I 50 anni dei Led Zeppelin

In uno scantinato di Londra la rivoluzione musicale dei '70

'Conoscete Train Kept A-Rollin'?'. E' il 12 agosto del 1968, a Londra, nel seminterrato di un negozio di dischi a Gerrard Street. Chi parla è James Patrick Page, uno dei chitarristi 'turnisti' più in voga negli studi di registrazione londinesi. Da due anni è entrato negli Yardbirds, prima come bassista e poi affiancando Jeff Beck come seconda chitarra solista. Nello scantinato, quel pomeriggio, insieme a Page ci sono altri tre musicisti. Uno è Robert Plant, cantante dai riccioli biondi che militava negli Hobbstweedle e nella Band of Joy. Dallo stesso gruppo arriva anche il batterista, il corpulento John Bonham, che chiamano tutti Bonzo. E c'è John Paul Jones, polistrumentista e arrangiatore, anche lui presenza fissa nelle sale di registrazione londinesi, che si è proposto a Page, quando ha saputo che stava cercando un bassista per i nuovi Yardbirds.

Già, i nuovi. Perchè i vecchi, quelli in cui ha mosso i primi passi Eric Clapton, per poi lasciare il posto a Jeff Beck, quelli che parteciparono al Festival di Sanremo nel 1966 abbinati a Bobby Solo e a Lucio Dalla, quelli che sfasciavano le chitarre nel finale di Blow-Up di Michelangelo Antonioni, si erano definitivamente sciolti. La situazione aveva iniziato a precipitare nell'ottobre del 1966, con l'abbandono di Beck, che non riusciva a trovare una sua dimensione nello strano dualismo con Page. La band era stanca, provata da tour e registrazioni senza sosta. Mancavano gli stimoli. Page invece mordeva il freno, voleva a tutti i costi un 'supergruppo'. Il meglio del meglio sul palco: lui e Beck alle chitarre, e perchè no, l'intera sezione ritmica dei The Who: Keith Moon alla batteria e John Entwistle al basso. Un progetto visionario, che non si realizzò mai. Resta una sola traccia tangibile di quell'idea: 'Beck's Bolero', prodotto da Page, che insolitamente suona la parte ritmica su una elettrica a dodici corde, con Beck, Moon, e, guarda caso, John Paul Jones al basso. Alla fine di luglio del 1968 Keith Relf e Jim McCarty abbandonano gli Yardbirds per formare i Renaissance, in cerca di sonorità più morbide.

"Quando hanno annunciato la loro uscita - ha detto Page in una intervista rilasciata a Brad Tolinsky - mi sono sentito deluso, perché sapevo che stavamo sviluppando dell'ottimo materiale. Avremmo potuto fare un album eccellente." I diritti sul nome della band restano a Page e al bassista Chris Dreja, che si chiama fuori poco dopo. Non sono però i due soli superstiti: con loro c'è il manager Peter Grant, una figura fondamentale negli anni a venire. E ci sono dei contratti da rispettare, primo fra tutti un tour in Scandinavia, in calendario per settembre. Serve una nuova band, subito. Servono i New Yardbirds, e mancano tre quarti della formazione. Page si mette alla ricerca di una voce, e pensa a Terry Reid. Che rifiuta, segnalando un'alternativa. Un cantante di Birmingham quasi sconosciuto. Che ha un amico batterista. 'Conoscete Train Kept A-Rollin'?',

12 agosto '68. La stanza dello scantinato di Gerrard Street è piccola e troppo calda. I quattro ci entrano a malapena, e gli amplificatori sono ingombranti. Ma Robert Plant quella canzone la conosce. E Bonzo non si tira indietro e batte il tempo. 'Aboard a train - I met a dame' attacca Plant, e il pezzo scorre e si trasforma: non è il brano jump blues che Tiny Bradshaw aveva inciso nel 1951, nè quello rockabilly del trio di Johnny Burnette del '56. E non è più nemmeno il pezzo rock degli Yardbirds, segnato dal ruggente fuzz della chitarra di Beck. Quello di Gerrard Street è un blues carico di rabbia e ritmo, dirompente. "Era così potente che non ricordo più quello che abbiamo suonato dopo", dice Page al biografo Mick Wall, "era come un fulmine, come un lampo". Come un dirigibile di piombo, con il senno di poi. In quel momento erano nati i Led Zeppelin, la rock band che più di ogni altra ha influenzato l'immaginario del rock negli anni '70.

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