Il più bel traguardo dopo il tumore correre con mia figlia

Silvio colpito al pancreas. "Siamo arrivati tenendoci per mano"

Redazione ANSA ROMA

  (di Elida Sergi) - Ha corso qualche giorno fa, fianco a fianco con sua figlia Sara, la mezza maratona Roma-Ostia, 22 chilometri, vincendo una delle sfide più importanti: quella del ritorno alla vita e per quanto possibile alla normalità. Silvio Ungania, affermato chirurgo che lavora all'ospedale Grassi di Ostia, quella gara l'aveva già fatta tante altre volte ma proprio l'ultima, con pazienti, amici e familiari a incitarlo, dopo un periodo di stop e riprendendo piano piano a correre con sacrificio e forza di volontà, ha avuto il sapore di una rinascita dopo momenti molto difficili, durante i quali un anno e mezzo fa ha affrontato una patologia tumorale complessa, un tumore del pancreas.
    È stata dura, da medico e in particolar modo da chirurgo, mettersi dall'altra parte, quella del paziente, ma il dottor Ungania ritiene che quello che ha affrontato lo abbia reso ancora più sensibile nei confronti di chi si rivolge a lui come professionista e dei suoi bisogni. "La 'patologia' del chirurgo e' quella di porsi al di sopra della malattia , in quanto depositario della cura pensa di essere intoccabile" spiega, rilevando appunto come aver avuto la patologia lo abbia reso ancora più emotivamente 'ricettivo' nei confronti dei pazienti.
    Lui, che già il valore del dono lo conosceva bene, date anche le varie missioni in Africa come medico volontario a scopo umanitario insieme alla moglie, anestesista.
    Tutto ha avuto inizio a luglio 2017, quando durante una cena con amici ha improvvisamente avuto una colica, un dolore addominale forte, diverso dal solito. Poi, ha iniziato a notare che le urine erano molto cariche. Ha fatto nell'ospedale in cui lavora un'ecografia e una Tac, da cui è emersa una dilatazione delle vie biliari, e infine una risonanza. Inizialmente si era pensato a dei calcoli, ma la situazione poi, poco tempo dopo quando il chirurgo si trovava in Sardegna per le vacanze e ha ripetuto le analisi, si è rivelata essere più grave. Un collega ha inviato gli accertamenti fatti al San Raffaele di Milano, da dove è arrivata una telefonata che ha spezzato la normalità. "Il collega- ricorda il dottor Ungania- mi ha chiamato per dirmi che dalla radiografia si evidenziava una patologia tumorale del pancreas e bisognava fare un intervento di resezione pancreatica. È stato come un mattone". Alla telefonata è seguito un viaggio immediato a Milano, dove il primo passo è stato l'applicazione di uno stent per impedire l'occlusione dei dotti biliari, in modo che diminuissero i livelli di bilirubina, che danno il caratteristico colore giallo al volto. Poi degli accertanti cardiologici, con tutte le difficoltà date anche dal fatto che era piena estate. Infine, l'intervento, eseguito dal professor Massimo Falconi, il primo settembre. "Si è trattato di una duodenocefalopancreasectomia- sottolinea il dottor Ungania- l'intervento più impegnativo della chirurgia addominale". All'intervento è seguito un mese di ricovero, con molte difficoltà. A novembre il ritorno a lavoro in ospedale. "Non volevo lasciare i malati- evidenzia il dottor Ungania- ho un attaccamento al lavoro forse un po' anacronistico". Poi, sempre mentre continuava a lavorare, la chemio, per la quale è stato seguito agli Ifo di Roma, per sei mesi, un protocollo pesante. Un anno e mezzo dopo l'operazione, la mezza maratona Roma- Ostia. "Una rinascita" la definisce il chirurgo, secondo cui "la volontà gioca una buona parte in queste riprese". Di quella gara il dottor Ungania ricorda in particolare la gioia di aver corso insieme a sua figlia Sara. E anche lei di quel momento ha una precisa e dolcissima fotografia: "Ho corso con lui, siamo arrivati al traguardo tenendoci per mano. Ci ha messo poco più di 2 ore, meglio di tantissimi giovani e sani che correvano con lui". Poi, il messaggio inviato al medico che lo seguiva al San Raffaele,e la sua risposta "Sei un grande". Ora, cercando di scacciare i brutti pensieri che inevitabilmente ci sono, libero da malattia il chirurgo prosegue i controlli, sempre agli Ifo. "Mai perdere la speranza"è il suo messaggio per coloro che affrontano una patologia tumorale ma anche per chi li ha in cura.
   

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