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Essere Giorgio Strehler, fra teatro e vita

A Festa Roma docu. Su Sky da 13/11

(ANSA) - ROMA, 23 OTT - Se "non siamo pronti umanamente, faremo un teatro che non ha niente a che fare con l'umano, sarà un teatro del disumano". E' fra le frasi di conversazioni, lezioni, interviste, riflessioni, performance, che compongono Essere Giorgio Strehler, il documentario diretto da Simona Risi, che debutta alla Festa del Cinema di Roma per poi arrivare il 13 novembre alle 21.15 su Sky Arte e Now Tv.
    Il film non fiction, realizzato da 3d Produzioni e Piccolo Teatro di Milano, ricco di materiale inedito, tra luoghi, suggestioni, fonde anche prove (comprese quelle del Così fan tutte di Mozart, l'opera scelta per inaugurare il Nuovo Piccolo teatro, che Strehler non fece in tempo a vedere in scena) e regie del maestro del palcoscenico, nato 100 anni fa e morto nel 1997. Si lascia la parola a Strehler (tra le altre voci Giulia Lazzarini e Ottavia Piccolo, e il regista, a lungo suo assistente Lluis Pasqual) unendo il racconto del suo percorso alla vita, dagli inizi a Trieste ai trionfi, con il capitolo fondamentale della creazione con Paolo Grassi nel 1947, del Piccolo Teatro di Milano, in un edificio che era stato luogo di prigionia e tortura utilizzato durante la guerra dalle Brigate nere. "Giorgio mi aveva raccontato che entrando aveva visto per terra le tracce di sangue… è allora che ha deciso di voler creare lì un teatro umano" racconta Andrea Jonasson. "Credo che nessun artista possa mai fare un quadro o recitare se non ha dentro di se' un profondo senso della vita" spiega Strehler. Il viaggio accenna fra i vari temi, anche agli amori, dalla prima moglie Rosita Lupi a Valentina Cortese, da Ornella Vanoni, a Andrea Jonasson e Mara Bugni; le passioni per il mare, gli animali, la poesia e la fantascienza; il Piccolo Teatro 'cresciuto' come fosse un figlio. Fino alla morte improvvisa nel 1997, il giorno di Natale. "Abbiamo partecipato tutti ai funerali - ricorda Ottavia Piccolo - è stata allo stesso tempo una cosa tristissima ma anche gioiosa perché avevamo tutti condiviso qualcosa con una persona speciale. A tutti aveva lasciato qualcosa". (ANSA).
   

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