Mostre: Soshana e Giacometti, i volti raccontano

A Stampa, in Svizzera, l'intenso rapporto tra i due artisti

Redazione ANSA ROMA

(di Luciano Fioramonti) (ANSA) - ROMA, 11 LUG - ''Ho amato Alberto Giacometti in modo reale e spirituale e vigeva tra di noi un sentimento che si spingeva oltre le parole''. Cosi Soshana, nome d' arte di Susanne Schüller, scriveva nel 1979 nei suoi diari del legame con il grande scultore svizzero. A quel rapporto lungo e intenso gli Amici del Centro Giacometti di Stampa, nel Cantone dei Grigioni, dedicano fino al 29 agosto la mostra che riunisce nove opere su carta, 27 dipinti - tra cui il celebre ritratto dell' artista del 1963 - e una serie di lettere che il maestro inviò alla pittrice austriaca, provenienti dalla collezione del figlio Amos Schüller. ''I volti di Soshana e Giacometti. Memoria, Assenza, Trauma'', curata dalla storica dell' arte dell' Università di Zurigo Virginia Marano, descrive la poetica della pittrice ma è soprattutto il racconto di un'amicizia profonda.
    Soshana, nata a Vienna nel 1927, emigrò con la famiglia nel 1938 in America in seguito alle leggi razziali naziste. Alla Washington Irving High School conobbe il pittore Beys Afroyim, divenuto poi suo marito. Cominciò ad usare il suo nome d' arte nel 1948 in occasione di una mostra al Circulo de Bellas Artes a L' Avana. Nel 1952 si trasferì a Parigi dove frequentò l'ambiente artistico e conosce Bazaine, Brâncusi, Calder, Chagall, Ernst, Klein, Kupka, Picasso, Sartre, Zadkine e naturalmente Giacometti. Nella capitale francese, dove la stampa la definiva ''Cassandra della tela'', usò come studio gli spazi che furono di Derain e Gauguin.
    Le opere in mostra indagano il rapporto tra spazio, storia, genere e sessualità in cui il legame con l'opera di Giacometti si manifesta nello studio figurativo inserito in uno spazio immaginario. Una galleria di ritratti, volti, figure sottili che si appoggiano a tende scure o si proiettano su sfondi dorati, e si possono dividere in tre gruppi. Il primo, che comprende il ritratto di Isaku Yanaihara- filosofo giapponese di riferimento per Giacometti- rappresenta una riflessione sul ruolo della memoria; il secondo, in cui i volti ritratti richiamano il profilo dello scultore e sottolineano l'incontro tra i due artisti, riguarda il mistero dell'assenza; il terzo è dedicato al trauma della guerra, in cui entra con forza l' esilio vissuto dalla pittrice. Dai volti di Soshana e Giacometti traspare ''la loro comune ricerca dell'assoluto inteso non come perfezione artistica, ma come possibilità di rendere il visibile, da un punto di vista artistico''. Nel 1957 Soshana fu invitata dal Ministero della Cultura cinese a esporre al Palazzo Imperiale di Pechino. Nel 1959 visitò e ritrasse Albert Schweitzer in Gabon. Nel frattempo, avvicinatasi al movimento d' avanguardia europeo CoBrA, si pose nel contesto dell'arte informale e astratta. Viaggiò in Messico, Caraibi, Thailandia, Bali, Australia, India, Nepal, Afghanistan e Iraq. Nel 1972 si trasferì prima in Israele e poi a New York.
    Negli anni Ottanta tornò nella sua Vienna, dove è morta nel 2009. (ANSA).
   

 RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA
Modifica consenso Cookie