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Miss Dior, un libro sulla sorella e musa del couturier

Eroina della Resistenza contro i nazisti venne da loro torturata

   JUSTIME PICARDIE - MISS DIOR (Edizioni Flammarion, 380 pagine) - La chiamavano tutti "Miss Dior", e suo fratello, verso cui provava, corrisposta in egual modo, un affetto profondo, l'aveva eletta sua musa. La sua sorellina minore era per lui la più tenera fonte d'ispirazione, tanto che le dedicò il suo primo profumo.
    Signorina Dior. Miss Dior. Dietro questo soprannome, diventato iconico, si nasconde una musa discreta, un'eroina della Resistenza: Catherine Dior, la sorella minore di Mr. Dior, appassionata amante, come suo fratello, della natura e dei fiori.
    Justine Picardie dedica per la prima volta un libro a questa donna misteriosa e delicata. Come preziosi omaggi floreali, Christian Dior aveva immaginato per lei, creazioni virtuose dell'haute couture, come l'abito mozzafiato Miss Dior realizzato nel 1949 e costantemente reinterpretato nel corso delle stagioni.
    Quella di Miss Dior è una storia intima, intrisa d'emozione, che mette in luce una forza vitale unica che ispira il grande couturier francese. Poichè Catherine Dior è stata una coraggiosa eroina della Resistenza contro il nazismo.
    "Non nascondo il fatto che il ballo di Beistegui è un ricordo che sono orgoglioso di possedere" scrisse Christian Dior a proposito di una festa sfarzosa a cui partecipò a Venezia nel 1951. "L'Europa era stanca di sganciare bombe e ora voleva solo sparare fuochi d'artificio. È stato rassicurante scoprire che le rozze feste dei mercanti neri venivano gradualmente sostituite dai più eleganti intrattenimenti della società intelligente". Il designer, tuttavia, arrivò alla festa vestito da fantasma con una lunga veste bianca e una maschera nera. Se la festa era selvaggiamente smodata, lui era una visione di audace minimalismo. Ma forse i fantasmi erano quelli che popolavano la sua mente. Fino al 1949, dopotutto, aveva vissuto con una specie di fantasma, sua sorella minore, Catherine. Membro della Resistenza, arrestata nel luglio 1944, torturata brutalmente e deportata nel campo di concentramento di Ravensbruck. Quando tornò a Parigi nel maggio 1945, sfuggita a una marcia della morte, era così emaciata che suo fratello non la riconobbe. Era troppo malata perfino per mangiare la cena celebrativa che le aveva preparato. Era una presenza spettrale e in una certa misura, lo sarebbe sempre stata. Per il resto della sua vita, Catherine non parlò mai di ciò che aveva sopportato.
    Dior aveva lavorato per il couturier Lucien Lelong durante la guerra, e aveva mostrato la sua collezione di debutto in Avenue Montaigne, a Parigi, il 12 febbraio 1947, trionfando con il suo "New look", com'era stato battezzato da Carmel Snow, redattore di American Harper's bazar.
    Nel pubblico ad applaudirlo c'era anche sua sorella, che respirava il profumo a lei dedicato da suo fratello: le modelle sfilavano diffondendo la fragranza Miss Dior, la cui formula era a base di gelsomino e rose, che Catherine adorava, lavorando come fiorista. Ma come ammette Justine Picardie, Catherine sarebbe rimasta sempre e solo una "presenza immateriale" nella maison. Più tardi, ci sarebbe stato un abito chiamato anche Miss Dior, ricoperto di petali cuciti a mano. Catherine, però, nelle fotografie, ha sempre un aspetto pratico. I suoi abiti sono scelti per il calore e la comodità, non per attirare l'attenzione. Sul suo estremo coraggio durante la guerra non c'è dubbio, ma anche in questo caso non c'è nessun diario, nessuna lettera, poche testimonianze oculari. Per rendere viva questa parte della sua vita, l'autrice del libro deve fare affidamento sulle esperienze di altri combattenti della Resistenza, sul lavoro di altri storici. Sebbene Catherine abbia testimoniato al processo del 1952 per crimini di guerra contro coloro che l'avevano torturata. (ANSA).
   

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