Economia circolare: imprese pronte, ma serve leva Pnrr

In chiusura consultazione pubblica su nuova strategia nazionale

Redazione ANSA ROMA

 Le imprese italiane sono pronte a fare la loro parte nell'ambito dell'economia circolare, tuttavia sarà indispensabile la leva del Pnrr per accompagnare le aziende lungo i necessari percorsi di trasformazione. È questo in sintesi quanto emerso nel corso dell'evento "Futuro circolare: da scarti a rigenerazione, i nuovi modelli di sviluppo", organizzato da ANSA in collaborazione con Federbeton, Maire Tecnimont e Gruppo Saviola, nell'ambito delle iniziative dedicate ai temi dell'Agenda 2030.

"Le filiere circolari italiane rappresentano un punto di eccellenza a livello europeo. Nell'ambito della gestione dei rifiuti e, più in generale, dell'economia circolare, dobbiamo colmare il gap strutturale e impiantistico tra Nord e Sud", ha detto la capo dipartimento del Mite per l'Economia circolare, Laura D'Aprile, spiegando che "il 30 novembre si chiuderà la consultazione pubblica sulla nuova strategia nazionale per l'economia circolare", dopo aver raccolto le osservazioni degli stakeholder. Per il presidente di Enea, Gilberto Dialuce, valorizzare gli scarti delle lavorazioni industriali è un'opzione da percorrere, oltre che in ottica sostenibilità, anche perché "transizione ecologica ed energetica richiederanno ingenti quantità di materie prime. L'Europa, l'Italia in particolare, dipendono in larga parte dalle importazioni". Un percorso, quello della green economy, che appare "irreversibile", ha osservato il rettore dell'Università Bocconi, Gianmario Verona, anche se "tra gli elementi critici ci sono gli incentivi economici". Tuttavia, ha proseguito Verona, "oltre al Pnrr, c'è anche un mercato finanziario che va nella direzione auspicata, essendo in un momento di liquidità importante alla ricerca di investimenti in innovazione". Accanto agli investimenti un ruolo fondamentale è ricoperto da formazione e competenze. "Abbiamo ordinamenti formativi abbastanza rigidi, ma ci sono segnali di disgelo", ha detto il rettore del Politecnico di Torino, Guido Saracco, sottolineando la necessità attuale "di aggiornare le proprie competenze continuativamente". Spazio poi al mondo delle imprese. La filiera del cemento stima in 4,2 miliardi gli investimenti in ottica 2050, con un incremento dei costi operativi annui di 1,4 miliardi. "Il nostro settore è ben conscio delle sfide che ci attendono" ha dichiarato il presidente di Federbeton/Aitec, Roberto Callieri. "Per quanto riguarda la decarbonizzazione del settore le iniziative riguardano processo e prodotto", ha spiegato. Per Pierroberto Folgiero, amministratore delegato di Maire Tecnimont e Nextchem, "il Paese sconta un ritardo ventennale su tutto il tema dei rifiuti. Monetizzare i rifiuti con progetti innovativi, utilizzando la leva del Recovery, è un'occasione imperdibile". Ma attenzione alla certezza delle norme, come ha ricordato Alessandro Saviola, presidente del Gruppo Saviola: "Le aziende sono pronte - ha osservato - ma potrebbe aiutare l'aspetto normativo. Quando si parla di rifiuti la cosa che preoccupa di più è la certezza delle norme".

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