COMUNICATO STAMPA - Responsabilità editoriale WolfAgency.it

La crescita virtuosa dell’e-commerce traina ogni mercato

La crescita virtuosa dell'e-commerce è sotto gli occhi di tutti e i numeri registrati in questi ultimi anni confermano un trend quasi inarrestabile. Cresce di giorno in giorno il numero di consumatori che acquista online, un aumento costante e su scala mondiale.

E-commerce: i numeri a livello globale

Nel corso del 2018, il 40% della popolazione mondiale ha effettuato almeno un acquisto online. Un dato rilevante in quanto si tratta di 2,81 miliardi di consumatori, il 23,2% in più rispetto all'anno precedente, per un valore commerciale pari a 2.875 miliardi di dollari. A confermarsi in cima alla classifica è l'area dell'Asia-Pacifico, con un introito di 1.892 miliardi di dollari (855 solo in Cina), il 65% del fatturato mondiale.

Amazon e Alibaba Group nel mercato dell'e-commerce confermano la leadership dei marketplace. Infatti, mentre Amazon ha raddoppiato i profitti nel 2018, Alibaba Group resta il maggior player sulla scacchiera globale, in virtù di un fatturato pari a 467,72 miliardi di dollari. Tra l’altro, negli Stati Uniti, Amazon copre addirittura il 49% delle vendite online. Un altro dato fondamentale da conoscere bene sono le vendite e-commerce fatte dai dispositivi mobili, visto che si tratta del 63,5% delle transazioni fatte nel 2018.

La situazione dell’e-commerce in Europa

Una volta analizzata la situazione mondiale è bene cercare di comprendere l’andamento dell’e-commerce a livello europeo. Numeri alla mano, in Europa circa l’80% della popolazione accede alla rete Internet e il 69% nel 2018 ha fatto almeno un acquisto online. Tradotto in termini di fatturato, l’e-commerce europeo è aumentato del 9%, con un volume di affari di 313 miliardi di euro contro i 285 fatti registrare nel 2017. Solo la Romania, in un anno, ha fatto registrare il 37% in più di fatturato.

In particolare, i mercati che generano i migliori successi sono:

  • abbigliamento e moda (92 miliardi);
  • elettronica e media (73 miliardi);
  • tempo libero (60 miliardi);
  • alimentare, arredamento, bellezza e salute (43 miliardi).

Un altro dato da segnalare è quello che conferma come acquistare online sia un’abitudine prettamente degli uomini, fatta eccezione per la Francia. Discorso in linea con il trend europeo per il nostro Paese, in Italia infatti solamente il 38,3% delle ricerche in rete viene effettuato dalle donne, una percentuale in calo rispetto al 2017.

Inoltre, oltre i confini italiani, il 44% continua a fare affidamento solo sulle realtà autoctone, il 47% compra su entrambi i settori e il 9% si rivolge solamente a shop online con sede soprattutto in Cina, Usa e Germania.

L’e-commerce nel nostro Paese

Nel panorama internazionale, l’Italia non fa eccezione. L’e-commerce è in continua crescita anche nel nostro Paese, con un fatturato pari a 41,5 miliardi di euro registrato nel 2018. L’aumento annuo è stato del 18%, 7 punti in più rispetto alla crescita del 2017. Al netto dei numeri positivi, i consumatori italiani restano quelli che comprano meno online: solamente il 62% degli utenti, contro numeri che vanno da circa il 71% della Polonia fino addirittura al 93% del Regno Unito.

Rispetto ad altre popolazioni europee, però, gli italiani comprano maggiormente attraverso l’uso degli smartphone. In base a un’autorevole ricerca, ben l’85% degli intervistati contribuisce ad aumentare il fatturato mobile sulle vendite complessive. In Italia il settore digitale è dominato principalmente dal turismo e tempo libero, che insieme contribuiscono a circa il 70% del fatturato complessivo.

Passando ai primi 6 mesi del 2020, quelli segnati dall’emergenza dovuta al Covid 19 e dalle conseguenti restrizioni, in Italia altri consumatori si sono rivolti all’e-commerce per soddisfare le proprie esigenze. Il boom degli ordini online è stato consistente principalmente nei mesi di marzo e aprile, una crescita esponenziale favorita anche da strategie mirate a cura di veri e propri professionisti del settore, come l’integrazione con i social, l’utilizzo di influencer, un servizio link building e SEO professionale e l’implementazione di blog aziendali.

Per quanto invece riguarda la ripresa dei negozi fisici, le performance non sono state identiche per ogni settore perché alcuni, tra i quali fashion, cosmesi e gioielli, sono ripartiti più lentamente rispetto al periodo pre-Covid. In ogni caso, nelle due settimane seguenti alla riapertura dei negozi fisici, tutti i settori hanno registrato un considerevole calo.

L’e-commerce ai tempi del Coronavirus

A partire dall’inizio della pandemia, l’e-commerce ha avuto un’ulteriore impennata registrata praticamente in quasi ogni parte del mondo. La chiusura di molte attività commerciali, ritenute non necessarie dall’autorità nazionali competenti, ha spinto diverse imprese a realizzare negozi online per salvaguardare i bilanci aziendali. Marketing e comunicazione digitale hanno quindi acquisito un ruolo principe un po’ dappertutto e di conseguenza la creazione di un e-commerce si è rivelata più che mai una scelta azzeccata ai tempi del Coronavirus.

Secondo le statistiche di settore, tra i circa 2 milioni di nuovi utenti online dall’inizio del 2020, quasi 1,3 milioni di consumatori, si sono avvicinati all’e-commerce nel periodo di lockdown. Aumentato parallelamente l'impiego di corrieri, disposti anche a sacrifici enormi per consegnare, nei tempi stabiliti, milioni di pacchi agli utenti di tutto il mondo. Un boom cresciuto così tanto da creare alcune problematiche anche ai colossi specializzati, che hanno riscontrato delle difficoltà nel soddisfare tutte le richieste degli utenti. Per esempio, Amazon, è stata costretta ad allungare i tempi di consegna per la merce ritenuta meno "necessaria".

Pandemia a parte, comunque la comodità, l'affidabilità e i prezzi di mercato estremamente concorrenziali fanno dell'e-commerce il canale privilegiato per milioni di consumatori italiani, europei e di ogni altra parte del mondo. Alla luce delle caratteristiche dell'e-commerce e dei numeri registrati finora, nei prossimi anni è molto difficile solo immaginare una frenata delle vendite online.

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