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Emissioni metano, accordo Ue-Usa

Impegno in vista della Cop 26 (firmato anche dall’Italia) per un taglio di “almeno il 30% al 2030 rispetto al 2020”. Draghi: “Servono meccanismi di monitoraggio credibili” (articolo di Quotidiano Energia)

Quotidiano Energia - E’ arrivato nel fine-settimana un traguardo fondamentale nella finora frammentata strategia internazionale per la riduzione delle emissioni di metano: la Ue e gli Stati Uniti, assieme ad altri otto Paesi tra i quali l’Italia, hanno lanciato sabato la Global Methane Pledge, iniziativa con cui si impegnano a ridurre i rilasci di questo gas in atmosfera di “almeno il 30% al 2030 rispetto al 2020”.


L’iniziativa, elaborata in vista della conferenza sul clima Cop 26 che si terrà a Glasgow a novembre, arriva all’indomani del Forum sull’energia e il clima delle maggiori economie (Mef), incontro svoltosi venerdì in forma virtuale cui hanno partecipato i presidenti Usa Joe Biden e della Commissione Ue Ursula von der Leyen e i rappresentanti dei Governi di nove Paesi. Tra questi il presidente del Consiglio Mario Draghi, che nel suo videomessaggio ha preannunciato che “l’Italia accoglie con favore il Global Methane Pledge” e spiegato che “dobbiamo raggiungere un’intesa comune sulla necessità di ridurre in modo significativo tutte le emissioni di gas a effetto sera, compreso il metano, nel prossimo decennio”.

Per far questo, ha aggiunto Draghi, “dobbiamo basarci sull’accordo raggiunto nella riunione del G20 sul clima a Napoli, che sottolinea l’importanza di meccanismi di monitoraggio credibili”.

In questo senso, un comunicato congiunto Ue-Usa precisa che il Global Methane Pledge impegna i firmatari a “utilizzare le migliori metodologie di contabilizzazione per quantificare le emissioni di metano, con un focus particolare sulle fonti ad alta emissione”.

Centrare l’impegno significherà ridurre il surriscaldamento globale di oltre 0,2°C entro il 2050, assicura il comunicato, specificando che “la maggiori fonti di emissioni di metano sono il petrolio e il gas, il carbone, l’agricoltura e le discariche”.

I Paesi firmatari dell’impegno emettono assieme più di un quinto delle emissioni mondiali di metano. Oltre all’Italia e a Ue e Usa, gli aderenti all’iniziativa sono Argentina, Ghana, Indonesia, Iraq, Messico e Regno Unito. L’obietttivo è allargare il più possibile l’elenco prima e durante la Cop 26.

Il comunicato conclude ricordando le varie azioni per la riduzione delle emissioni di metano già intraprese dalla Commissione Ue, che ha adottato una strategia ad hoc un anno fa e “presenterà quest’anno una normativa per la misurazione, rendicontazione e verifica delle emissioni che imporrà limiti al venting e al flaring e requisiti per l’identificazione e la riparazione delle perdite”.

Anche negli Usa, nel suo primo giorno da presidente, Biden ha firmato un ordine esecutivo che ha portato all’emanazione da parte dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente (Epa) di nuove norme per la riduzione delle emissioni di metano dell’industria oil&gas.

Commentando l’iniziativa, la presidente degli Amici della Terra, Monica Tommasi, ha rilevato che “come co-organizzatore della Cop 26 spetta adesso all’Italia, assieme alla Gran Bretagna, definire il progetto e lavorare per raggiungere un accordo a Glasgow”. In aggiunta, “per avere successo a livello globale la proposta deve essere portata anche in ambito G20, e qui la responsabilità dell’iniziativa è tutta italiana”.

Gli Amici della Terra, in collaborazione con la Ngo americana Environmental Defence Fund, hanno pubblicato nel 2020 il primo rapporto sulle emissioni di metano in Italia nel settore energetico. Il 28 settembre si svolgerà un convegno sulle proposte, studiate con gli operatori del settore, per interventi in ambito nazionale.

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