ANSA/ "Idi di marzo della pandemia", nascita di nuovi poteri

Il libro di Mezza edito da Donzelli su algoritmi e democrazia

(ANSA) - ROMA, 12 OTT - Un libro sul potere. O meglio sul nuovo conflitto di potere che si è innestato nella società degli algoritmi con l'insorgere della pandemia. "Il Contagio dell' algoritmo, Le idi di marzo della pandemia", Donzelli editore, è il nuovo libro di Michele Mezza, giornalista Rai oggi docente alla Federico II di Napoli e osservatore da anni delle dinamiche tecnologiche nelle relazioni sociali. Il testo, racconta Mezza, indaga sugli effetti che il virus ha prodotto nei poteri istituzionali e scientifici "con la preponderante influenza esercitata dai sistemi di calcolo". Non è un caso, scrive, "che la storia di questa epidemia sia stata raccontata, più che da medici e scienziati microbiologi, da matematici e fisici che ogni giorno scandiscono la cronaca della malattia con i loro indicatori numerici". Il richiamo alla metafora delle Idi di marzo, al di là della coincidenza temporale con il mese in cui l'epidemia si è fatta sentire con particolare ferocia, permette di segnalare come "paradossalmente, all'ombra dell'emergenza sanitaria, stanno crescendo i protagonisti di una nuova stagione di organizzazione e valori sociali, in cui i centri privati tecnologici si stanno sostituendo allo spazio pubblico dei diritti". Con il supporto di un saggio di Andrea Crisanti, il primario di microbiologia dell'ospedale di Padova che ha salvato il Veneto nella prima fase acuta del contagio, Mezza spiega come siano "relative e largamente indefinite le informazioni che ci vengono dai calcoli dell'RT, l'indice di contagiosità che misuriamo quotidianamente per capire come va l'epidemia". "Quel dato - scrive Crisanti - va contestualizzato e adattato a variabili territoriali e socio epidemiologiche delle popolazioni interessate". Invece l'astrazione di quel numero in questi mesi, sostiene ancora Mezza, "legittima ogni decisione delle istituzioni, sia nazionali che locali". Ma il punto "cruciale" del libro riguarda la critica che il giornalista rivolge "ai poteri pubblici" che "non hanno preteso di condividere con i grandi service provider globali, come Google e Facebook, i dati sensibili dei social per localizzare il formarsi del contagio".
    "Il virus - scrive Mezza - non può essere recintato o mitigato se non viene anticipato nelle sue forme di riproduzione e l' unico modo è usare la rete, che ha la stessa potenza e dinamica dei virus, per calcolarne l'incubazione e constatarne il moltiplicarsi". Nel libro vengono analizzati gli effetti di questo potere dei "padroni degli algoritmi" nei settori vitali della società: politica, economia, scuola, lavoro, sanità. E si cerca di individuare le "nuove gerarchie di dominio" che, a giudizio dell'autore, stanno trasformando la nostra democrazia in un "regime immunitario, dove solo la potenza di calcolo è in grado di pianificare il divenire delle misure terapeutiche e dunque delle relazioni sociali". In appendice, la testimonianza di Roberta Pelachin che ricostruisce l'ultima lezione del marito, Giulio Giorello, il filosofo della scienza ucciso dal Covid a giugno. Un'esperienza che, precisa Mezza, offre "materia per una riflessione sul dilemma fra libertà e garanzie che pone il prolungarsi di un regime di tutela sanitaria".(ANSA).
   

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