Scoperti gli antenati dello zafferano

Grazie all'analisi del Dna, ora è più facile scoprire contraffazioni

Redazione ANSA

Test del Dna per lo zafferano: i risultati hanno permesso di ricostruire la storia della sua pianta e forniscono elementi preziosi per tutelarlo ed evitare contraffazioni. Si è scoperto, ad esempio, che la pianta discende dall'incrocio tra due esemplari leggermente differenti di una unica specie selvatica chiamata Crocus cartwrightianus, che cresce nell'isola greca di Creta. Pubblicato sulla rivista New Phytologist, lo studio si deve ai ricercatori dell'università politecnica di Dresda. "Siamo riusciti a fare luce sulla specie da cui deriva la pianta", rileva il biologo molecolare Thomas Schmidt.  

Con un prezzo fino a 30.000 euro al chilogrammo, lo zafferano è la spezia più costosa al mondo e deve il suo tipico aroma a una molecola chiamata Safranal. Viene prodotto a partire dagli stimmi, ossia i filamenti che contengono il polline, dei fiori del Crocus sativus, che fioriscono in autunno.

La raccolta avviene rigorosamente a mano, al ritmo di 80 grammi di stimmi al giorno ottenuti da 150.000-200.000 fiori. Successivamente, i tre stimmi di ciascun fiore vengono separati manualmente e asciugati. I filamenti essiccati costituiscono la profumata e colorata spezia. A causa del suo grande valore, lo zafferano macinato è spesso adulterato con l'aggiunta del  polline di altri fiori ed è per questo che gli esperti consigliano ai consumatori di acquistare lo zafferano in fili e non in polvere.

Coltivata da più di 3.000 anni, la pianta è il risultato di una intensiva selezione messa in atto dai coltivatori per migliorare la produzione degli stimmi. Tuttavia la pianta che è stata selezionata ha l'inconveniente di non generare semi fertili e la sua riproduzione è possibile solo tramite i bulbi. Per risolvere il problema e al fine di ottenere piante facilmente riproducibili attraverso i semi in modo da intensificare le coltivazioni, si cercano da anni le specie da cui deriva la pianta coltivata. Ed è proprio questo il mistero che è stato risolto dai biologi di Dresda.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA