Emilia-Romagna

Agroalimentare E-R, produzione +8% nel 2020 a oltre 4,5 mld

Tiene l'export, boom occupazione: +13%. Buone prospettive 2021

Nell'anno della pandemia l'agroalimentare emiliano-romagnolo ha tenuto. L'export è rimasto sostanzialmente stabile a 6,86 miliardi (-0,8%), contro importazioni scese a 6,04 miliardi (-8,6%), con un attivo record della bilancia commerciale (825 milioni). E le prospettive per il 2021 sono buone. A dirlo è il Rapporto agroalimentare 2020 di Regione e Unioncamere Emilia-Romagna, presentato oggi in videoconferenza stampa.
    La produzione agricola regionale nel 2020 ha superato quota 4,5 miliardi di euro, +8% rispetto al 2019. Le produzioni vegetali sono cresciute del 7,6%, gli allevamenti dell'8,5%. Tra le performance positive spiccano quelle della Plv dei cereali (+11%), del pomodoro da industria (+16%) e della barbabietola da zucchero (+25%).
    Se nel 2020 si sono attenuate le emergenze sanitarie, quelle climatiche con le gelate estive hanno falcidiato la produzione di frutta estiva: susine, pesche e nettarine hanno perso tra il 60% e il 90% della produzione, compensata dalla ripresa delle pere (+60%) per una sostanziale tenuta del comparto frutta (+0,4%). Il settore zootecnico respira grazie al recupero delle quotazioni del latte e al buon risultato delle uova: questi due comparti crescono rispettivamente del 20,4% (conta il positivo andamento del Parmigiano Reggiano) e del 9,4%, mentre soffrono carni bovine (-5%) avicunicoli (-11%) e carni suine (-14%).
    Bilancio economico in sostanziale pareggio (-1%) per la vendemmia, che cresce del 15% in quantità ma sconta il calo delle quotazioni di mercato. Il credito agrario ha sfiorato quota 5,4 miliardi (-0,8% sul 2019). L'occupazione è cresciuta del 13%, arrivando a 82mila addetti. "Dopo la flessione nel 2019 - commenta l'assessore all'Agricoltura Alessio Mammi - il recupero della Plv nell'ultima annata agraria sta a testimoniare la resilienza dell'agricoltura dell'Emilia-Romagna, che nell'anno del Covid ha dimostrato la sua centralità strategica per il Paese". Per Stefano Bellei, segretario generale Unioncamere, "il settore può svolgere un ruolo di traino nella ripresa e l'export, in questo senso, è davvero un punto di forza". (ANSA).
   

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