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La chiave dell'invecchiamento è nei danni alle pareti delle cellule

La chiave dell'invecchiamento è nei danni alle pareti delle cellule

La scoperta apre nuove strade alle ricerche sulla longevità

26 febbraio 2024, 08:23

di Benedetta Bianco

ANSACheck

Una cellula del sistema immunitario umano (fonte: National Institutes of Allergy and Infectious Diseases, National Institutes of Health, da Flickr) - RIPRODUZIONE RISERVATA

Una cellula del sistema immunitario umano (fonte: National Institutes of Allergy and Infectious Diseases, National Institutes of Health, da Flickr) -     RIPRODUZIONE RISERVATA
Una cellula del sistema immunitario umano (fonte: National Institutes of Allergy and Infectious Diseases, National Institutes of Health, da Flickr) - RIPRODUZIONE RISERVATA

Alla lista dei fattori che innescano l’invecchiamento delle cellule si aggiunge ora anche il danneggiamento delle sottili membrane che le circondano: lo indica lo studio pubblicato sulla rivista Nature Aging. Ha infatti scoperto che i possibili esiti di un simile trauma non si dividono soltanto in riparazione del danno o morte cellulare. C’è una terza possibilità: quando il danneggiamento è di media entità, la cellula può trasformarsi in senescente, dunque incapace di dividersi ulteriormente. La scoperta, che si deve al gruppo di ricerca dell’Istituto giapponese di Scienza e Tecnologia di Okinawa (Oist), apre nuove strade per le ricerche che mirano a estendere ulteriormente la durata della vita.

Le cellule de corpo umano sono circondate da una fragile membrana spessa solo 5 nanometri, circa 20 volte più sottile delle pareti di una bolla di sapone. Questa membrana può essere facilmente danneggiata anche dalle normali attività fisiologiche che avvengono all’interno dell’organismo, come la contrazione dei muscoli. Per far fronte a questo problema, le cellule sono dotate di meccanismi in grado di riparare il danno, se la sua entità lo permette, o di attivare i processi che portano alla morte cellulare se la lesione è troppo estesa.

“Quando ho iniziato questo progetto, miravo semplicemente a comprendere i meccanismi di riparazione della membrana cellulare rovinata”, commenta Keiko Kono, che ha coordinato la ricerca. “Inaspettatamente, abbiamo scoperto che il danno alla membrana cellulare, in un certo senso, può cambiare il destino delle cellule”.

E' emerso infatti che la chiave per determinare il destino cellulare sta nella dimensione della lesione: un danno di media entità, né troppo piccolo né troppo grande, fa invecchiare precocemente le cellule anche se riescono a far fronte alla rottura.In questo caso, le cellule invecchiano attraverso un meccanismo diverso dal solito, che coinvolge l’afflusso di atomi di calcio ed il gene p53, noto per la sua funzione nel sopprimere i tumori nascenti. “I dati che abbiamo ottenuto suggeriscono che il danno alla membrana cellulare spiega l’origine delle cellule senescenti nel nostro corpo – conclude Kono – in particolare quelle che si trovano vicino ai tessuti danneggiati”.

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