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Scontro post Brexit sulla pesca, sfida navale Gb-Francia

Johnson manda due navi da guerra per proteggere l'isola di Jersey, nella Manica, dal blocco dei pescatori. Parigi risponde, ma poi si negozia

E' rientrata nel pomeriggio la protesta dei pescherecci francesi, che da stamattina stazionavano nelle acque dell'isola britannica di Jersey, nella Manica, per contestare le condizioni imposte nel dopo-Brexit alla pesca francese. Sia Londra sia Parigi avevano inviato navi da guerra sul posto.

Il ritiro delle imbarcazioni francesi, sotto l'occhio delle due navi militari britanniche che tuttora stazionano di fronte a Jersey, territorio dipendente della corona di Londra assieme alle altre Isole anglo-normanne del Canale situate a poca distanza dalle coste del nord della Francia, è avvenuto dopo colloqui negoziali svoltisi nelle ultime ore fra autorità locali e rappresentanti dei pescatori. Colloqui che sono stati definito "positivi" dal ministro degli Esteri di Jersey, Ian Gorst. "E' davvero importante aver avviato un ritiro dall'escalation e dalle minacce sproporzionate (di un possibile blocco dell'isola) innescatesi negli ultimi tre giorni" per iniziativa dei pescatori e di Parigi, ha detto Gorst alla Bbc, sottolineando l'importanza del sostegno del governo centrale britannico di Boris Johnson. I negoziati, ha aggiunto, stanno permettendo ora di "iniziare ad affrontare nel dettaglio le questioni tecniche" aperte relative all'applicazione del capitolo sulla pesca dell'accordo Ue-Gb sul dopo Brexit.

In mattinata c'era stata una escalation tra Regno Unito e Francia, con l'arrivo 
in zona delle due navi da guerra britanniche - la Severn e la Tamar - inviate ieri sera su decisione del premier Boris Johnson per pattugliare l'area di fronte all'Isola di Jersey, dipendenza della Corona di Londra nel Canale, in modo da scoraggiare il tentativo di blocco ingaggiato nei suoi confronti da alcune decine di pescherecci francesi.

Da parte sua, la Francia aveva inviato due motovedette. Il segretario di Stato francese agli Affari europei, Clément Beaune, all'Afp aveva detto che le "manovre" britanniche al largo di Jersey, "non devono intimidirci". Precisando di aver parlato con il suo omologo britannico, David Frost, Beaune aveva aggiunto: "La nostra volontà è non alimentare tensioni ma avere un'applicazione rapida e completa dell'accordo" post-Brexit sulla pesca.

Successivamente i circa 50 pescherecci francesi, che stazionavano nelle acque dell'isola britannica, hanno lasciato l'area. Lo si apprende da fonti dei rappresentanti dei pescatori.

Il Regno Unito garantisce "un sostegno senza equivoci" all'isola di Jersey, parte delle dipendenze della Corona britannica nella Manica a ridosso delle corte francesi, nella sfida in corso con Parigi e con i pescatori della Normandia sulle limitazione d'accesso post Brexit nelle acque circostanze. Lo ha ribadito il premier britannico Boris Johnson in nuovi colloqui con il chief minister del governo di Jersey, John Le Fondre, il vice Lyndon Farnham, e il ministro degli Esteri, Ian Gorst. Johnson precisa che l'invio delle due navi da guerra di Londra mandate a pattugliare la zona è al momento solo "una misura precauzionale".

Ma una portavoce della Commissione Ue sottolinea che le nuove condizioni che limitano le attività dei pescherecci europei nelle acque britanniche imposte dal Regno Unito "non rispettano le disposizioni dell'accordo" post Brexit sulla pesca e "fino a quando non avremo ricevuto ulteriori giustificazioni dalle autorità britanniche, riteniamo che non debbano essere applicate". 

LA VICENDA

La protesta dei pescatori, giustificata dal governo di Parigi, nasce dal rifiuto del governo locale di Jersey - autonomo, ma forte della tutela di Londra - di consentire l'accesso a molti di loro nelle proprie acque di pesca sullo sfondo di un'interpretazione restrittiva del capito sulla pesca dell'accordo quadro sul dopo Brexit sottoscritto nei mesi scorsi fra Regno Unito e Ue. Interpretazione che ha limitato drasticamente dalla settimana scorsa il numero di licenze rilasciate da Jersey - che si trova a 22 chilometri dalle coste della Normandia - ai pescherecci francesi in mancanza di tutta una serie di documenti richiesti.

Di qui la proteste di Parigi e la reazione dei pescatori, sfociata nella minaccia del blocco di St. Helier, capitale e porto principale dell'isola, con il rischio di privare i suoi abitanti persino della corrente elettrica. E la risposta del governo locale con la richiesta di aiuto a Londra, arrivato sotto forma di due unità della Royal Navy incaricate ora di "monitorare la situazione". Il Regno Unito assicura "il suo incrollabile sostegno a Jersey", ha fatto sapere ieri sera Boris Johnson dopo colloqui avuti con il Chief Minister della piccola isola, John Le Fondé, e il ministro degli Esteri, Ian Gorst.

Circa 50-60 i pescherecci francesi hanno inscenato una protesta al largo dell'isola di Jersey, nel canale della Manica, alcune tentando di bloccare il porto del capoluogo Saint-Hélier. "I nostri battelli sono partiti da un po' ovunque, dalla Bretagna, dalla Normandia. E' incredibile essere riusciti a radunare così tanta gente", ha dichiarato all'Afp uno dei pescatori francesi che partecipano alla protesta, Roman Davodet.

Almeno tre pescherecci della stessa Jersey si sarebbero uniti alla protesta. Martedì scorso la ministra francese responsabile del Mare, Annick Girardin, all'Assemblea nazionale di Parigi aveva detto che la Francia è pronta a ricorrere a "misure di ritorsione" nei confronti dell'isola di Jersey se le autorità britanniche continueranno a limitare l'accesso dei pescatori francesi alle sue acque territoriali.
   

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