Fornasetti, il mio sogno al Fondaco dei tedeschi contro chiasso e "ostilità"

Installazione con Valeria Manzi a Venezia si inaugura il 7 maggio

di Cinzia Conti ROMA

VENEZIA - Un sogno emerso dallo spazio stesso del Fondaco dei Tedeschi, da un dialogo con la sua profondità storica e con la sua architettura che diventa un antidoto a questi tempi "chiassosi". Barnaba Fornasetti racconta in un'intervista esclusiva all'ANSA la sua installazione "La regola del sogno" - firmata con Valeria Manzi - che sarà inaugurata alle 18 a Venezia e resterà visibile dall'8 maggio al 24 novembre. Un intervento artistico site-specific che permea tutta la sede del Fondaco dal quarto piano alla corte fino alla porta d'acqua, tra volti femminili (l'iconica musa di Piero Fornasetti Lina Cavalieri), scimmie irriverenti e mani che fendono l'aria.

    "Abbiamo portato a emersione - spiega Fornasetti, alla guida come direttore artistico dello storico marchio ormai da 30 anni - alcuni segni storici del Fondaco e lavorato sulla componente emozionale, espressiva e narrativa della memoria utilizzando il linguaggio di Fornasetti, con i suoi tratti sognanti e irriverenti". E sul titolo dell'opera l'artista spiega: "Sii sognatore (Be the One who Dreams) è lo statement di Fornasetti.

    E il titolo si riferisce, ed è anche un po' un omaggio, alla capacità trasformativa del sogno, la cui via è tutt'altro che priva di regole. L'immaginazione, non lo dico io ma Einstein, 'abbraccia il mondo intero', mentre la conoscenza è limitata: solo fantasia, creatività e immaginazione possono, se confrontate con il reale, modificare lo status quo. Decidere di perseguire questa via, anche, è frutto di metodo" aggiunge.

    "Niente parole oscene e ingiurie, niente giochi di carte, niente strepiti, niente risse. Per il resto liberi di commerciare": sono le regole, incise nel marmo all'ingresso del Fondaco, per i mercanti ospitati dalla Serenissima. Un messaggio molto attuale anche oggi. "Di questi tempi, che oserei definire inutilmente chiassosi, il nostro antidoto - dice - per ritrovare la bussola consiste nell'abbassare il volume, uscire dalla polemica, mettere da parte le 'parole ostili' e reimmaginare l'oggi, consapevoli del passato".

    Su Venezia spiega: "Ho un rapporto storico, mio padre l'amava molto e molta della sua arte ne ha tratto ispirazione. Io continuo ad amarla in modo incondizionato e sogno una sua "rinascita": utilizzo questo termine riferendomi consapevolmente al testo di Settis, 'Se Venezia muore', che ha il merito di aver messo a fuoco il rischio che una città unica al mondo, come Venezia, possa oggi perdere la memoria di sé".

    Sulla sua formazione Fornasetti dice: "Sono cresciuto immerso in un ambiente da cui ho assorbito, senza rendermi conto, moltissimi stimoli culturali. Quando ero piccolo, in Casa Fornasetti circolavano personalità artistiche come Sassu, Campigli, de Chirico e molti altri. Più tardi anche Gio Ponti, con cui mio padre ha vissuto un sodalizio creativo importante.

    All'epoca insegnava al Politecnico e tutti i mercoledì veniva a mangiare da noi, qui a Casa Fornasetti, perché era vicina all'Università e perché, pare, a suo dire, si mangiasse meglio che a casa sua. In queste occasioni avevano luogo delle lunghe discussioni, che erano linfa per i loro progetti".

    Sul grande papà, Fornasetti racconta: "Quando mi ha chiesto di rientrare a Milano per lavorare assieme negli anni Ottanta abbiamo reimparato a comunicare e individuato un modo di collaborare piuttosto felice. Durante la mia infanzia e adolescenza, invece, non è stata affatto una relazione semplice: siamo stati a lungo polarizzati su posizioni contrapposte, prima caratteriali, poi politiche e di filosofia di vita. Ex post, credo si sia trattato di un conflitto generazionale, amplificato da due caratteri, come i nostri, piuttosto affermativi. Gli devo molto, e questo è il frutto di un rapporto che è stato sì tumultuoso, ma molto intenso: tenacia e indipendenza di pensiero, che mi hanno permesso di arrivare fin qui, sono suoi grandi insegnamenti".

    Tra gli artisti che lo colpiscono di più Fornasetti cita Anish Kapoor e William Kentridge, ma "soprattutto amo chi protesta, come ha fatto il writer Blu, che ha cancellato i suoi murales dai muri bolognesi". Su quanto fa l'Italia per l'arte dice: "Nonostante il nostro patrimonio culturale, nonostante l'involuzione generale a cui stiamo assistendo, l'Italia è tra i paesi, in Europa, che investe meno in cultura ed istruzione. Ci manca la capacità di ripartire per rilanciare davvero l'economia".

    Tra i prossimi progetti il 14 giugno inaugura ad Artipelag la mostra FORNASETTI Inside Out Outside In, la prima in Svezia ad abbracciare l'intera produzione del padre Piero fino ad arrivare a quella più recente del figlio Barnaba.    

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