Forum ANSA - Expo Dubai, il dialogo interreligioso

Il ruolo di Expo e del Padiglione Italia quali luoghi di una nuova "cultura dell’incontro"

Redazione ANSA

"Il dialogo interreligioso e il dialogo interculturale sono due temi molto legati tra di loro, punto fondamentale per interpretare il tema dell'Expo di Dubai del prossimo anno sulla connessione delle menti che genera futuro - dice il commissario italiano per l'Expo di Dubai, Paolo Glisenti nel corso di un Forum all'ANSA - l'unione delle diversità, il confronto delle diversità, è l'elemento centrale, strategico di tutta l'agenda internazionale, culturale, scientifica, economica, ma soprattutto politico-istituzionale e diplomatica. E il grande incontro di Dubai coglie il tema di questo mondo frammentato, ma allo stesso tempo interconnesso. La cultura del dialogo oggi ha bisogno di grande cura, anche della formazione di una 'vera' cultura del dialogo, soprattutto con le nuove generazioni".

 

Tra l'altro, spiega ancora Glisenti, Expo 2020 Dubai nel 2021 (rinviata di un anno per la pandemia) "si tiene nel punto centrale di quello che è definito 'Mediterraneo allargato', cioè in un'area del mondo dove si affacciano tre continenti diversi e decine di Paesi, che oggi rappresenta il punto dove nel mondo si confrontano in maniera più forte visioni diverse, identità politiche, identità religiose, identità culturali diverse. E' un mondo importantissimo ai fini di ristabilire le connessioni". "E' un mondo estremamente frammentato, anche dal punto di vista giuridico, politico, dal punto di vista scientifico osserva il commissario italiano -, ma è un mondo enormemente interconnesso allo stesso tempo. Quindi Expo Dubai rappresenta un'occasione veramente straordinaria di rimettere insieme tutti i partecipanti a questa platea enorme, dove si fa storia nella visioni del mondo di questi Paesi, nelle visioni del futuro, nelle visioni di questa assemblea mondiale che si rimette insieme. Quindi è veramente il punto fondamentale di ripresa tra frammentazioni e connessioni". Glisenti sottolinea anche che "la comunità religiosa cristiana che abita in quei Paesi è una comunità molto forte, molto numerosa, che ha un ruolo attivo. Tanto è vero che durante l'Expo di Dubai, per coincidenza, accadrà quello che è uno dei frutti, uno dei risultati dell'accordo sulla Fratellanza umana firmato da papa Francesco ad Abu Dhabi quasi due anni fa: la nascita della 'Città di Abramo', una nuova città religiosa con una moschea una chiesa e una sinagoga. Questo sarà il segno anche fisico, tangibile di questa riunificazione possibile tra le religioni e le culture".

"In un'Expo, quella di Dubai dell'anno prossimo, il cui tema è 'Connecting Minds' - afferma lo storico delle religioni Alberto Melloni - connettere le menti, ci è sembrato giusto proporre una 'connessione fra le anime': una connessione che mette tutti davanti alle proprie responsabilità anche per quanto riguarda il dialogo interreligioso. Non è vero, come dice un certo dialogo interreligioso un po' sempliciotto, che le religioni sono per la pace - osserva -: le religioni sono un materiale, e possono essere usate per fare del bene o per fare del male. La cosa cambia a seconda della quantità di impegno intellettuale, della conoscenza, della responsabilità morale che ci si assume". "In un palcoscenico come quello di Dubai - spiega Melloni - ci sembra giusto mettere in mostra questo, e che anche il nostro Paese europeo metta in mostra la propria cultura del dialogo, dei lumi interiori e i lumi esteriori, che possono dare prospettiva di futuro perché altrimenti non c'è per nessuno". Secondo Melloni, la stessa enciclica di papa Francesco 'Fratelli tutti', per quanto riguarda lo sforzo di "conoscenza dell'altro all'interno della propria tradizione religiosa, saper vedere l'altro non come un nemico ma come in fratello o una sorella all'interno del proprio sistema", "dà un'indicazione molto ben ricevuta di un percorso estremamente importante: in un certo senso il percorso che ci sta davanti verso Expo Dubai, l'anno prossimo l'Italia presiederà il G20 e avrà anche un G20 Interfaith e un G20 Education. Sono tutte cose che vanno nella direzione di ridare e riprendersi, da parte degli Stati e delle culture, una responsabilità forte davanti a quella che oggi è una delle sfide più difficili del pianeta". In questo cammino, quindi, "c'è un'importanza per l'Italia", anche perché "il percorso che avrebbe dovuto essere dall'Expo al G20 l'anno prossimo si invertirà. e ci sarà il G20 italiano prima dell'apertura di Expo, e il G20 italiano penso sarà un momento nel quale quelli che sono i grandi orizzonti di una diplomazia multilaterale potranno essere rimessi a fuoco e la partecipazione di tutti i paesi che vi fanno parte. E lì - aggiunge Melloni - le religioni rappresenteranno la grande massa di umanità che dentro il G20 non è rappresentata". "Quello che noi ci aspettiamo - sottolinea - è che l'appuntamento con 'Connecting Souls', che è questa giornata che vogliamo fare nell'Expo di Dubai su questo tema, possa essere il luogo nel quale si possa far vedere come fra quello che è il sapere teologico, fra quella che è la ricerca filosofica e quella che è l'azione pragmatica e la dimensione diplomatica e politica, ci può essere un punto d'incontro, si possano trovare piccole cose che possono stare scritte sulla 'parva carta', con le quali si riesce a trasformare il grande orizzonte dell'utopia, senza la quale il tetto del mondo ci cascherà sulla testa, in quelli che saranno i risultati concreti e rappresentabili che possono fare il bene dei singoli esseri umani che oggi soffrono, in quel quadrante e altrove, della guerra".

Nelle iniziative del Padiglione Italia a Expo Dubai sul tema del dialogo interreligioso e interculturale avrà un ruolo decisivo anche l'Unesco: la dimensione dell'education è infatti condizione necessaria per questo dialogo. "Il ruolo dell'Unesco è fondamentale semplicemente guardando alla sua costituzione che 75 anni fa mise al centro un principio di progetto educativo per un mondo da ricostruire dopo la Seconda Guerra Mondiale: costruire la pace nella mente degli uomini. Tutte le situazioni di conflitto nascono nelle menti degli uomini, è lì che bisogna agire", spiega in un Forum dell'ANSA la vice direttrice generale dell'Unesco, Stefania Giannini. "Quanto questa crisi sanitaria abbia avuto un impatto drammatico sui sistemi educativi del mondo, lo si vede in molti Paesi e chiaramente anche in Italia - prosegue -. Ha costretto dalla mattina alla sera 190 Paesi a trasformare le loro classi in classi virtuali e non tutti ce l'hanno fatta perché la connettività non è ancora un diritto acquisito per tutti nel mondo. Ma anche perché questa crisi, e l'Unesco lo ha detto subito, ha esaltato le diseguaglianze". Giannini vede come punti centrali "lavorare sull'educazione come un diritto fondamentale che deve essere garantito a tutti, e lavorare sulla dimensione sostanziale dell'educazione, che nella nostra agenda 20-30 è il concetto dell'educazione alla cittadinanza responsabile e consapevole, educazione alla sostenibilità, trasmissione di conoscenza sul mondo che ci circonda, il pianeta, l'ambiente, la natura e la necessità di rispettarla e proteggerla". "Ma trasmettere anche conoscenza sugli altri - aggiunge -, sulla diversità culturale religiosa e il rispetto che nasce quando si conosce questa diversità, per costruire un sistema di convivenza che sia il veicolo per la prosperità per tutti, sud-nord-est-ovest: questo è in sintesi estrema l'ambizioso, straordinario progetto dell'agenda 20-30, e l'educazione è al centro di queste politiche". E per Giannini, "quello che stiamo facendo riguarda questa straordinaria utopia, che può essere tradotta in contenuti, in azioni concrete, che i governi assumono la responsabilità di mettere in atto". La vice direttrice dell'Unesco pone l'accento anche sul Patto educativo lanciato da papa Francesco, che - afferma - "è un patto veramente rivoluzionario, perché chiama a mettere la persona al centro in tutti i sistemi educativi, a prendere, da parte dei governi, responsabilità molto precise su un'educazione che trasmetta valori e su un'educazione che rispetti la diversità plurale, e in qualche modo superi i molti punti di differenza e a volte anche di barriera". "Quindi io vedo nel prossimo anno, da Roma Vaticano a Roma G20 (a presidenza italiana, ndr) a Expo Dubai, passando per Parigi, dove ha sede l'Unesco, un percorso straordinario che ci impegna tutti ma che ci dà grandi potenzialità - conclude -. Ed Expo Dubai credo possa essere una tappa importante in questo percorso che ci porta verso una nuova architettura della pace".

Gli Emirati Arabi Uniti, che l'anno prossimo ospiteranno l'Esposizione Universale a Dubai sul tema "Connecting Minds"  - ricorda mons. Paul Hinder, vicario apostolico dell'Arabia Meridionale - si sono posti negli ultimi anni al centro del dialogo tra culture e religioni, che è stato portato avanti dalla Santa Sede con il Documento sulla Fratellanza umana firmato ad Abu Dhabi da Papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar Amad Al-Tayyeb, vera fonte di ispirazione nel percorso verso una comunità internazionale inclusiva e fraterna. "Tra poco saranno due anni da quando il Patto della Fratellanza è stato firmato ad Abu Dhabi nel frattempo siamo stato testimoni degli Accordi di Abramo, che hanno promosso iniziative diplomatiche, economiche ma pure culturali e religiose impensabili ancora pochi anni fa". "Il dialogo interreligioso continua - spiega il vescovo svizzero - e ha effettivamente acquistato un significato anche politico. E' importante mantenere questa dinamica nel tempo post-pandemia. Viviamo un processo che coinvolge l'intero sistema delle relazioni del Medio Oriente, come pure nel Mediterraneo e in Asia". Per mons. Hinder, "le comunità religiose di queste aree del mondo già giocano e sicuramente giocheranno anche nel futuro un ruolo importante. Sono loro che sono chiamate a contribuire allo smontaggio dei muri mentali e reali che sono stati costruiti in passato tra le diverse fasce delle società, tra nazioni e tra religioni". "E' giunta l'ora - aggiunge - di formare alleanze tra le forze che sono pronte ad affrontare le sfide in comune, cioè di superare i conflitti, di lottare l'ingiustizia e la povertà, di far rispettare la dignità e i diritti basilari di tutti gli esseri umani, cittadini come migranti temporanei".

Il G20 delle religioni, l'Interfaith Forum, che si svolgerà a Bologna nel prossimo autunno, in concomitanza con l'avvio dell'Expo di Dubai - spiega il cardinale arcivescovo del capoluogo emiliano, Matteo Maria Zuppi - sarà un'occasione per un confronto che dimostri quanto i punti che uniscono le fedi di tutto il mondo siano più rilevanti di quelli che le dividono, ponendo le basi per un avvicinamento tra i popoli. "Siamo all'inizio di questo dialogo, non è certamente il primo caso, c'è una storia che ci precede ma una storia oggettivamente molto breve che ha tanto bisogno di crescere". "E' una storia che si deve confrontare con tanti nemici ma oggi il vero nemico è la pandemia della guerra - sottolinea il porporato -. Non c'è soltanto la pandemia del Covid 19, ci sono tante pandemie, e quella della guerra è quella su cui ci dobbiamo confrontare". "Per me come cristiano - prosegue Zuppi - il fatto che ci sia un G20, di venti Paesi di credenti che si trovano per discutere assieme per guardare assieme le sfide del mondo, e soprattutto per cercare la pace, è un motivo di grande soddisfazione". "Qui a Bologna stiamo preparando quest'incontro - osserva -. Bologna è la città dell'incontro, è l'università più antica dell'Europa, dove da sempre tanti sono venuti per conoscere e per conoscersi. Quindi è un luogo del dialogo, di relazioni internazionali, dove cercare assieme di capire i segni di pace e i segno di guerra, e per essere saldi, tutti, nel pregare per la pace, nel fare penitenza per la pace, nell'operare per la pace, nel trovare il tanto che ci unisce". "Quello che ci unisce, infatti, non è poco - aggiunge il cardinale -. Ciò che ci unisce è che tutti possiamo trovare nelle tradizioni a cui apparteniamo la ragione del rispetto e dell'amicizia verso l'altro". "E chi non sa trovare nella propria fede le ragioni dell'altro - conclude - non ha una fede ma un ideologia, che può pretendere di parlare in nome di Dio ma in realtà è la voce del divisore. Perché nella nostra fede, nella fede di ciascuno, siamo tutti invitati a capire le ragioni dell'altro. E quindi a incontrare l'altro".

In studio Paolo Glisenti, Commissario Italia per Expo Dubai e Alberto Melloni, storico delle religioni.
Modera Stefano Polli, vicedirettore ANSA.
In collegamento Stefania Giannini, Vice Direttrice Generale Unesco. Contributi di Stefano Girotti Zirotti, giornalista Rai Vaticano, il cardinale Matteo Zuppi, Arcivescovo Bologna, Mons. Paul Hinder, Vicario Apostolico dell’Arabia Meridionale che comprende Yemen, Oman ed Emirati Arabi Uniti, KhadijaTaufiq, membro del Programma Peer Mentoring Padiglione Italia.

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