Società & Diritti

Hollywood diventerà green? I blockbuster inquinano e ormai svolta è necessità

Analisi dell'impronta di carbonio, progetti di compensazione e filiera local le soluzioni

The Day After Tomorrow © Ansa
  • di Alessandra Magliaro
  • 04 luglio 2021
  • 19:17

 "I film blockbuster di Hollywood hanno una impronta ambientale media di 3.370 tonnellate di anidride carbonica mentre i film di piccole dimensioni 391 tonnellate: se pensiamo che un'auto a gas ne emette circa 5 tonnellate l'anno, possiamo capire il peso inquinante di questa industria. I dati sono nel rapporto pubblicato da Studio Production Alliance (SPA) dedicato all'impronta di carbonio media delle produzioni. Tra lungometraggi e prodotti per la televisione, il fattore che ha maggiormente inciso sull'impatto di carbonio è stato il consumo di carburante nei veicoli di produzione e nei generatori". Lydia Dean Pilcher, vincitrice di due Emmy Award e nominata all'Oscar in un'intervista all'ANSA, anticipa i dati e spiega la necessità della svolta green ad Hollywood.
Con Katie Carpenter, pluripremiata produttrice di documentari specializzata in temi ambientali ha fondato la Green Task Force della Pga (i produttori americani): intervengono il 9 luglio al panel "Production Goes Green!" moderato da Chiara Sbarigia, presidente di Istituto Luce Cinecittà nell'ambito della prima edizione dell'Audio-Visual Producers Summit, in programma a Matera dal 7 al 10 luglio. Trend del mercato, diversity e produzioni green sono i temi al centro della quattro giorni dell'evento organizzato dalla Lucana Film Commission per APA-Associazione Produttori Audiovisivi.
"Da oltre 10 anni è cresciuto e si è sviluppato sempre di più un movimento internazionale nell'industria dell'intrattenimento che vuole assumersi la responsabilità dell'impronta ambientale delle produzioni e favorire i modi di ridurre il nostro significativo impatto in termini di carbonio, acqua e rifiuti. In America siamo a conoscenza di sforzi significativi tra cui CineRegio Green (una rete di 49 fondi cinematografici regionali in Europa istituiti da 12 Stati membri dell'UE e da Norvegia, Svizzera e Regno Unito) e Albert (wearealbert.org) nel Regno Unito. Negli Stati Uniti, l'iniziativa Producers Guild of America Green ha collaborato con un consorzio di studi di Hollywood, streamer e società di produzione per sviluppare Green Production Guide, con l’obiettivo di fornire a tutti gli operatori le migliori pratiche, risorse e strumenti utili, tra cui un calcolatore di carbonio", racconta la Lydia Dean Pilcher.

Quali resistenze si stanno trovando? "Le produzioni necessitano di alternative immediatamente disponibili, per cui abbiamo bisogno che la catena di approvvigionamento stia al passo con l'ideazione. Identificare le lacune dei fornitori green e le migliori fonti di energia rinnovabile, ad esempio eolica e solare, è in questo senso fondamentale. L'idea - spiega Lydia Dean Pilcher - è applicare il 'green' a tutto quello che è produzione: possiamo definirci “cittadini del clima” per il quartiere, per la comunità di appartenenza, e per politiche locali e nazionali. Nelle nostre produzioni possiamo lavorare a stretto contatto con le comunità in cui filmiamo e trovare modi per portare soluzioni positive sul campo, dove necessario. Oltre a gestire le emissioni di carbonio sulle nostre produzioni, la sponsorizzazione di progetti di sostenibilità (piantare alberi, fornire serbatoi di acqua piovana, compost toilet senz'acqua, ecc.) può essere utilizzata per compensare le nostre impronte di carbonio". Non solo nel modo di produrre ma anche sulle tematiche la consapevolezza green può fare tantissimo: "Abbiamo la capacità di cambiare cultura e promuovere l'alfabetizzazione ambientale. I contenuti climatici possono essere un tema importante – come in "The Day After Tomorrow" o "The Handmaid's Tale" - e il messaggio ambientale può essere anche parte integrante delle scene di un film o di una serie per indurre al comportamento sostenibile".


Secondo i protocolli green con cui lavora la Green Task Force della Pga "ogni produzione è unica e per ciascuna deve essere contemplato fin dall'inizio un piano d'azione su misura per l’impatto di carbonio. È importante fare una prima valutazione di tutte le condizioni specifiche di una singola produzione per stabilire e concordare obiettivi realizzabili. Abbiamo tutti bisogno di aumentare i nostri sforzi in questo senso. Il primo passo è analisi dell'impronta di carbonio prima di iniziare una produzione, per stabilire un livello base da cui ridurre le emissioni". 

La consapevolezza di un diverso approccio ambientale non è un tema solo per i produttori "i disastri climatici sono riportati quotidianamente sulle prime pagine dei nostri principali giornali. Il nostro mondo viene sempre più ridefinito dall'impatto del degrado del nostro pianeta. Vivere una pandemia ha sicuramente fornito molte lezioni su quanto risultiamo impreparati di fronte alle emergenze. La scala di decarbonizzazione necessaria per raggiungere i nostri obiettivi è enorme. Più punti d’incontro riusciamo a trovare per lavorare insieme, più possiamo essere fiduciosi per il futuro. La Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici ha dato un’impostazione alle industrie dello sport e della moda e ora sta aspettando che l'industria cinematografica e televisiva faccia la sua parte nel soddisfare l'accordo di Parigi e l'Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile. Ciò include il raggiungimento del 100% di energia rinnovabile entro il 2040 e zero emissioni nette entro il 2050. Il nostro settore trarrà vantaggio dalla creazione di coalizioni e dalla condivisione di conoscenze ed esperienze su best practice, sistemi di certificazione, incentivi, strategie di formazione e leadership. È necessario un certo livello di standardizzazione per mantenere queste pratiche efficienti e, per le produzioni, facile da applicare, dato che lavoriamo tutti a livello globale".

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