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Il nostro corpo è pieno di microplastiche. Quali pericoli corriamo?

Ogni settimana mangiamo una carta di credito intera. Lo hanno dimostrato i ricercatori dell’Università di Newcastle, in Australia, che in un recente studio scientifico hanno scelto una metafora decisamente “indigesta” per fare capire a cosa corrispondono i cinque grammi di microplastiche ingeriti a cadenza settimanale da ogni abitante del pianeta. Non è un caso che l’inquinamento da plastica stia diventando una delle principali emergenze ambientali mondiali, con oltre otto milioni di tonnellate di polimeri di vario tipo che ogni anno finiscono in mare, distruggendo l’ecosistema marino per poi finire nel nostro corpo. E in parte restarvi, come ha rivelato uno studio dell’American Chemical Society, che ha trovato microplastiche nei tessuti umani e in organi come fegato, milza, reni e polmoni.

 

COSA SONO

 

Le microplastiche sono frammenti di dimensioni inferiori ai 5 millimetri di diametro; quando il diametro scende a meno di 0,001 millimetri si tratta di nanoplastiche. Come fanno a disperdersi nel mare? Con la degradazione di sacchetti e bottigliette, certo, ma anche per esempio con il lavaggio di capi sintetici o l’abrasione dei pneumatici, come spiega un’analisi del Parlamento europeo.

 

L'IMPATTO SULLA SALUTE

 

Lo studio dell’American Chemical Society ha confermato che il nostro corpo è pieno di microplastiche, a partire dagli organi che più si prestano a trattenerle e filtrarle, come fegato, milza, reni e polmoni. In particolare, è stato trovato quasi dappertutto bisfenolo A, ma anche polietilene, polietilene tereftalato e policarbonato. Gli effetti sulla nostra salute sono ancora sconosciuti, spiega l’analisi del Parlamento europeo, ricordando però che la plastica contiene additivi come stabilizzatori, materiali infiammabili e altre sostanze chimiche tossiche in grado di rappresentare un potenziale pericolo sia per gli animali che per gli esseri umani.

 

LA LOTTA ALLE MICROPLASTICHE

 

Come combattere l’assedio della plastica? Anche in questo campo l’Unione Europea si comporta meglio di altri Paesi, con un inquinamento da micropolimeri inferiore per esempio a quello di Stati Uniti o India, spiega la ricerca della Newcastle University. Ma di strada da fare ce n’è ancora molta, se è vero che dei 25 milioni di tonnellate di rifiuti plastici prodotti ogni anno dal Vecchio Continente ne viene riciclato meno del 30%. Troppo poco. 

 

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