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Ritratto di Zellner, attivista bianco contro Usa razzista

Spike Lee produttore esecutivo biopic Il colore della libertà

(di Francesca Pierleoni) (ANSA) - ROMA, 09 DIC - La battaglia per i diritti civili tra fine anni '50 e inizio anni '60, dallo sguardo di uno dei primi e più influenti esponenti bianchi del movimento: è la prospettiva di Il colore della libertà il biopic di Barry Alexander Brown, dedicato a Bob Zellner (interpretato da Lucas Till), oggi 82enne, incluso nel 2014 da Time fra le "17 leggende viventi" della battaglia per i diritti civili. Figlio di un pastore metodista e nipote di un membro del Ku Klux Klan, Zellner fin da quando era un giovane studente in Alabama (uno degli stati del sud più ancorati al segregazionismo), ha lottato fianco a fianco con, fra gli altri, Rosa Parks, Martin Luther King Jr, Ralph Abernathy e John Lewis. Il film, nelle sale italiane dal 2 dicembre distribuito da Notorious Pictures, ha la produzione esecutiva di Spike Lee, fortemente legato a Brown, che in oltre 35 anni, ha editato gran parte dei suoi film, da Lola Darling a BlacKkKlansman, per il quale il montatore/cineasta ha guadagnato la sua seconda nomination all'Oscar (la prima l'aveva avuta nel 1979 per il suo documentario The War at home, ndr).
    In un racconto lineare ma avvincente, con un ottimo cast che comprende anche Lucy Hale, Cedric the Entertainer e Julia Ormond, Brown ripercorre, ispirandosi al libro scritto da Zellner con Constance Curry, 'The wrong side of Murder Creek: A white Southerner in the Freedom Movement', la vicenda dell'attivista, educato dai genitori in maniera molto lontana dalla visione razzista della società ancora difesa dal nonno (interpretato con la consueta maestria da Brian Dennehy, qui alla sua ultima interpretazione) che è pronto comunque a intervenire in favore del nipote, quando il Ku Klux Klan lo prende di mira. Zellner ha i primi contatti con il Movimento per la tesina sui diritti civili che sta preparando all'Università.
    Insieme a altri studenti bianchi partecipa a una riunione del movimento e decide di iniziare a offrire supporto ai Freedom riders, gli attivisti che guidarono a inizio anni '60 gli autobus interstatali negli Stati segregati del Sud, andando incontro a violenze e pestaggi da parte della popolazione locale, con la complicità spesso della polizia. Reazioni che convincono Bob, a diventare sempre più parte del Movimento, come membro dello Student Nonviolent Coordinating Committee, partecipando alle marce e le proteste non violente nel sud. Una decisione che lo rende un bersaglio (da molti bianchi viene considerato un 'traditore') tanto da mettere a repentaglio anche la propria vita.
    Questo "è un film per i giovani - spiega Zellner in un'intervista per l'uscita de Il colore della libertà - riguarda loro, soprattutto la forza e il potere delle donne, non solo nel movimento per i diritti civili, ma anche nella nostra nazione e nel mondo intero". L'attivista spera "che ai giovani e alle donne che si impegnano e si battono per la democrazia e per un mondo migliore arrivi il messaggio di speranza che si può davvero fare, possiamo davvero cambiarlo questo mondo. Lo abbiamo fatto 50 anni fa. Abbiamo riunito le persone superando ogni tipo di barriera e ostacolo che sembravano insormontabili, possiamo farlo ancora". (ANSA).
   

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