Vito, per affrontare la malattia bisogna abbracciare la vita

Ora mi sposo e i festeggiamenti saranno doppi

Redazione ANSA ROMA

di Elida Sergi - "Quella contro il tumore è una sfida che si può vincere, bisogna affrontarla nel migliore dei modi e abbracciare la vita. A chi sta affrontando ora la malattia consiglio di fare quello che ho fatto io: ridere, instaurare un rapporto amichevole con medici e infermieri, essere positivi da quando si aprono gli occhi al mattino a quando si chiudono la sera. La positività è parte della cura". E' il pensiero di Vito Fino, pugliese, che ha affrontato un tumore al testicolo nel 2016. Un tumore che ha impattato non poco sulla sua vita, portandolo ad esempio a ritardare il matrimonio in chiesa con la sua compagna di ben due anni. La malattia ha ribaltato le priorità, i familiari hanno convissuto con la paura di perdere Vito perché in una prima fase di diagnosi, nella quale si pensava a un linfoma, le speranze di sopravvivenza dare dai medici erano poche. Ma ora ci saranno i festeggiamenti che saranno doppi: si celebreranno l'amore e il superamento della malattia.
    Le nozze si svolgeranno questo mese, a fine dicembre, mentre il rito civile è già stato celebrato e hanno il sapore di una vita che sta tornando piano piano sui binari della normalità. Tutto inizia nel 2016 con un mal di schiena. "Accusavo un forte mal di schiena - spiega infatti Vito - ma lo attribuivo al lavoro, che mi costringeva a passare molte ore in piedi. Il mal di schiena, però, diventava sempre più grave col passare giorni: facevo pochi passi e sentivo una stanchezza enorme, avevo il fiatone. Non riuscivo a mangiare, non avevo fame, e quel poco che mangiavo lo rimettevo. Una sera stavo così male che sono andato con mia moglie alla guardia medica". Il medico tasta l'addome e lo trova molto duro, identifica un linfonodo ingrossato al collo e consiglia a Vito di andare al più presto in Pronto Soccorso. Da lì inizia il percorso di diagnosi cura, che lo vede andare prima all'ospedale di Scorrano, in provincia di Lecce, poi a Brindisi, alla ricerca di un posto letto. "Avevo intuito la gravità della situazione - aggiunge Vito - mi sono lasciato andare nelle mani dei medici". Gli vengono rifatte tutte le analisi e la prima ipotesi diagnostica è quella di un linfoma non Hodgkin: in attesa dei risultati definitivi di alcuni accertamenti e indirizzatolo in Ematologia, si pensa intanto di iniziare la chemio. La situazione è descritta ai suoi cari come molto grave, viene detto loro che il ragazzo ha pochi giorni di vita, 10-15.
    "Mentre i giorni passavano in attesa risultati, i dottori cercavano di venire a capo e hanno deciso, anche io ho deciso insieme a loro, di fare subito la prima infusione di chemio per curare il linfoma, dopo qualche giorno sono arrivati i risultati che indicavano che si trattava di un tumore dei tessuti" evidenzia Vito. Al reparto di Oncologia, diretto dal professor Saverio Cinieri, trova risposte ai suoi dubbi. "Cinieri mi riferì che aveva indagini sul mio caso e tutte le strade portavano a una soluzione:tumore al testicolo, mi disse che mi avrebbe guarito. Io in qualche modo mi sentivo rasserenato: il quadro era più chiaro e le sue parole mi avevano tranquillizzato". Facendo approfondimenti si scopre che uno dei testicoli di Vito era risalito fino all'addome: iniziano i cicli di chemio, 4 con schema PEB, che lui fa tutti da ricoverato, per monitorare le reazioni del suo corpo. Ritorna anche l'appetito perduto nei due mesi precedenti. Ad agosto 2016, in piena estate, Vito fa anche un'operazione chirurgica. Orchiectomia, cioè rimozione del testicolo, linfoadenectomia, cioè rimozione dei linfonodi, e una derotazione intestinale con legatura della vena. L'operazione viene eseguita al Policlinico di Bari, dal professor Michele Battaglia primario di urologia 1, fatta in laparotomia.
    "Non riuscivo a guardarmi allo specchio e vedere la cicatrice con 50 punti - prosegue Vito - ora la guardo e penso che è il segno di una battaglia dura, ma che abbiamo vinto io mia moglie e i miei genitori. Questa disavventura che è il tumore io la chiamo avventura, perché è finita bene". Vito oggi è attivo nell'ambito dell'Associazione italiana tumore del testicolo (http://www.associazioneitalianatumoretesticolo.it/), che offre assistenza e supporto ai malati di tumore del testicolo e alle loro famiglie.
   

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