Economia

  1. ANSA.it
  2. Economia
  3. Risparmio & Investimenti
  4. In Evidenza
  5. Nove ragioni per cui è necessario che la COP26 non fallisca
Responsabilità editoriale di ADVISOR, testata edita da Open Financial Communication

Nove ragioni per cui è necessario che la COP26 non fallisca

Il cambiamento climatico rappresenta la più grave minaccia per il nostro mondo, e l'urgenza di agire è ormai impellente. Il sesto rapporto sul clima dell'Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) ha lanciato l'allarme sulla velocità e sugli effetti  del riscaldamento globale. L'analisi, alla quale hanno contribuito più di 200 esperti, è giunta alla conclusione che il cambiamento climatico è stato “inequivocabilmente” provocato dall'uomo, e ha rivelato che il processo di riscaldamento globale è già molto più avanzato di quanto si pensasse.

Chris Iggo, CIO, Core Investments di AXA IM, scrive che dobbiamo intensificare e accelerare i nostri sforzi per contrastare il cambiamento climatico. Dobbiamo ridurre drasticamente le emissioni di gas serra e convertire la produzione di energia globale dai combustibili fossili ad alternative rinnovabili e più green. Non farlo equivale a mettere a rischio l'economia globale e la nostra prosperità futura. 

Ecco nove ragioni indicate da AXA IM per cui è essenziale che la COP26 segni una svolta decisiva nella lotta al cambiamento climatico.  

1.      Nonostante i lockdown, la concentrazione di biossido di carbonio nel mondo nel 2020 ha superato del 149% i livelli preindustriali, 

 

2.      L'Earth Overshoot Day segna il giorno in cui la domanda annua di risorse naturali per consumo umano supera la capacità di rigenerazione del pianeta nei 12 mesi considerati. 

 

3.      L’Agenzia Internazionale per l'Energia (AIE) ha lanciato un appello ad accelerare il processo di transizione energetica, prevedendo che, nell'attuale scenario, il riscaldamento potrebbe raggiungere la soglia di +2,1°C entro il 2100.

4.      Un nuovo studio di Systems Change Lab - del World Resources Institute - ha evidenziato come, di circa 40 diversi settori, tra i quali l'energia, l'industria pesante, l'agricoltura, i trasporti, la finanza e la tecnologia, nessuno si sta muovendo a velocità sufficiente per evitare un innalzamento termico di 1,5°C oltre i livelli preindustriali.

5.      Il Network for Greening the Financial System (NGFS), costituito da alcune banche centrali e autorità di supervisione, stima che il raggiungimento dell'obiettivo net zero potrebbe comportare una riduzione del PIL globale di circa il 2% tra il 2050 e il 2100. 

6.      Se non freneremo il cambiamento climatico, stando alle previsioni del NGFS le perdite potrebbero superare il 6% del PIL globale entro il 2050.

7.     Solo il 2% dei 16.000 miliardi di dollari di spesa pubblica globale a sostegno dell'economia durante la pandemia è stato destinato alla transizione alle energie pulite.

8.      La Princeton University stima che gli Stati Uniti, per tenere fede all'obiettivo di azzeramento delle emissioni nette entro il 2050, dovrebbero investire 2.500 miliardi di dollari (pari all'11% del PIL) di qui al 2030. 

 

PER MAGGIORI APPROFONDIMENTI LEGGI IL CONTRIBUTO DI AXA IM

La responsabilità editoriale e i contenuti sono a cura di ADVISOR, testata edita da Open Financial Communication

Video Economia




Modifica consenso Cookie