Fornitori auto: sì ad aggregazioni, ma senza cedere redini

Studio Anfia con Ey, aziende vogliono garantire occupazione

Redazione ANSA TORINO

 I fornitori automotive italiani sono favorevoli a operazioni di integrazione e fusione, ma ci sono alcuni ostacoli: la scarsa propensione a cedere le redini dell'azienda, seguita dalla volontà di garantire la continuità occupazionale dei propri dipendenti e, infine, dalla tendenza a voler mantenere un ruolo manageriale nella nuova realtà. Emerge da uno studio dell'Anfia, in collaborazione con Ey, dedicato all'analisi della propensione dei fornitori automotive italiani a operazioni di integrazione e fusione. Il 34% del campione sostiene che non ci siano politiche industriali a supporto del settore e auspica un intervento del governo.
    Dallo studio emerge un impattato pesante della pandemia sul fatturato 2020: il 50% delle aziende ha subito una riduzione tra il 10 e il 20% e il 36% tra il 20 e 40%. Solo il 14% del campione non ha subito impatti o è cresciuto nel business. La riduzione del fatturato stressa il sistema aziendale e rende più evidenti le inefficienze, alle quali si può rispondere con attività di miglioramento della performance o andando ad aggregarsi con altre realtà, sfruttando sinergie commerciali e di costo.
    Anche l'avvento delle nuove tecnologie influenzerà il modello di business di molte aziende. Nel sondaggio, infatti, più del 75% delle aziende ritiene che le nuove tendenze della mobilità avranno un impatto rilevante sul futuro della propria azienda, ma, al tempo stesso, il 67% delle imprese non reinveste più del 6% del fatturato in Ricerca e Sviluppo: è da questi risultati che emerge il timore per il profondo mutamento settoriale già in atto. 
   

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