L'anima di Cuba svelata a Roma in 70 scatti

Apre Hotel Habana Libre del fotoreporter Luciano del Castillo

di Marzia Apice ROMA

ROMA - Raccontare un luogo per quello che è, e non per come vorremmo che fosse o come siamo abituati a sentirlo descritto, magari sulla scia di pregiudizi e luoghi comuni. Seguendo con rigore e generosità questo imperativo, il fotoreporter dell'ANSA Luciano del Castillo ha immortalato Cuba e la sua gente, in scatti che hanno il pregio della verità e che ora sono esposti nella mostra "Hotel Habana Libre", in programma dal 16 al 31 luglio presso lo Stadio Domiziano a Roma. Il progetto espositivo, realizzato nell'ambito del festival Roma Fotografia 2021 "Freedom", si compone di 70 immagini a colori e in bianco e nero, nelle quali l'autore palermitano svela una Cuba originale, lontana dalla sua rappresentazione più turistica e dagli stereotipi, lanciata verso il futuro e mai piegata dalle difficoltà quotidiane. I volti rugosi e intensi degli anziani accanto all'esplosiva bellezza dei giovani, e poi donne e uomini che ballano in strada e ragazzi che giocano inseguendo l'eterno movimento delle onde dell'oceano, e ancora le strade invase di gente e di piccole orchestre che suonano: l'anima di Cuba emerge da ogni immagine, lasciando trasparire "ciò che noi ormai abbiamo dimenticato, ossia il senso della gioia del vivere, che forse questo anno difficile ci ha fatto riscoprire", spiega del Castillo. "Noi ci lamentiamo di tutto, non riusciamo più a relazionarci con gli altri. Invece a Cuba le persone vivono modestamente ma sanno dare la giusta priorità alle cose e la solidarietà non manca mai - prosegue -. So che l'isola non è certo un paradiso e ci sono molti problemi, soprattutto ora, dopo due anni di economia ferma a causa della pandemia, eppure quello è un posto in cui i bambini e gli adulti non sono abbandonati a se stessi, dove sono belli gli adolescenti ma anche gli anziani, che non stanno sempre con la badante e non sono relegati solo al ruolo di nonni, ma vivono ancora pienamente la propria vita". Quello che colpisce è lo sguardo sincero con cui del Castillo ha accarezzato luoghi e persone, per cogliere un Paese pieno di dignità e di orgoglio, ricchissimo di vita e di poesia, venato di struggente malinconia e eppure spensierato: nella mostra, il cui titolo si riferisce al cambio del nome dell'hotel di lusso della catena Hilton nell'isola caraibica da Hotel Habana Hilton a Hotel Habana Libre dopo la rivoluzione nel 1959, appare evidente quanto le immagini (tutte scattate prima della pandemia e per questo ora intese come simbolo di libertà ritrovata, di rinascita, di ripartenza finalmente possibile) rappresentino ognuna una storia ancora da raccontare, colta dal fotografo nella sua immediatezza e con tutta la sua autenticità. "Visitare Cuba era il mio sogno da adolescente. Sono riuscito ad andarci nel 2005, e da allora ci sono tornato tutti gli anni", rivela del Castillo. "L'Avana mi ricorda la Palermo della mia adolescenza, ma con qualcosa in più".

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