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Royal Enfield Bullet Trials, omaggio alla storia del fuoristrada

Royal Enfield Bullet Trials

Royal Enfield Bullet Trials, omaggio alla storia del fuoristrada

Ispirata agli International Six Days, guarda alle strade bianche e agli spazi aperti

ROMA, 09 novembre 2019, 00:31

Alessio Taralletto

ANSACheck

- RIPRODUZIONE RISERVATA

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La Royal Enfield Bullet è forse la motocicletta più longeva della storia. Il primo modello a portare questo nome è comparso nel 1931, e non era poi così diverso dalle nipoti che si trovano oggi nei concessionari, almeno nelle caratteristiche salienti: entrambe monocilindriche, essenziali e robuste. Ma è a una Bullet arrivata nel 1948 che si ispira l'ultima nata della casa indiana: la Trials.

Come la progenitrice, la prima moto di serie con le sospensioni a braccio oscillante, che vinse gli International Six Days Trial al debutto, anche la nuova Trials guarda alle strade bianche e agli spazi aperti. Le gomme tassellate, i soffietti protettivi per la forcella, il manubrio con il traversino di rinforzo e lo scarico alto tradiscono immediatamente la vocazione al fuoristrada. A completare il tutto ci sono il grande faro tondo, che incorpora la strumentazione all'interno di una mascherina protettiva, una ampia sella monoposto e un robusto portapacchi. Due le colorazioni disponibili, che differiscono soprattutto nel telaio: rosso o verde. Entrambe grigie, la 'green' ha in più le guance del serbatoio cromate e contornate dalla classica filettatura, vero marchio di fabbrica in casa Royal Enfield. Sotto l'abito da 'avventura', la Trials condivide molto con gli altri modelli Bullet, a partire dal propulsore monocilindrico raffreddato ad aria da 500cc, che eroga 27,2 cavalli a 5.250 giri. Una motorizzazione particolarmente piacevole, specie sulle strade bianche dove l'ANSA messa alla prova.

Il nostro test, durato una decina di giorni, ha evidenziato le caratteristiche del riuscito connubio tra telaio e motore: la Trials chiede di essere guidata in scioltezza, approfittando dei rapporti del cambio a cinque marce molto ravvicinati. La frizione è morbidissima e l'erogazione dolce, anche nei chilometri percorsi su strade urbane, mentre le vibrazioni sono praticamente assenti, a patto di non tirare le marce oltre il dovuto.

Per fermare i 192 chili di peso in ordine di marcia si può contare su un disco singolo da 300 millimetri all'anteriore e uno da 240 al posteriore, assistiti dall'ABS a due canali. Non deludono le sospensioni, tarate sul rigido ma capaci di una escursione adeguata e in grado di assorbire le asperità senza scomporsi. 

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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