I Cercatori di Luce, la Natura e il destino del Pianeta

A Locarno la videoart di Giuliana Cunéaz con Angela Molina

Redazione ANSA LOCARNO

(di Marzia Apice) (ANSA) - LOCARNO, 27 OTT - La Natura come madre che rigenera e che dal buio conduce verso la luce, in un mondo più giusto e rispettoso dell'ambiente e degli esseri umani: è questo il messaggio de "I Cercatori di Luce", la spettacolare videoinstallazione su tre schermi di Giuliana Cunéaz in anteprima al PalaCinema di Locarno dal 28 ottobre al 14 novembre. Fondendo cinema e teatro, il progetto si compone dell'opera filmica della durata di 30 minuti e di una mostra omonima, curata da Valentino Catricalà, che presenta, insieme a fotografie e video di backstage, una serie di abiti creati appositamente dall'artista evocando quanto compare sullo schermo. A due anni dall'ultimo ciak, il lavoro della Cunéaz approda dunque a Locarno, proprio nella location dove è stato realizzato nel 2019 con la coproduzione di CISA, Conservatorio Internazionale Scienze Audiovisive, diretto da Domenico Lucchini. Dall'attrice spagnola Angela Molina ad Aida Accolla, ex prima ballerina della Scala, e Aurora Talarico, la più giovane modella a sfilare per Valentino, da Giulia Staccioli, regista, coreografa e fondatrice dell'Accademia Kataklò, allo storico dell'arte e presidente della Fondazione Burri Bruno Corà, sono tanti i protagonisti importanti di quest'opera coinvolgente e immersiva, concepita prima della pandemia, che, quasi come in una premonizione, si interroga sul destino dell'uomo e del mondo. Del resto "I Cercatori di Luce" ha l'obiettivo non solo di coinvolgere lo spettatore grazie alla perfetta interazione tra l'apparato digitale, il 3D e i corpi reali degli attori e dei danzatori, ma suggerisce anche la necessità di costruire nel prossimo futuro una nuova coscienza etica evocando il potere rigenerativo della natura. Con continui rimandi alla performance, alla danza e al teatro, in un affresco composto da paesaggi nanomolecolari in 3D ispirati ai concetti della fisica quantistica che si relazionano alla fisicità degli artisti coinvolti, come afferma la stessa Molina nell'opera si attua "uno scambio di energie partendo dall'idea che la Terra è corpo vivente. Le tecnologie dialogano con attori e ballerini nell'ambito di un lavoro che vuole intercettare il cambiamento e, non a caso, i costumi che ho creato fanno riferimento ad una realtà multietnica". Proprio gli abiti, realizzati in collaborazione con NABA, Nuova Accademia di Belle Arti, costituiscono il fulcro della mostra: si tratta non di semplici accessori, ma di autentiche opere d'arte che evocano gli stessi paesaggi nanomolecolari, dal costume della Molina, con il riferimento alle incrostazioni di forme minerali viste al microscopio elettronico, al mantello di Corà, che reca il disegno di microrganismi. (ANSA).
   

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