Modigliani a Parma, l'eleganza e l'enigma

Alla Fondazione Magnani-Rocca focus per capire stile artista

di Marzia Apice PARMA

Il volto dai tratti delicati, il collo lungo e le mani affusolate, a rievocare una tradizione che dall'essenzialità dell'arte senese del '400 si ricongiunge all'insegnamento di Cézanne e alle suggestioni primitive delle maschere africane; e poi gli occhi celesti e vuoti, quasi assenti, a testimoniare il mistero insondabile dell'anima: riassume mirabilmente la poetica pittorica del celebre Modì l'olio su tela "Femme au col blanc", uno dei capolavori che compongono la mostra-dossier "Amedeo Modigliani. Opere dal Musée de Grenoble", allestita fino al 18 luglio alla Fondazione Magnani-Rocca di Mamiano di Traversetolo (Pr) e visibile al pubblico non appena sarà consentita la riapertura dei musei.

Concepita come focus per approfondire l'origine dello stile del grande artista nella sua breve ma intensissima carriera (Modigliani morì nel 1920 di malattia a 35 anni) e per analizzare il rapporto fra disegno e pittura, la mostra, grazie alla collaborazione col Musée de Grenoble, presenta sei opere del pittore messe in relazione con esempi della pittura senese e di Cézanne e con alcune maschere tribali della Costa d'Avorio. "Questa è una mostra con poche opere, pensata per andare oltre l'immagine consueta di Modigliani e per capire cosa lo abbia portato a concepire quest'arte così particolare", spiega Stefano Roffi, direttore della Fondazione Magnani Rocca e curatore dell'esposizione. "gli eventi su Modì sono rari, perché è uno degli artisti più falsificati della storia, ma le opere che presentiamo sono rigorosamente autentiche". Il piccolo e denso percorso espositivo, allestito a poco più di 100 anni dalla morte del pittore, offre davvero la possibilità di comprendere da dove Modì - artista bohémien, randagio, attratto dalle droghe che usava anche per lenire i dolori provocati dalla malattia - abbia tratto ispirazione per le sue opere, nelle quali comunque egli rielaborò ogni influenza in modo del tutto originale. Basta guardare i ritratti realizzati a matita da Modigliani che raffigurano personaggi della Parigi dei primi anni del '900, dove egli fu al centro della scena artistica: in questi lavori l'artista restituisce con il disegno la sensibilità e la psicologia dei soggetti utilizzando un tratto quasi primitivo, purissimo, immediato ed essenziale. La stessa essenzialità che si ritrova nelle maschere africane dell'etnia Gouro (con nasi e occhi allungati, bocca piccola e fronte bombata) e nelle tele senesi, con i volti angelici dai tratti delicati e con le mani affusolate.

Evidente anche l'attenzione all'arte di Cézanne: come si vede nel dipinto del pittore francese "Portrait de madame Cézanne", la postura e la presenza scenica, le mani e l'ovale del volto sono elementi che si ritrovano anche in Modigliani. Sunto dello stile di Modì è poi l'unico olio dell'artista in mostra, "Femme au col blanc" del 1917, dipinto che raffigura Lunia Czechowska, la modella preferita, moglie dell'amico d'infanzia di Léopold Zborowski, mercante d'arte e mecenate di Modigliani: nell'opera - in cui si vede anche il dettaglio del fiammifero incorporato nella pittura fresca dopo una caduta accidentale della tela - il riferimento va alla grazia delle Madonne quattrocentesche, in particolare all'ideale femminile espresso dal Parmigianino nella sua "Madonna dal collo lungo" dipinta proprio a Parma fra il 1534 e il 1540. "Anche se morì giovane, la parabola di Modigliani si è compiuta perfettamente dal punto di vista artistico", spiega ancora Roffi. "Lui, anticipando ciò che fece Warhol, con la sua stessa vita bohémienne fu il primo a contribuire alla costruzione del suo mito. Era l'uomo più affascinante ed elegante del mondo artistico parigino. E in mostra abbiamo voluto rendere omaggio anche alla sua bellissima compagna, Jeanne Hébuterne, che trascorse con lui anche gli ultimi periodi e che non riuscì a sopravvivere alla sua morte, decidendo il giorno dopo, pur incinta di otto mesi del loro secondo figlio, di suicidarsi".

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