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San Marino: tanti da fuori chiamano, 'vogliamo lo Sputnik'

San Marino

San Marino: tanti da fuori chiamano, 'vogliamo lo Sputnik'

Ma le dosi coprono il 15% della popolazione del Titano

SAN MARINO, 26 febbraio 2021, 15:08

Redazione ANSA

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- RIPRODUZIONE RISERVATA

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"Sono un padre di 50 anni, abito in Svizzera, nel Canton Ticino, e vorrei venire a San Marino per vaccinare la mia famiglia". Questa è solo una delle tante telefonate che in questi giorni arrivano ai centralini dell'Iss, l'Istituto di sanità sammarinese, da quando ieri è iniziata la campagna di vaccinazione con il siero Sputnik, che il Governo del Titano ha acquistato direttamente da Mosca.
    Si tratta di 7.500 dosi che al momento serviranno solo ai sammarinesi, ad iniziare dal personale sanitario che entro mercoledì prossimo sarà tutto immunizzato.
    Poi si inizierà con gli over 75. Sono tanti gli italiani, ma non solo, che stanno contattato gli uffici dell'ospedale di Stato per vaccinarsi, dalla Lombardia e dall'Emilia soprattutto, ma per tutti la risposta è sempre la stessa: "Ci dispiace ma i vaccini sono solo per i sammarinesi".
    Del resto, le scorte arrivate martedì sul Titano si stima che servano a coprire solo il 15% della popolazione. Per questo motivo le autorità sanitarie sammarinesi attendono con speranza le dosi promesse dall'Italia di Pfizer che dovrebbero arrivare dalla prossima settimana. Sembra quindi - stando a fonti dell'Iss - che l'impasse tra Italia e San Marino sull'accordo rimasto per mesi lettera morta, in base al quale Roma si impegnava a fornire dosi di vaccino ai sammarinesi, sia risolta.
    E forse - dicono - la fornitura arrivata dalla Russia è servita anche a questo scopo. Intanto sul fronte delle restrizioni, il Congresso di Stato in queste ore sta affrontando il nodo delle nuove misure. Domenica infatti scade il decreto che rende San Marino paragonabile ad una zona gialla italiana, ma con in più le palestre aperte. La tendenza parrebbe quella di inasprire le misure di contenimento con una chiusura programmata dei ristoranti, con buona pace dei titolare dei pubblici esercizi già sul piede di guerra.

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