A Bologna prima retrospettiva Lee Miller

Da modella a fotografa, unica donna a seguire alleati nel D-day

Redazione ANSA BOLOGNA

BOLOGNA - La prima personale italiana di Lee Miller (1907-1977), una delle fotografe più importanti del Novecento, è in programma dal 14 marzo al 9 giugno a Palazzo Pallavicini di Bologna. Realizzata con Ono arte contemporanea, 'Surrealist Lee Miller' si compone di 101 foto che ripercorrono l'intera carriera dell'artista americana attraverso i suoi scatti più famosi e iconici, compresi quelli realizzati negli appartamenti di Hitler a Monaco di Baviera.
    Lanciata da CondéNast, sulla copertina di Vogue nel 1927, fin da subito diventa una delle modelle più apprezzate e richieste dalle riviste di moda. Molti i fotografi che la ritraggono - Edward Steichen, George Hoyningen-Huene, Arnold Genthe - e i servizi fotografici di cui è protagonista, fino a quando, circa due anni più tardi, decide di passare dall'altra parte dell'obiettivo. Caparbia e intraprendente, rimane colpita dalle immagini del fotografo più importante dell'epoca, Man Ray, che incontra diventandone modella e musa ispiratrice. Amica di Picasso, Ernst, Cocteau, Mirò e di tutta la cerchia dei surrealisti, Miller apre a Parigi il suo primo studio diventando nota come ritrattista e fotografa di moda, anche se il nucleo più importante di opere in questo periodo è rappresentato dalle immagini surrealiste, molte erroneamente attribuite a Man Ray.
    Nel 1932 torna a New York per aprire un nuovo studio fotografico che, nonostante il successo, chiude due anni più tardi quando per seguire il marito, ricco uomo d'affari egiziano, si trasferisce al Cairo. Intraprende lunghi viaggi nel deserto e fotografa villaggi e rovine, iniziando a confrontarsi con la fotografia di reportage, un genere che porta avanti anche negli anni successivi quando, insieme a Roland Penrose (l'artista surrealista che sarebbe diventato il suo secondo marito), viaggia sia nel sud che nell'est europeo.
    Poco prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, nel 1939, lascia l'Egitto per trasferirsi a Londra, e ignorando gli ordini dall'ambasciata americana di tornare in patria inizia a lavorare come fotografa freelance per Vogue. Documenta i bombardamenti su Londra ma il suo contributo più importante arriva nel 1944, quando è corrispondente accreditata al seguito delle truppe americane e collaboratrice del fotografo David E.
    Scherman per le riviste 'Life' e 'Time'. E' lei l'unica fotografa donna a seguire gli alleati durante il D-Day, a documentare le attività al fronte durante la liberazione: le sue foto testimoniano l'assedio di St.Malo, la Liberazione di Parigi, i combattimenti in Lussemburgo e in Alsazia, la liberazione dei campi di concentramento di Dachau e Buchenwald.
    Proprio in quei giorni febbrili viene fatta la scoperta degli appartamenti di Hitler a Monaco di Baviera e qui scatta quella che probabilmente è la sua foto più celebre: l'autoritratto nella vasca da bagno del Führer.
    Dopo la guerra Lee Miller continua a scattare per Vogue per altri due anni, occupandosi di moda e celebrità, ma lo stress post traumatico riportato in seguito alla permanenza al fronte contribuisce al suo lento ritirarsi dalla scena artistica, anche se il suo apporto alle biografie scritte da Penrose su Picasso, Mirò, Man Ray e Tapies resta fondamentale. (ANSA).
   

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