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Lieto fine a Hollywood, evitato lo sciopero dei tecnici

accordo fatto con produttori salva film e serie in lavorazione

 Lieto fine a Hollywood nella vertenza che da mesi ha opposto i lavoratori "invisibili" dello spettacolo agli studi di produzione di film e serie tv. In extremis, e a 24 ore dalla scadenza che avrebbe comportato uno sciopero di oltre 60 mila tra cameramen, tecnici del suono, costumisti, parrucchieri, truccatori e altro personale di supporto, il sindacato ha trovato un accordo con le major.
    I picchetti davanti agli ingressi degli studi Sony, Disney, Fox, Warner e Paramount erano gia' pronti quando e' arrivato l'accordo. L'intesa, che deve essere ora messa al voto degli iscritti, e' stata sottoscritta dal sindacato (la International Alliance of Theatrical Stage Employees) e dall'alleanza dei produttori: il nuovo contratto triennale prevede pause durante i turni di lavoro tradizionalmente massacranti, un week-end di 54 ore, un aumento del 3% dei salari e una paga minima per i lavoratori a minor reddito: "Possiamo parlare di un 'happy ending' hollywoodiano", ha commentato il presidente della Iatse Matthew Loeb: "I nostri affiliati non hanno ceduto, sono rimasti uniti".
    Gli effetti dello sciopero sarebbero stati immediati, fermando di fatto film e serie televisive attualmente in lavorazione in una Hollywood che sta riprendendosi dopo il lungo lockdown da pandemia. Di fatto per la Alliance of Motion Picture and Television Producers l'andata a Canossa e' stata vantaggiosa: avrebbero perso di piu' col blocco delle produzioni se domani fosse scattata l'astensione dal lavoro. Se indetto, quello dei tecnici di Hollywood sarebbe stato il primo sciopero nazionale nella storia della Iatse in 128 anni.
    Avrebbe interessato non solo l'area di Los Angeles, ma anche nuovi poli di produzione in Georgia, il New Mexico e il Colorado.
    Le parti erano tornate al tavolo delle trattative due settimane fa dopo che i membri del sindacato avevano votato alla quasi totale unanimita' per lo sciopero. Durante i negoziati si erano schierati con i lavoratori "invisibili' dello spettacolo star come Octavia Spencer, Mindy Kaling e Jane Fonda. Anche la Directors Guild of America aveva diffuso un comunicato firmato, tra gli altri, da Steven Spielberg, Christopher Nolan, Barry Jenkins, Ron Howard e Ava DuVernay. (ANSA).
   

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