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Ceramiche italiane, il comparto prova a ripartire dopo l’emergenza

È uno dei fiori all’occhiello dell’industria italiana, in grado di conquistare i mercati esteri e di resistere anche ai colpi della pandemia, nonostante un inevitabile calo nei mesi passati: il mondo della ceramica made in Italy cerca di ripartire, anche grazie alle nuove tecnologie e alle nuove abitudini dei consumatori.

Il mercato guarda al Web

In un contesto sempre più dominato dal commercio digitale, anche le imprese del settore hanno sfruttato i canali del Web, sia per vendere i prodotti che per restare in contatto con i potenziali clienti, a distanza e in tutta sicurezza. E anche in queste settimane, l’interesse di ricerca per i principali siti di questo comparto è in costante crescita, segno che la soluzione virtuale piace agli italiani per praticità e convenienza.

Nuovi spazi virtuali sicuri per le vendite

Tra i prodotti maggiormente richiesti per la vendita online ci sono per esempio i piatti doccia - primo passo per realizzare una doccia perfetta per godere di tutti i benefici dell’idroterapia – che devono ovviamente rispondere a requisiti di tipo pratico, ma anche estetico. Ci sono tante proposte sul mercato, per esempio l’eCommerce di Iperceramica, uno dei brand più noti del nostro Paese, che si impone come un riferimento grazie al suo vasto catalogo, in grado di assecondare ogni esigenza dell’utenza.

L’industria italiana della ceramica sanitaria

Non sorprende troppo, quindi, scoprire che proprio la ceramica sanitaria è il comparto che forse meglio ha retto all’impatto del Covid-19, mantenendo un giro d’affari vicino alle performance dello scorso anno. Secondo l’ultimo bilancio dell’industria italiana presentato nelle scorse settimane da Confindustria Ceramica, la ceramica sanitaria produce annualmente oltre 4 milioni di pezzi per un fatturato di poco inferiore ai 340 milioni di euro, con export pari a 152,5 milioni di euro (45 per cento del totale) e oltre 2600 dipendenti a livello nazionale.

Il comparto dell’industria ceramica italiana

In totale, il mondo dell’industria ceramica italiana, che si compone delle imprese industriali attive nella produzione di piastrelle e lastre di ceramica, porcellana e stoviglieria, materiali refrattari e ceramica tecnica, laterizi e, appunto, ceramica sanitaria coinvolge 279 industrie attive, occupando oltre 27.500 addetti e producendo un fatturato annuo di 6,5 miliardi di euro.

Grande spazio all’export

In termini quantitativi, l’industria capofila resta di sicuro quella delle piastrelle di ceramica prodotte in Italia, che si declina in 135 aziende capaci di occupare quasi 20 mila addetti: in totale, le loro produzioni nel corso del 2019 hanno coperto 400,7 milioni di metri quadrati (-3,5 per cento rispetto al 2018), con un vendite pari a 406,9 milioni di metri quadrati. Il fatturato totale delle aziende ceramiche italiane raggiunge i 5,34 miliardi di euro, derivante per 4,5 miliardi dalle esportazioni – pari all’84 per cento del fatturato - e per 832 milioni di euro dalle vendite interne.

I colpi del Covid

Questo quadro è stato “scalfito” inevitabilmente dagli effetti dell’emergenza Covid, che ha costretto anche a rinviare l’appuntamento con Cersaie (il Salone Internazionale della Ceramica per l'Architettura e dell'Arredobagno, la fiera più importante del settore a livello mondiale), “una leva strategica per sostenere i 4,5 miliardi di euro di export, su mercati dove ci troviamo a competere scontando pesanti gap concorrenziali”, come detto dal past president di Confindustria Ceramiche, Vittorio Borelli.

Gli interventi per rilanciare il settore

Gli imprenditori hanno anche individuato quali sono le aree di intervento su cui sarebbe necessario investire, e in particolare le tematiche legate alla competitività internazionale del settore, la realizzazione di infrastrutture logistiche e la messa in campo di decisi interventi per la promozione del made in Italy, utili a supportare gli sforzi delle imprese anche sui mercati internazionali.

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