Operata al seno quando il tumore era un tabu, 'voglia di vincere è gia' una cura

Dopo 25 anni sono una nonna felice, tanta strada e' stata fatta

Redazione ANSA ROMA

"Sono passati 25 anni esatti da quando mi operarono per tumore. Quando sono finita in sala operatoria non avevo idea di che tipo di operazione si sarebbe trattato. E l'ho saputo solo alcune settimane più tardi.
    All'epoca parlare di tumore era ancora un taboo". Teresa oggi ha 65 anni, ed è una nonna felice. Da quando venne operata per un carcinoma mammario non ha mai smesso di credere che avrebbe vinto lei. "Era il 1993 e lavoravo come cuoca in un ristorante di San Giovanni Rotondo, avevo 40 anni e 3 figli piccoli a cui badare.
    Ero sempre in movimento e non mi risparmiavo mai, al punto che mi dicevo: prima o poi mi succederà qualcosa, sto chiedendo troppo al mio corpo. Una sera, mentre stavo guardando la tv a letto, in modo distratto mi toccai il seno e sentii come una pallina su quello sinistro. Feci la mammografia e l'ago aspirato, dai risultati sembrava tutto regolare, niente di pericoloso". Ma Teresa non era convinta, al costo di sembrare troppo ansiosa, era decisa a vederci chiaro. "Chiesi una ulteriore visita specialistica e mi fu detto: è solo un linfonodo ingrossato, però se vuoi stare tranquilla lo togliamo. Il 28 aprile un giorno prima del mio anniversario di matrimonio mi ricoverarono all'ospedale di San Giovanni Rotondo.
    Il 2 maggio l'operazione per togliere il linfonodo. All'epoca non si faceva persino fatica a nominare la parola 'tumore' e c'era molto tabu sul tema. Gli stessi medici mi parlarono pochissimo di quello che stavano per fare. Doveva essere una banale operazione invece mi sono svegliata dall'anestesia senza una parte di seno. E nessuno, né il personale sanitario né i miei parenti, mi spiegava in cosa fosse consistito l'intervento". Parole che raccontano un'altra epoca storica.
    Tanta strada fortunatamente è stata fatta da allora per quello che riguarda la comunicazione medico paziente e il consenso informato. "In pratica - prosegue - venni in seguito a sapere, facendo domande e mettendo insieme i pezzi, che durante l'operazione avevano un piccolo carcinoma, grande come una lenticchia, nascosto dal linfonodo. Fu mia sorella a dirmi chiaramente, alcune settimane dopo: Teresa, ti hanno tolto un tumore. In paese la voce si diffuse in un attimo, mi avevano già quasi data per morta perché allora il cancro al seno uccideva molto più di oggi". Era però anche il periodo in cui si cominciava a diffondere, in alternativa alla asportazione totale del seno, la quadrantectomia. Messa a punto dal celebre oncologo Umberto Veronesi consiste in un'incisione il più piccolo possibile sul seno per asportare la massa tumorale, unita allo svuotamento dei linfonodi ascella. Ma nel sud Italia era ancora una cosa rara.
    "La ferita non mi ha dato mai fastidio né dolore. La chemioterapia invece sì. Non persi capelli ma già durante la prima delle 6 chemio andai in menopausa precoce. L'effetto è devastante, ti cambia caratterialmente, diventi stanca, insofferente, e poi le nausee, il vomito. Ma io continuavo a sorridere, a prendermi cura dei figli e della casa. Un mese dopo l'operazione ripresi a lavorare". Oggi sono passati 25 anni esatti dall'operazione. Teresa ha 66 anni e da pochi giorni ne ha festeggiati 40 di matrimonio.
    "La mia battaglia l'ho vinta anche perché non mi sono mai data per vinta. Perché ho continuato la mia vita come e meglio di prima. Ho due nipotini e una terza in arrivo. Nonostante tutti questi anni, raccontare tutto questo mi fa ancora commuovere". A chi sta combattendo contro il tumore ha sempre detto e dice ancora: "Avere forza d'animo rinforza le difese immunitarie e aiuta ad affrontare meglio le terapie. Essere convinti di poter vincere è già di per sé una cura". 
   

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