Il centro di controllo a Cape Canaveral dedicato a Rocco Petrone

L'italo-americano che dette il 'go' alla missione Apollo 11

Enzo Quaratino ROMA

 Da Kennedy a von Braun, da Johnson a Debus, tra i protagonisti della storica avventura che 42 anni fa portò l' uomo sulla Luna, ce n'è uno che ha avuto un ruolo decisivo, come direttore del lancio e successivamente responsabile di tutto il programma Apollo. Si chiamava Rocco Petrone, e, come racconta il suo italianissimo nome, era figlio di una coppia di emigranti arrivati in America negli anni Venti partendo da Sasso di Castalda, un piccolo centro di montagna in provincia di Potenza.

Il suo ruolo d'eccellenza nelle attività spaziali americana trova ora un ulteriore riconoscimento nella decisione di intitolare proprio a Rocco Petrone, morto nel 2006, il centro di controllo del Kennedy Space Center di Cape Canaveral, come ha comunicato all'Associazione degli ex dipendenti della Nasa la neo-direttrice del centro spaziale Janet Petro. La richiesta di intitolare all'ingegnere di origini lucane il centro di controllo - che fu realizzato proprio da Petrone e alla sua formidabile squadra di circa 500 ingegneri - era stata avanzata dall'associazione degli ex dipendenti, tra i quali alcuni ex collaboratori ancora in vita, in occasione delle celebrazioni del 50/o anniversario della missione Apollo 11.

Rimasta un po' nell'ombra - forse per scelta dello stesso protagonista che preferiva le interminabili riunioni con ingegneri e tecnici della sua squadra ai microfoni e alle telecamere - la figura di Rocco Petrone, assoluto protagonista nella corsa allo spazio, è venuta fuori ben dopo il 20 luglio 1969, quando gli astronauti americani piantarono la bandiera a stella e strisce sul suolo lunare.

Di lui, delle sue origini italiane, della sua vita di scienziato e del suo appuntamento con la Luna che lo ha consegnato alla Storia ha raccontato il giornalista Renato Cantore nel volume "Dalla Terra alla Luna", edito due anni fa da Rubbettino: una biografia della "tigre di Cape Canaveral", come era soprannominato.

Nato ad Amsterdam, un piccolo villaggio dello Stato di New York, nel 1926, dove si erano trasferiti i suoi genitori partiti dalla Basilicata, Petrone non aveva ancora sei mesi quando il padre morì in un terribile incidente, travolto da un treno.

A 17 anni fu ammesso all'Accademia militare di West Point. Diventato ufficiale dell'esercito americano, completò gli studi al Massachusetts Institute of Technology e fu uno dei maggiori esperti di missili e rampe di lancio. Voluto alla Nasa dal barone von Braun, considerato il capostipite del programma spaziale americano, lavorò alla costruzione del Saturno V e della mitica rampa di lancio 39 da cui partirono gli astronauti verso la Luna. Poi fu promosso direttore del programma Apollo. Con lui era proibito sbagliare o, peggio, divagare.

Famose le sue passeggiate per la sala controllo quaranta minuti prima del lancio per controllare che la concentrazione di tutti fosse al massimo anche dopo ore di lavoro, mitiche le sue sfuriate, proverbiali le sue check-list, i controlli che tutti erano tenuti a eseguire con estrema attenzione nei lunghi mesi di preparazione dei lanci: solo quella sul modulo lunare comprendeva ben 30mila operazioni. Fu lui, il 16 luglio 1969, a dare il "go" alla missione che portò l'uomo sulla Luna. Al culmine della carriera, divenne il numero tre della Nasa, che lasciò nel 1975. Mori a ottant'anni a Palos Verdes Estates, una cittadina costiera della California, dove si era ritirato per dedicarsi ai suoi studi sulla guerra civile americana. (ANSA).

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