Giuseppe Mentessi (1857-1931) - Artista di sentimento

Ferrara - Mostra

 
Il percorso artistico di Mentessi e la sua adesione alle tematiche sociali sarà riassunto da tre dipinti particolarmente significativi:
Visione triste; Ora triste; Ramingo - e dai loro bozzetti e disegni preparatori, per seguire il processo creativo, dall’invenzione del soggetto alla sua trasposizione su tela.
 
Esemplare in tal senso è il dipinto Visione triste, proveniente dalla Galleria Ca’ Pesaro di Venezia, proposto accanto al bozzetto inedito a pastello, a grandezza naturale, recentemente acquistato da AssiCoop, e di una selezione significativa della lunga serie di disegni eseguiti dall’artista nella preparazione dell’opera.
 
La grande tempera a tecnica mista, esposta alla Biennale veneziana del 1899 e premiata con una medaglia d’argento all’Esposizione Universale di Parigi nel 1900, segna il passaggio di Mentessi da una rappresentazione naturalistica della realtà alla sua trasfigurazione in termini simbolici. Concepito inizialmente come opera di denuncia della condizione contadina nella Pianura Padana, resa tragica dalla diffusione della pellagra, nel corso della sua elaborazione il dipinto assume la forma di un’allegoria religiosa, un calvario contadino. Il grande bozzetto che in quest’occasione si presenta per la prima volta al pubblico rappresenta l’anello di congiunzione fra gli studi condotti a matita dal vero sui modelli e la loro trasposizione in pittura secondo una personale interpretazione del divisionismo che porta l’artista ferrarese a stendere il colore in lunghi filamenti.
 
Altre due opere definiscono i termini dell’adesione di Mentessi alle tematiche del realismo sociale. Ora triste, di cui si espongono in mostra due disegni e il bozzetto a olio delle Gallerie d’Arte Moderna di Ferrara, fu presentata alla prima Triennale di Brera a Milano nel 1891. Una malinconica intonazione azzurrina accentua l’ispirazione sentimentale del dipinto, che fu salutato dalla critica progressista come un superamento del brutale realismo verista fino allora imperante.
Vent’anni più tardi, mutato ormai il clima artistico, Ramingo, conservato al MASI - Museo d’Arte della Svizzera Italiana di Lugano, esposto alla Biennale del 1909 chiude la fase più felice e innovativa dell’opera di Mentessi. Il confronto con il bozzetto proveniente dalle collezioni ferraresi della Banca Popolare dell’Emilia Romagna rivela come, anche in questo caso, il dialogo silenzioso fra il povero pellegrino e il Cristo sofferente sia frutto di un ripensamento in chiave simbolista e religiosa di una prima idea per l’opera, raffigurante una madre col bambino. I disegni per le due figure principali del dipinto, gli studi per lo sfondo architettonico – paragonabile a una quinta scenografica barocca – e le incisioni con cui Mentessi rielabora alcune delle sue opere più celebri, rivelano il saldo possesso degli “strumenti del mestiere”, frutto di una solida formazione accademica e di decenni di insegnamento dei fondamenti del disegno, della prospettiva e del paesaggio.
 
La mostra si chiude con una selezione di disegni provenienti dal ricco fondo di opere grafiche di Mentessi nelle collezioni di AssiCoop, che permette uno sguardo nel laboratorio dell’artista: dalle prime idee abbozzate su fogli di fortuna a studi dettagliati pronti per essere riportati sulla tela. A questi si aggiungono i molti fogli di taccuino fitti di annotazioni, in cui sono acutamente colti scorci di paesaggio, testimonianze di una felice attività artistica quotidianamente praticata da Mentessi fin negli ultimi giorni di vita.



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