Smart mobility: Israele incubatore, da parcheggi a big data

Italia partecipa allo sviluppo, costi in calo per piccoli centri urbani

Redazione ANSA ROMA

(AN Parcheggi intelligenti, condivisione di spazi per la sosta, monitoraggio e snellimento del traffico con un occhio all'ambiente e l'altro ai costi: è la smart mobility che sempre più sta prendendo piede in Israele, Paese ormai diventato incubatore di startup e aziende ad alto tasso tecnologico. Se ne è parlato nel corso dello "Smart Mobility Digital Event" organizzato dall'Ambasciata d'Israele in Italia, in collaborazione con il Consolato Onorario d'Israele in Toscana, Confindustria Toscana e Confindustria Firenze, durante il quale si sono confrontati sul tema aziende, istituzioni, ricercatori.
    La smart mobility e la trasformazione dei modelli di urbanizzazione - è emerso - sono fondamentali per uno sviluppo davvero sostenibile. E così alcune best practice si sono presentate, svelando un mondo nuovo basato essenzialmente sulla tecnologia. Tramite app, ad esempio, è possibile mettere in contatto proprietari di spazi per la sosta e automobilisti per assicurarsi un parcheggio quando si arriva a destinazione con la propria vettura. Così come è cosa reale monitorare il traffico in movimento, trovare stalli per la ricarica di vetture elettriche e pagare soltanto per quel che si consuma, in termini di tempo, spazio ed energia. Altro comparto in forte espansione è quello della razionalizzazione del trasporto pubblico: non solo quando un autobus o una metropolitana, ma anche come razionalizzare le corse e venire incontro alle reali esigenze dell'utenza. Tutti settori, quelli citati, che vedono anche l'Italia impegnata sia nello studio che nell'adozione dei nuovi strumenti.
    Un ruolo determinante lo giocano i big data: tutte le informazioni raccolte tramite app - uso dei servizi, comportamento degli utilizzatori etc - vengono analizzate per monitorare la qualità del servizio e migliorarlo.
    Quel che stupisce, ed è stato sottolineato da diversi relatori, è l'entità dei volumi necessari per ammortizzare i costi di lancio dei singoli servizi. Già una cittadina di 40-50mila abitanti ha sufficiente capienza per garantire, in tempi brevi, che l'investimento diventi redditizio. In piena controtendenza con quanto fin qui accaduto: alcuni servizi sono stati attivati in megalopoli statunitensi o asiatiche, proprio per un problema di 'numeri', oltre che di infrastrutture.
    Numerose le aziende che sono disposte a investire, anche in realtà medio piccole: chiedono soltanto - e per l'Italia non è poca cosa - tempi certi per la realizzazione e contributi facilmente reperibili. In cambio, forniscono tutta o in parte la strumentazione - telecamere, colonnine, sensori, sviluppo delle app - per rendere operativi i servizi.
    Israele insomma, ancora una volta, si dimostra 'laboratorio' delle nuove tendenze che fa scuola nel mondo: negli ultimi venti anni, il numero di aziende israeliane attive nei settori sharing mobility, fleet management, big data per il trasporto, connected car, guida autonoma e mobilità elettrica è notevolmente cresciuto. Ad oggi, circa 600 startup, oltre 200 gruppi di ricerca e più di 2000 imprenditori operano nell'automotive israeliano, che ha saputo attrarre negli ultimi cinque anni 22 miliardi di investimenti. General Motors ha stabilito un Centro Tecnico Avanzato di R&S in Israele e altri leader mondiali del settore, come FCA, BMW, Daimler e Toyota attingono dalla regione innovazione e componenti auto.
   

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