Noi...non erano solo canzonette, 100 voci

A Torino la storia d'Italia attraverso la musica d'autore

Elisabetta Stefanelli TORINO

TORINO -  Da Domenico Modugno a Fabri Fibra, la storia d'Italia in 100 canzoni, in un racconto parziale, ma senza pregiudizi né esclusioni, leggero ed emozionante come solo la colonna sonora di una vita può essere. E' così 'NOI...non erano solo canzonette', un viaggio sull'autostrada di un paese che si scopre via via impegnato e frivolo, bigotto e spudorato, intellettuale ed edonista, e lo dice cantando. Per riviverlo basta attraversare il percorso della mostra aperta dal 22 marzo al 7 luglio alla Promotrice delle Belle Arti di Torino, curata da Giampaolo Brusini, Giovanni De Luna e Lucio Salvini, patrocinata da Regione Piemonte, Camera di Commercio di Torino, Rai, Siae, Fimi e Scf, prodotta da Bibibus Events con il supporto di Intesa Sanpaolo. Quindi note, oggetti, memorabilia, in un percorso cronologico e multisensoriale in cui musica, società, stili di vita, mode, si intrecciano l'uno con l'altra. Si parte nella prima stanza con l'abbraccio della gigantografia di Modugno, contornato da un palco stile Sanremo. Intorno a lui echi della musica del lungo dopoguerra, mandata in pensione dall'arrivo dei Buscaglione, dei Carosone. Poi si sale sul Treno del Sole, si passa attraverso la città guidati dalla voce di Giorgio Gaber, poi un corridoio ci riporta il sapore delle baraccopoli di periferia, e si sbuca nella quarta stanza, quella del "Boom". La quinta stanza è quella dedicata alla tv e alla nuova comunicazione. La tv delle tre "I" (Informare, Istruire, Intrattenere) e quella del Carosello. Poi s'incontra l'esercito del surf, e la nascita dei giovani come nuovo soggetto sociale, Il miracolo delle vacanze di massa, "Abbronzatissimi. La nona stanza racconta "C'era un ragazzo che come me". Il cammino prosegue non è ancora concluso nella stanza successiva: quello dell'emancipazione femminile. Salendo le scale si ascende a "Dio è morto", dove balconi vuoti e finestre chiuse vaticane, spingono Bennato a scrivere "Affacciati Affacciati". La dodicesima stanza è per "Contessa", qui le rivolte operaie, il lungo "autunno caldo" del 1969 che porta alla conquista dello Statuto dei lavoratori. In "La Locomotiva" si incontrano gli anni 70 del terrorismo, camminando su un tappeto che riproduce l'interno della Banca di Piazza Fontana dopo la strage. Si arriva a "Musica Ribelle", alle Woodstock italiane, alle radio libere. La penultima stanza, la "Febbre del Sabato Sera", rappresenta il gigantesco esorcismo collettivo andato in scena nell'Italia del finale degli anni '70. Il 13 marzo la prima italiana del film di Travolta e, tre giorni dopo, il rapimento di Aldo Moro e l'assassinio di tutta la scorta.
    L'ultima stanza, "Splendido splendente", rappresenta la chiusura di una stagione e l'apertura di una nuova. Arrivano Canale 5 e i Processi del lunedì, tornano le "maggiorate" e il culto del corpo. A chiusura del percorso, sarà Fabri Fibra a darci il benvenuto nel "nuovo mondo". Ma prima di quella di Fabri Fibra ci sono le voci a scandire la visita. La fruizione musicale è a più livelli: dall'audio diffuso nelle varie sale alle opere ascoltabili in cuffia, agli speaker direzionali per i filmati d'epoca. Ci sono le voci: da Peppino di Capri a Francesco Guccini, da Patty Pravo a Fabrizio De André, per un totale di 100 brani scelti frutto di una selezione in grado di trasmettere, anche a chi non c'era, il senso profondo di quella musica e di quegli anni. (ANSA).
   

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