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Draghi vede Mattarella e Fico, strategia divide Pd-5s

Ipotesi premier al Colle si fa più forte ma tante incognite

 Nel giorno in cui il borsino del Quirinale dà in discesa la candidatura di Silvio Berlusconi, in più di un capannello in Transatlantico viene data in crescita l'ipotesi che al Colle possa salire il presidente del consiglio Mario Draghi. Uno spunto alle ricostruzioni dei parlamentari lo dà anche la visita del premier al presidente della Camera, Roberto Fico. Il colloquio, nel primo pomeriggio, è durato circa un'ora. Dallo staff di Montecitorio è stato descritto come "consueto incontro istituzionale", ma in queste giornate di voci, ricostruzioni e retroscena, in ambienti parlamentari c'è chi ha notato come in casa 5 Stelle Fico possa svolgere un ruolo di pontiere dentro il Movimento, visto che Conte non appare particolarmente incline all'ipotesi di Draghi al Colle. Anche nella truppa del M5s l'ipotesi incontra più di una resistenza, nella convinzione che l'uscita da Palazzo Chigi corrisponda a elezioni anticipate. La visita a Montecitorio non è stata l'unica della giornata di Draghi. In mattinata il presidente del consiglio ha incontrato al Quirinale Sergio Mattarella. A Palazzo Chigi ha invece visto il ministro della Giustizia Marta Cartabia e il ministro della difesa, Lorenzo Guerini. E anche su quest'ultimo faccia a faccia le letture "quirinalizie" non mancano. Guerini è infatti alla guida della corrente Pd Base riformista, composta dagli ex renziani, che viene indicata come fra le più favorevoli a un passaggio di Draghi al Quirinale. L'agenda del premier è stata guardata in controluce, alla ricerca di riflessi che puntassero al Colle. Ma - viene fatto anche notare - per il premier, quella trascorsa non è certo la prima giornata caratterizzata da una serie di incontri istituzionali. Il tema sarà comunque sul tavolo anche dell'incontro in programma per domani fra Conte, Enrico Letta e Roberto Speranza. Non è previsto che i tre escano con un nome. Per il momento gli alleati studiano le mosse del centrodestra, con l'obiettivo di tracciare un cammino comune e dare un'impronta alla corsa al Colle. Visti i segni di stanchezza nella corsa del cavaliere, l'occhio è lanciato già al dopo Berlusconi. Ma da prospettive non coincidenti. Conte, per esempio, non chiude alla possibilità di valutare un nome proposto dal centrodestra. Mentre il Pd non ci sta. "Io non condivido il diritto di precedenza del centrodestra e di Salvini - ha detto il vicesegretario Peppe Provenzano - Si discute insieme, si individuano insieme le caratteristiche e alla fine il nome". Per tutti è comunque necessaria la garanzia che la legislatura vada al 2023, anche se il nome fosse quello di Draghi, che non dispiace affatto a Letta. Certo, la scelta del premier aprirebbe anche un fronte interno al Pd, dove l'ex governatore al Colle non è visto di buon occhio proprio da tutti. C'è poi l'ipotesi - che piace anche a Leu - di presentare un nome di bandiera, specie nel caso in cui Berlusconi restasse in campo: il M5s sta pensando a Liliana Segre. I Cinque stelle devono anche fare i conti con la tegola dell'inchiesta sul fondatore Bepe Grillo, arrivata con un "tempismo" che alcuni considerano sospetto. E la tensione interna cresce: alla Camera, per giovedì, il direttivo ha convocato un'assemblea del gruppo sull'elezione per il Colle. Anche se sarà in streaming, non vi dovrebbe partecipare Giuseppe Conte che non è deputato. A meno che non venga espressamente invitato. 

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