte. Non buttarli fuori, riciclarli. Un bellissimo capo è un essere vivente. Quando ero piccolo, mia madre mi diceva come avrebbe riparato i pantaloni logori di mio padre e ne avrebbe fatto delle gonne. Quella storia mi ha segnato. Puoi amare di nuovo un capo se lo trasformi in qualcosa di nuovo! È quello che ho fatto dal mio primo spettacolo in passerella, soprattutto con i jeans. I miei jeans! Quel primo spettacolo, come il mio ultimo, presentava dei jeans che avevo indossato. Il denim è il materiale più bello e come certi esseri umani, migliora solo con l'invecchiamento". "Stasera - scrive ancora - assisterete alla mia prima collezione di alta moda. Ho svuotato tutti i miei cassetti, ho rivisitato le mie vecchie collezioni, ho raccolto cose trovate nei miei viaggi e nei mercatini delle pulci: ho tagliato il lotto e riutilizzato i pezzi. Anche i miei archivi: li ho strappati, li ho mescolati, li ho fatti a pezzi... Un puro lavoro di artigianato e moda. Addio a setacciare il nuovo, ciao a setacciare il vecchio? Quello che facevo in passato, quando non avevo risorse, ora lo faccio con il mio archivio personale di design couture, in modo da poter dare vita a nuove creazioni. Questo è quello che amo davvero fare! Soprattutto con cose che non dovrebbero andare insieme. Adoro mescolare materiali, persone, classi sociali, generi, divertendomi un sacco! Quando sai come guardare, la bellezza è ovunque. La bellezza non è unica, ha milioni di sfaccettature. Cerco sempre, osservando, ovunque io vada, non posso farne a meno (ecco perché non guido, tra l'altro). Tutto m'ispira". E così continuerà, con nuove avventure in vista. Credetemi, il meglio deve ancora venire! Grazie mille per questi primi 50 anni. E ora ... divertitevi!"

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Alberta Ferretti sfila a Rimini con tributo a Fellini

La collezione resort sarà presentata il 22 maggio

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Sarà un tributo al cinema di Federico Fellini, in occasione del centenario della sua nascita, la sfilata della collezione Resort 2021 di Alberta Ferretti, che ha scelto di presentare le sue nuove creazioni il 22 maggio a Rimini, città natale del regista e terra in cui la stilista ha le sue radici.
    "Sono felice di presentare la mia prossima collezione nei luoghi in cui sono nata e dove è cominciata la mia carriera, ancora oggi - dice Ferretti - la Romagna è la terra in cui vivo e ritrovo me stessa. Mi piace l'idea di rendere omaggio alla mia regione e a un artista come Federico Fellini, che è riuscito a rappresentare attraverso le sue opere la storia del nostro Paese e a far conoscere la cultura italiana nel mondo."
   

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Milano e il cappotto

Il giorno e la notte nelle immagini di Zoppellaro e Ribeiro

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Un libro e una mostra fotografica, che si terrà il 28 gennaio presso la galleria Still di Via Ludovico Lazzaro Zamenhof, celebrano Milano ed un capo, il cappotto, che fa parte della storia della città e della sua gente. "Il Giorno e la Notte", che raccoglie le opere originali dei fotografi Mattia Zoppellaro e Sha Ribeiro, nasce dall'incontro tra il brand made in Italy Paltò, e il magazine Perimetro che ha curato l'art direction del progetto.
    Il testo nasce con una doppia cover, infatti si sviluppa lungo l'arco di un'intera giornata milanese, con le ore di luce descritte dallo sguardo di Ribeiro e quelle notturne da Zoppellaro, che hanno ritratto le storie di dieci ospiti che amano Milano: Antonio Moscogiuri, Carlo Antonelli, Antonio Diodato, Efisio Marras, Emiliano Salci, Gabriele Micalizzi, Isabella Potì, Martina Troni, Vinicio Marchioni e Woo Lee.

   

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Hanno più di 65 anni, ma si sentono dei millennials

Ricerca Swg, una vita tra domotica e tendenze

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Chiudi Over 65 partecipa a lezione di ballo di gruppo foto iStock. (ANSA) Over 65 partecipa a lezione di ballo di gruppo foto iStock.

Hanno più di 65 anni, ma si sentono dei millennials: il 54% di loro si sente a proprio agio nella società globale, il 79% passa almeno un'ora a settimana su internet, guardano sempre meno la tv (frequentemente il 54%) e si impegnano ancora meno nelle attività di tipo religioso (solo il 15% dedica almeno un'ora della settimana). Sono informati (l'87%), hanno molti hobby e voglia di mettersi alla prova su cose nuove (78%). Il 38% vorrebbe possedere sistemi di domotica e il 47% si interessa alle nuove tendenze. Questi alcuni dei dati della ricerca SWG a supporto del "Grey Scale Economy Lab", progetto promosso da Havas PR che prevede l'istituzione di un osservatorio e un laboratorio di studio e ascolto sugli "Over 65".
    "Una generazione attiva che si sente giovane e desiderosa di esplorare la nuova era digitale - racconta Riccardo Grassi, coordinatore dell'indagine per conto di SWG -. Una generazione molto lontana dagli stereotipi consolidati, ma che dopo avere affrontato la rivoluzione culturale del 1968 durante la propria giovinezza è pronta a rimettersi in gioco e a rispondere alla sfida della società digitale".
   

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Altaroma al via a teatro con "Lettere a Yves"

Da libro di Bergé, Teatro Torlonia 23-26/1, con Pino Amendola

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Si possono scrivere lettere d'amore senza nascondere nulla? Pierre Bergé lo ha fatto alla morte del suo compagno Yves Saint Laurent, dopo cinquant'anni passati insieme tra baruffe e gelosie, abbandoni e riappacificazioni, estasi e tormenti. Le lettere di Bergé, raccolte nel volume "Lettere a Yves Saint Laurent", sono state definite vere e proprie lezioni d'amore, perché sono del tutto sincere e non celano il lato oscuro dell'innamoramento, il dolore che sempre prima o poi lo accompagna. Sono il resoconto di "un'assenza sempre presente", perché il ricordo di Yves segue il suo compagno ovunque: nelle case che hanno abitato, nei giardini di Marrakesh che amavano, persino nei luoghi dove Saint Laurent, sedentario e poco incline ai viaggi, non è mai stato. La nuova edizione di Altaroma a partire dal 23 al 26 gennaio nella ex caserma guido reni, chiude la sua prima giornata di eventi con lo spettacolo teatrale della lettura delle "Lettere a Yves", tratte dall'omonimo libro che raccoglie le lettere scritte da Pierre Bergé al suo amato Yves Saint Laurent, il grande stilista, suo compagno di vita. Lo spettacolo in anteprima al Teatro Torlonia dal 23 gennaio sarà in replica la sera nello stesso teatro fino al 26. Con la partecipazione straordinaria di Maria Letizia Gorga, protagonista della lettura delle missive d'amore è Pino Ammendola, autore e attore di lungo corso teatrale, cinematografico e televisivo (Provaci ancora prof, il suo più recente successo) che ha lavorato con registi come Dino Risi, Lina Wertumüller e Giuseppe Tornatore, e come doppiatore ha prestato la voce a Antonio Banderas, Roman Polansky e Murray Abraham. Musiche originali composte ed eseguite al pianoforte da Giovanni Monti, regia di Roberto Piana. Laura Bosetti Tonatto, main partner dell' anteprima dello spettacolo, ha creato per l'occasione il profumo Majorelle, ispirato al giardino di Marrakech più amato da Yves Saint Laurent e Pierre Bergé, che lo acquistarono riportandolo allo splendore originario. Le ceneri di Saint Laurent, per suo volere, sono state sparse tra le rose del giardino. 
   

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