Società & Diritti

Adolescenti a rischio, come aiutarli?

I giovani che commettono un reato sono meno di quanto pensiamo. Ecco chi sono e come prendersene cura

Attività di supporto per ragazzi in difficoltà della cooperativa Arimo © Ansa
  • di Agnese Ferrara
  • 16 giugno 2021
  • 20:16

Gli italiani pensano che i teenagers, ragazzi e ragazze, che hanno commesso un reato nel nostro paese siano centinaia di migliaia (750.000 per l’esattezza), invece nel 2020 sono stati 30.000 (in calo rispetto all’anno precedente). Solo un italiano su dieci si avvicina alla stima corretta, mentre due adulti su tre sono convinti che i reati minorili siano addirittura aumentati nell’anno della pandemia. La fotografia di quanto se ne sappia poco del mondo dei teenagers a rischio devianza (e quindi di quanto si rischia di perdere l’opportunità di riscatto dei nostri ragazzi) è stata scattata in occasione della presentazione del primo osservatorio annuale dedicato agli adolescenti in difficoltà in Italia. L’indagine, condotta su 1.000 casi rappresentativi della popolazione italiana di 16 anni e più su tutto il territorio nazionale, è stata realizzata dall’agenzia Kantar per la cooperativa sociale Arimo che si occupa di reinserire i ragazzi a rischio (abbandonati dalle famiglie e/o sottoposti già a misure penali) attraverso un progetto educativo orientato ad un percorso di crescita attraverso l’apprendimento e il lavoro. L’associazione ha diverse sedi fra le aree di Pavia e Milano con case comunità, ‘spazi neutri’ di accoglienza e supporto, servizi di orientamento, una biblioteca sociale ed una falegnameria (info su www.arimo.eu ).
La nuova ricerca ci mette di fronte ad un dato di realtà mostrandoci come la percezione sia diversa dalla realtà ma approfondisce anche un aspetto altrettanto sensibile: l’elevata disponibilità dei cittadini ad aiutare questi ragazzi, anche in prima persona, bocciando la strada più battuta, cioè la detenzione. Solo il 16%, si legge nella ricerca, ritiene che la detenzione sia lo strumento più indicato: 1 adulto su 3 pensa invece che possano essere molto più efficaci le comunità educative (in cui il tasso di recidiva è di circa il 20% rispetto al 60% di chi sconta la pena in carcere) e il 17% chiede nuovi strumenti. “Il 60% degli italiani si dice disponibile ad aiutare chi si occupa di minori in difficoltà. Una percentuale che per il 64% è rappresentata da appartenenti alla cosiddetta Generazione Z, ovvero ai nati fra il 1997 e il 2010. E anche questo ci dice molto sulle nuove generazioni. In sostanza, la delinquenza minorile pare più invisibile che impossibile, - ha spiegato Federico Capeci, CEO di Kantar.


“L’unico modo per cambiare un destino che sembra essere già segnato da contesti sociali emarginanti o da pregresse esperienze fallimentari è mettersi al fianco di questi ragazzi, con responsabilità e fiducia, - ha precisato Lamberto Bertolè, filosofo, insegnante al Liceo Scientifico A. Volta di Milano, presidente del Consiglio comunale di Milano e presidente di Arimo. - Siamo convinti che un adolescente che commette un reato stia chiedendo spesso, inconsciamente, aiuto al mondo adulto. Le risposte che possiamo dare, che possono essere anche sanzionatorie, devono soprattutto essere risposte responsabilizzanti e non passivizzanti, come quelle della detenzione”.
Quali strade alternative alla detenzione? La risposta arriva sopratutto dal mondo del volontariato ma è insufficiente. “Costruire risposte attive significa lavorare insieme per costruire nuove basi per il proprio futuro, - ha sottolineato Bertolè. - Le realtà come Arimo che svolgono attività di questo tipo non sono abbastanza e c’è sempre più bisogno di personale competente, per poter aiutare non solo i minori che commettono reato, ma tutti gli adolescenti che si trovano in difficoltà. Chiediamo a tutti di unirsi a noi per attivare nuove sinergie e intervenire prima e meglio in favore di questi giovani”.

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