COMUNICATO STAMPA - Responsabilità editoriale FATTORETTO Srl

COWORKING E CORONAVIRUS: INTERVISTA A MASSIMO CARRARO, FONDATORE RETE COWO®

FATTORETTO Srl

Come moltissimi altri settori, anche il mondo del Coworking, in questo periodo di lockdown forzato, si interroga sul proprio futuro. 

Abbiamo sentito in proposito la voce di uno dei protagonisti del settore, il fondatore di Rete Cowo® Massimo Carraro. 

Le sue risposte, basate su un'approfondita analisi del momento presente, a contatto con decine di spazi di Coworking in tutta Italia, hanno segno positivo.  

In questo panorama - attualmente completamente fermo causa quarantena - la domanda che viene spontaneo fare è: quando le attività riprenderanno, il Coworking cambierà?

Cambierà di certo, come cambieranno il turismo, la ristorazione, l'entertainment, la scuola. Il Coworking non farà eccezione, ma il cambiamento porterà bene.

Partiamo dalla sensazioni: quali sono in questo periodo quelle degli affiliati al Network Cowo®, in tutta Italia?

In queste settimane immediatamente successive al lockdown, ho avuto modo di confrontarmi più e più volte con molti di loro, in tutto il territorio, dalla Sicilia alla Svizzera. 

Dopo il primo shock, che penso abbiamo vissuto tutti, si è diffusa una certa consapevolezza, grazie a un'analisi che abbiamo portato avanti insieme. 
La sensazione, mentre contiamo i giorni per poter ripartire, non è negativa, pur nella difficoltà del momento.

Avete avuto cancellazioni di prenotazioni o disdette da parte degli utilizzatori dei vari spazi?

Sì ce ne sono state, ma in misura molto contenuta. 

Quello che è successo ha messo in luce un aspetto dei Coworking Cowo® su cui io insisto da sempre, cioè l'investimento nella relazione. 

Anche a fronte di una impossibilità ad utilizzare gli spazi, la grande maggioranza dei nostri coworker ha scelto di non lasciare la propria postazione o il proprio ufficio, dimostrando un attaccamento alla community che va oltre il mero utilizzo degli spazi. 

Lavorare in un Cowo® significa far parte di un ecosistema professionale, si creano relazioni positive, e in questi momenti tali aspetti emergono con forza. 
 

Come state gestendo, a livello di pagamenti e prenotazioni, il periodo di chiusura imposta dai vari decreti e ordinanze?

Molti dei gestori hanno optato per soluzioni solidali, rinunciando o congelando il pagamento delle quote mensili. 

Vi sono stati anche casi di Coworking communities che hanno devoluto le loro quote alle iniziative di solidarietà a supporto di chi opera nella lotta al virus. 

Le generosità dimostrata in alcune situazioni ha accomunato le persone, avvicinandole. 

In un periodo in cui non è possibile frequentarsi, sentirsi più vicini direi che è una bella cosa. 

Si fa un gran parlare di Fase 1, 2, 3... quali sono le fasi di riapertura dei Coworking?

Decreti permettendo, siamo sul punto di riaprire i nostri Coworking per riprendere il lavoro. 

Molti di noi sono già all'opera per preparare una corretta messa in sicurezza degli spazi e dei coworker. 

Poi, fin dal primo giorno di attività, nuove abitudini: il giusto distanziamento e le giuste precauzioni perché si possa lavorare in serenità all'interno di spazi sicuri. 

Ci stiamo dando norme specifiche - studiate espressamente per il Coworking sulla base delle disposizioni ufficiali - per poter assicurare a chi lavora totale tranquillità ed efficienza.

Come Network Cowo®, state definendo dei protocolli utili a impostare l'attività di Coworking nel rispetto dei nuovi accorgimenti che saranno necessari?

Sì: come accennavo, stiamo per rilasciare - a beneficio dell'intera Coworking community nazionale - la Guida Completa "Coworking e Coronavirus: come lavorare sereni in spazi sicuri", che copre tutti gli aspetti da affrontare e gestire rispetto alla corretta gestione di uno spazio Coworking in tempi di Coronavirus.
Sono 24 pagine totalmente dedicate al Coworking, ed è in distribuzione gratuita, come tutte le nostre Guide.

Dal mercato quali segnali arrivano?

Devo dire che il mercato ci sta perfino incoraggiando. 

Lo dico dopo aver verificato, ormai dopo parecchie settimane di analisi, come le richieste di spazi di Coworking continuino ad affluire tramite i nostri canali, da parte di professionisti e aziende che stanno esplorando soluzioni per la loro attività nel prossimo futuro.

Naturalmente non è un flusso paragonabile a quello abituale, ma rimane un segnale molto interessante.

Posso confermare questa tendenza anche sul fronte di coloro che stanno pensando di aprire un Coworking con Rete Cowo®: continuano ad arrivare manifestazioni di interesse.

Dal tuo osservatorio, piuttosto rilevante vista la dimensione del vostro Network, come interpreti questi segnali?

A mio parere stiamo per vivere una stagione molto positiva, e c'è una spiegazione molto semplice per questo mio ottimismo.

Mai, in Italia, si è parlato così tanto di modalità "smart" di lavorare. 

Mai prima d'ora si era verificato che così tante persone provassero davvero cosa significa lavorare senza andare in ufficio.

Il virus ci ha costretti a una sperimentazione totale, assolutamente impensabile prima, su larghissima scala.

Ciò ha portato a comprendere - come meglio non si potrebbe - vantaggi e svantaggi di queste scelte.

Aziende di ogni dimensione e ubicazione geografica hanno "fatto la prova", tutte hanno capito che vi sono opportunità e rischi, con molte più opportunità che rischi.

È un'occasione importante di migliorare i processi, risparmiando costi fissi immobiliari e migliorando le performance delle persone, il tutto in un mindset di sostenibilità migliorata per tutti. 

Per come conosco io il mondo degli imprenditori italiani, non si faranno scappare un'occasione del genere.

In sintesi: per tutti, aziende e professionisti, manager e freelance, dipendenti e lavoratori autonomi, il Coworking sarà - ancor più di prima - la migliore delle opzioni disponibili.

Non quindi il lavoro da casa?

Il lavoro da casa è, a mio parere, una follia impensabile. 

Per due motivi: 1) le case e le famiglie non sono ecosistemi lavorativi, impossibile lavorarvi bene nel medio e lungo termine; 2) la dimensione relazionale del lavoro è imprescindibile da qualsiasi attività, e con "dimensione relazionale" non intendo i webinar o le Skype call, ma la frequentazione personale, diretta, negli spazi fisici.

Che cosa pensi della diffusione delle modalità digitali di incontrarsi, fare riunioni, lavorare?

Chi lavora in Coworking ha da tempo acquisito questi metodi di lavoro come normale consuetudine. 

Il primo coworker che ho avuto nel mio spazio aveva un'azienda con due soci, uno era lui, nel mio Cowo® a Milano, l'altro lavorava in un Coworking di Amsterdam. 

Vendevano barche in tutto il mondo e si incontravano ogni sei mesi... ed era il 2008.

Questo per dire che molti, in Italia, e da molto tempo, lavorano utlizzando correttamente le modalità e i processi del digitale, nei vari Coworking spaces li vediamo ogni giorno.

Che cosa ti preoccupa maggiormente, in questo momento?

Mi preoccupa il fatto che siamo davanti a una opportunità gigantesca, e potremmo non essere sufficientemente bravi da coglierla. 

Credo però che l'impegno dei nostri affiliati - che ancora una volta si stanno dimostrano un insieme di realtà molto valide - unito alla comprovata capacità del Network di crescere sempre nel modo giusto, con logiche di resilienza e crescita organica, ci permetterà anche in questo passaggio di evolvere nel modo migliore. 

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