Roberto da 62 anni con diabete, 'vaccinatevi'

'Si può convivere con malattia. Fiducia in scienza sempre'

Redazione ANSA RICCIONE

(di Manuela Correra)

RICCIONE - E' emozionato Roberto Boschetti, ex professore di italiano alle scuole medie e poi alle superiori di Vasto, quando sale sul palco del congresso dei diabetologi in corso a Riccione: ha 72 anni e da ben 61 convive con un 'compagno difficile', il diabete. Tra gli appalusi riceve la targa di riconoscimento simbolico come 'veterano' del diabete e testimonial speciale dei progressi terapeutici fatti in questo campo. Subito vuole lanciare un messaggio, a chi vive con questa patologia ma anche a chi sta bene: "Vivere con il diabete è possibile, ci si può riuscire. Ma una cosa è cruciale: bisogna affidarsi e avere sempre fiducia nella scienza, questo è stato il mio motto. Ed anche adesso, a fronte della minaccia del Covid, dico alle persone con diabete a a tutti di vaccinarsi, senza paura".


    "La scienza, i medici, le terapie, che negli anni sono cambiate, mi hanno salvato e mi hanno consentito di vivere tutto sommato bene, gestendo la malattia. Se avessi rifiutato le novità terapeutiche, gli avanzamenti - racconta - forse non sarei qui. Quindi, anche ora, contro la pandemia, dico che bisogna fidarsi delle persone che ne sanno più di noi, cioè gli scienziati. Io ho già fatto le tre dosi di vaccino, e invito tutti a fare come me. Non bisogna avere paura".


    Quindi ricorda come è stata la sua vita prima dei 'progressi' della scienza: "A 11 anni ho avuto la notizia della mia malattia, che a quei tempi era bene tenere nascosta perchè si diceva che fosse ereditaria e quindi non ci si doveva sposare.

    Sono stato subito sottoposto a terapia di insulina, che all'epoca veniva acquistata a 950 lire il flacone e iniettata con siringa di vetro ed ago, e l'ago veniva sterilizzato ogni volta con l'ebollizione e usato fino a quando diventava spuntato come lo strumento per cucire le scarpe, 'na subbile di scarpare', come si dice nel mio dialetto". Il "mio grazie - afferma il professore - va alla ricerca farmaceutica, che è stata capace di farmi passare dall' insulina di origine suina a quella sintetica attuale molto simile a quella secreta dal Pancreas e a quella tecnologica". E poi: "Negli anni, non più siringhe di vetro, ma di plastica monouso, che avevano anche loro qualche aspetto negativo, perché quando nelle aree di servizio ti vedevano armeggiare con quelle subito si pensava 'ecco questo adesso si droga'. Ora, invece, "ci sono penne che puoi portare nel taschino della giacca e microinfusori". "Non ho avuto paura dei progressi della scienza, e questo mi ha salvato, e neanche ora, nella battaglia a questo virus - afferma - dobbiamo avere paura della scienza o non crederle".

    Roberto non è il solo 'veterano' del diabete. L'iniziativa della premiazione è infatti ispirata a 'The Medalist Program' del Joslin Diabetes Center di Boston che, dagli anni '70, ha già elargito oltre 5 mila 'medaglie dei 50 anni' e, dal 1996, 90 medaglie dei 75 anni a persone con diabete di tutti i Paesi del mondo. I motivi per cui alcuni soggetti riescono a convivere meglio con la malattia rispetto ad altri sono anche al centro di uno studio clinico ('The Joslin Medalist Study') volto ad individuare i fattori protettivi contro lo sviluppo delle complicanze del diabete (retinopatia, nefropatia e malattie cardiovascolari). Sicuramente, affermano i diabetologi, la genetica ha un suo ruolo ma "seguire la scienza - conclude Roberto - vi assicuro che può salvare la vita".
   

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