I primi 108 minuti dell'uomo tra le stelle

Al lancio disse 'andiamo!', dopo 50 anni l'avventura continua

Redazione ANSA

Poyekhali! (Andiamo!) Yuri Gararin lo aveva gridato il 12 aprile di 50 anni fa, semisdraiato nel seggiolino della Vostok, al momento del lancio che avrebbe fatto di lui il primo uomo nello spazio. Il volo è durato in tutto 108 minuti, 89 dei quali tra le stelle: il tempo di completare un'orbita attorno alla Terra e di ammirarla come nessun essere umano aveva mai fatto fino ad allora.
E' cominciata così l'avventura che ha portato gli uomini tra le stelle e che da allora continua, un passo dopo l'altro. Nell'allora segretissima base russa di Baikonur, nel Kazakhstan, da dove partì Gagarin e continuano a partire le Soyuz, c'é ancora la piccola stanza del primo cosmonauta: un letto singolo accostato al muro, un tavolo, un paio di sedie. Dormiva lì quando lo hanno chiamato, alle 5,30 (ora di Mosca) del 12 aprile 1961: "é ora, Yuri". Quattro ore più tardi quel giovane di 27 anni era nell'abitacolo della Vostok, chiuso nella tuta arancione e assicurato al seggiolino. Intorno a lui una quantità di strumenti: il piccolo mappamondo che indicava la rotta, cronometri, spie luminose e indicatori del livello di carburante, temperatura, umidità; due telecamere che avrebbero inviato le immagini del suo viso nel centro di controllo. Tutto vibrava quando la Vostok cominciava ad alzarsi e alle 9,11 (ora di Mosca) Gagarin era in orbita.
"Vedo la Terra circondata da foschia. Mi sento bene. Com'é bello", erano state le sue prime parole dallo spazio. Finalmente poteva sganciarsi e galleggiare senza peso mentre la Vostok sfrecciava a 327 chilometri dalla Terra e alla velocità di oltre 27.000 chilometri orari. Avrebbe potuto pilotare, volendo (il centro di controllo glielo aveva proposto), ma Gagarin preferiva scrivere su un blocchetto tutto quello che provava, vedeva, pensava. Solo una pausa per mangiare, succhiando una gelatina di carne da un tubetto. Intanto la notizia del primo uomo nello spazio faceva il giro del mondo. Poi il rientro, forse il momento più difficile e duro anche fisicamente. E l'imprevisto, quando il modulo sferico di discesa non è riuscito a sganciarsi dal modulo con i retrorazzi se non al momento dell'ingresso nell'atmosfera. Quindi il lancio dal paracadute e l'arrivo nella steppa, dove i primi a correre verso di lui sono stati dei contadini.
"Adesso sulla Luna", "Avanti verso i pianeti", c'era scritto sui cartelli che, qualche giorno più tardi a Mosca, lo accoglievano come un eroe. Era Gagarin il primo ad essere convinto di avere aperto una strada, quando nel suo discorso diceva: "possiamo affermare con sicurezza che le navi spaziali sovietiche verranno lanciate anche sulle rotte più lontane". In piena guerra fredda e al colmo della corsa allo spazio, non riuscì a non complimentarsi con Alan Shepard, il primo americano che, nemmeno un mese dopo di lui, era andato nello spazio su una Mercury: "il volo di Shepard - disse Gagarin in un'intervista - è stato una traiettoria balistica, tuttavia è stata una grandissima impresa".

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