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22 luglio, 12:27 Photostory Primopiano

REPORTAGE: folla immensa contro Breivik

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L'arrivo di Breivik © Ansa

dell'inviato Marco Galdi

Silenzio, lacrime e rose sono state la risposta della Norvegia che tre giorni dopo il suo ''venerdi' di passione'' ha chiuso Anders Behring Breivik in isolamento assoluto. Abb, come lo chiamano i media norvegesi, voleva lanciare una rivoluzione anti-islamica e anti-marxista, soffocare nel sangue una generazione di giovani socialisti, essere il messia di un nuovo ordine europeo, sfruttare il palcoscenico mediatico del suo stesso processo, sostenere di essere a capo di una ''organizzazione'' della quale pero' ancora non si trova traccia concreta. Invece questo paese, nelle sue mille facce di societa' multietnica, si e' unito nel disprezzo per l'assassino di Oslo e Utoya.

Con asciutta compostezza il premier Jens Stoltenberg, al fianco del Re Harald, della regina Sonja e del principe ereditario Hakon, sulla scalinata dell'Universita' di Oslo, alle 12 in punto ha dichiarato un minuto di silenzio in memoria delle vittime di Breivik. Il paese intero si e' fermato. Tram, autobus, auto private: tutti immobili in mezzo alla strada, cosi' come la folla attorno al Duomo di Oslo che da sabato notte e' il luogo della memoria del martirio dei giovani laburisti. A Oslo, solo lo stridio dei gabbiani ha rotto il silenzio norvegese, al quale si sono uniti Svezia, Danimarca e Finlandia, ovvero l'intera Scandinavia.

''E' molto forte l'emozione - ha detto poco dopo Stoltenberg in una intervista televisiva - Tutto il popolo rifiuta la violenza e non vuole che ci faccia cambiare, che ci riduca al silenzio. Non dobbiamo dimenticare, ma dobbiamo andare avanti, proteggere la nostra democrazia e tenere regolarmente le elezioni''. La gelida rabbia di un paese intero l'ha dimostrata, poco piu' di due ore dopo, il tribunale di Oslo in cui si e' tenuta l'udienza che ha convalidato la carcerazione preventiva per Breivik: otto settimane, dei cui le prime quattro in isolamento assoluto, misura doppia del massimo normalmente concesso. Non solo: il giudice Kim Heger ha negato a Breivik (cognome che sta diventando sinonimo di infamia come quello del premier collaborazionista della seconda guerra mondiale Quisling) l'udienza a porte aperte, ha respinto la richiesta di presentarsi davanti alla corte in uniforme (magari quelle da templare o massone usate nel delirante filmato postato sul web poche ore prima della strage del 22 luglio). Cosi' Breivik, che odia il marxismo, e' arrivato nella sede dell'udienza per la carcerazione preventiva vestito con una maglietta ed un maglioncino rossi, il colore dei laburisti.

La tenuta e' stata rivelata da una foto che lo ritrae a bordo del furgone Mercedes nero della polizia con cui alle 13,48 e' arrivato nel tribunale - a due passi dal quartiere del governo devastato dalla bomba di venerdi' scorso. Ed e' stata l'unica testimonianza visiva. La polizia ha evitato ogni possibile contatto con i media. Lo ha portato all'ottavo piano, aula 828, senza che nessuno delle centinaia di giornalisti presenti potesse vederlo. Tanto stretta la sorveglianza che alcuni scalmanati hanno dato manate ad una Volvo che arrivava al tribunale nella quale presumevano ci fosse lo stragista. Uno ha dichiarato che lo avrebbe voluto morto. Tre ragazzi si sono infilati tra i giornalisti per vantarsi della bravata. Ma avevano sbagliato vettura. Il corteo con Breivik, due furgoni ed una moto, e' entrata nel tribunale indisturbato.

La rabbia non trova spazio in un paese che fa dell'autocontrollo il suo marchio di fabbrica. Semmai e' si e' materializzata nel gelo con cui lo stesso giudice Heiger ha letto il dispositivo contro Breivik, reo confesso che si dichiarato ''non colpevole''. Nel testo il giudice ha inserito anche le ''motivazioni'' dell'assassino: punire i laburisti, cancellarne la nuova generazione, punirli per aver creato una societa' multietnica. Alle 19 la risposta, oceanica: oltre 150.000 persone, un terzo dell'intera popolazione della capitale, ha partecipato alla marcia delle rose, simbolo del partito laburista. Una folla mai vista dall'epoca della fine della guerra, si e' raccolta tra il centro Nobel per la pace, il municipio di Oslo e la piazza in cui sorge la sede dell'Ardeiderpartiet. E le lacrime hanno cominciato a scorrere sulle note di tromba dell'inno del partito 'Det hev ei rose sprunge': e' una rosa che fiorisce.

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