Politiche alimentari urbane in 94% città, ma poco integrate

Ricerca Ipsos-Fondazione Barilla, campo strategico per gli Sdgs

Redazione ANSA ROMA

ROMA - Quasi tutte le città hanno avviato progetti per il loro perseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell'Agenda 2030 Sdgs e il 94% dichiara di lavorare a politiche alimentari urbane. Ma nella maggior parte dei casi si tratta di politiche settoriali e non ancora di politiche integrate, ci sono spesso problemi di risorse e di carenza di personale e la pandemia ha complicato la situazione. È questo il risultato principale della prima ricerca sulle Politiche Alimentari Urbane in Italia, realizzata da Ipsos per Fondazione Barilla su cento 100 sindaci e amministratori locali, presentato nell'ambito del Festival dello sviluppo sostenibile Gli intervistati considerano prioritarie le attività che promuovono il consumo di prodotti di qualità locali o a km 0 (42%), quelle che intervengono sulla distribuzione di cibo di qualità nelle mense scolastiche o comunali (27% del campione) e sulla distribuzione di generi alimentari a persone vulnerabili (18%). Le politiche urbane alimentari, a detta del campione, si dovrebbero tradurre nella promozione di diete equilibrate (tema sentito soprattutto al Centro-Sud 43% e nei centri fino a 30.000 abitanti), nel sostegno all'agricoltura locale (20%) e in quella a basso impatto ambientale (26%), citate in particolare dalle realtà del Nord.

"Le città sono sempre più impegnate in interventi che coinvolgono il cibo. Promuovere politiche alimentari urbane integrate, che guardino al cibo dal campo alla tavola fino allo smaltimento, è strategico per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e quelli enunciati dalla strategia europea Farm to Fork", ha dichiarato il direttore della Ricerca della Fondazione Barilla, Marta Antonelli. 

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