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Il Ghetto di Cagliari diventa una "casa" d'artista

Il Ghetto di Cagliari diventa una "casa" d'artista

Al via il progetto con opere di Gramsdorff, Dulcis e Randi

CAGLIARI, 27 giugno 2020, 20:20

Redazione ANSA

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- RIPRODUZIONE RISERVATA

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"Studi d'artista" per ridare luce, vita e colore al Ghetto di Cagliari. E trasformare gli spazi espositivi nella "casa" di pittori, scultori e fotografi. Nasce in tempo di lockdown il progetto "A place for art. Studi d'artista al Ghetto". Curato dagli storici dell'arte Simona Campus e Efisio Carbone per il Consorzio Camù, rientra nell'ambito della programmazione dell'assessorato comunale alla Cultura. Il centro culturale di Castello ospiterà dunque dal 27 giugno al 26 luglio gli atelier e le opere di Lea Gramsdorff, Simone Dulcis e Francesca Randi.

"Ci siamo interrogati su come ripartire, non volevamo fare finta che non fosse successo nulla né minimizzare le conseguenze della pandemia - spiega Simona Campus - il pensiero è andato a quegli artisti che si sono ritrovati senza più un posto dove lavorare ma pure all'esigenza dei cittadini di riappropriarsi degli spazi comuni come piazze, gallerie e musei". Sui tre livelli dell'ex caserma dei Dragoni si articolano un'area d'incontro con il pubblico e i tre atelier in cui sono esposte le tele e sculture. Oltre alla serie di tondi che documentano vari periodi del percorso di Dulcis, le "mappe" e le composizioni di Lea Gramsdorff tra psiche e natura e gli scatti onirici e inquietanti di Francesca Randi.

I tre artisti, chiamati a operare in spazi comunicanti nel labirinto di sale e terrazze, avranno occasione di confrontarsi e interagire, svelando così le fasi del "processo creativo che solitamente resta segreto", come racconta l'attrice e pittrice Lea Gramsdorff. Il pubblico potrà accedere, su prenotazione, e assistere alla nascita e all'evoluzione delle opere e perfino farsi ritrarre nello studio di Francesca Randi, in un set floreale o tra pareti di roccia. "A place for art" proseguirà con altri due step con tre artisti alla volta che sperimenteranno nuove metodologie o situazioni di lavoro, singolarmente e insieme, facendo del Ghetto una vera e propria fabbrica della creatività.

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