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Longino & Cardenal presenta la ricetta per battere il Covid

“Non dobbiamo sprecare l’opportunità che ci ha dato questa crisi. Abbiamo sfruttato questo tempo di scarso lavoro per riorganizzare tutti i nostri processi, ed aggiornare tutti i nostri strumenti digitali, ERP, CRM, Credit Management e connettività. Siamo molto più organizzati rispetto a prima e più pronti ad affrontare il 2021”. Riccardo Uleri, amministratore delegato e socio di maggioranza di Longino & Cardenal S.p.A, guarda con ottimismo al futuro della sua società grazie al rafforzamento dell’e-commerce che nel 2021 vedrà la crescita anche all’estero, in affiancamento ai canali tradizionali. Longino & Cardenal si occupa della ricerca, selezione e distribuzione di cibi rari e preziosi ed è un punto di riferimento per l’alta ristorazione nazionale ed internazionale. Inoltre si distingue per l’elevata varietà dei prodotti, di cui il 98% in esclusiva, e l’eccezionale qualità, che rendono la società un operatore unico rispetto agli shop generalisti.

Uleri ritorna al 1988, anno di nascita della società, “quando quattro ragazzi hanno incominciato ad importare caviale dall’Iran e venderlo in negozi e ristoranti italiani. Nel 1992 i fondatori hanno incominciato a cercare qualcuno che si occupasse dell’azienda e ad inizio 1993 sono arrivato io, poi negli anni gli altri soci sono usciti tutti e sono rimasto solo io. L’azienda è nata con lo scopo di servire un bisogno della ristorazione: alla fine degli anni Ottanta, infatti, sono nati i primi ristoranti gourmet che avevano bisogno di rifornirsi delle materie prime della cucina internazionale”.

L’A.D. si concentra sul modello di business che è “quello di andare in giro per il mondo a cercare i fornitori di cibi più buoni e particolari e portare i loro prodotti in Italia, con contratti solitamente di esclusiva, per poi venderli ai ristoranti. Recentemente abbiamo aperto delle filiali all’estero, penso a quella di Dubai e New York, e anche lì adottiamo lo stesso modello. In Italia vendiamo con una rete di rappresentanti pluri e mono mandatari e attraverso qualche dipendente. La rete logistica è costituita da piattaforme regionali e provinciali. All’estero abbiamo dei venditori dipendenti, ma la logistica la curiamo direttamente dall’Italia”.

Per affrontare la pandemia avete implementato una strategia digital. Come funziona? “Il nostro core business tradizionale, quello relativo ai ristoranti, ha sofferto tantissimo soprattutto durante il lockdown di primavera. Nel corso dell’estate abbiamo recuperato molto, purtroppo a fine ottobre c’è stata una nuova chiusura e stiamo servendo quei pochi ristoranti che lavorano a pranzo nelle poche zone gialle rimaste. Per far fronte a questo calo importante di fatturato abbiamo implementato il canale e-commerce che, a prescindere dalla pandemia, è sempre stato un nostro obiettivo. Inoltre, grazie al proliferare dei programmi e delle riviste di cucina, c’è una richiesta sempre maggiore da parte dei privati di prodotti di qualità e per questo abbiamo pensato di renderli fruibili a tutti. Ai primi di marzo abbiamo cominciato con un gruppo Facebook dove gli iscritti potevano ordinare i prodotti, successivamente abbiamo dato vita a un sito di e-commerce vero e proprio gestito da Vincenzo Cannata, già nominato e-commerce director con ampia esperienza sul digital marketing e l’e-commerce, su cui abbiamo dirottato alcune risorse del marketing. Da quando è iniziato il secondo lockdown abbiamo quintuplicato gli ordini”.

E sugli obiettivi del 2021 dice: “Innanzitutto speriamo che i ristoranti possano tornare ad aprire in situazioni di quasi normalità e che tornino viaggi, fiere e congressi, ovvero tutto ciò che anima la ristorazione durante la settimana e anche gli alberghi. Certamente abbiamo sfruttato questi mesi di poco lavoro per ristrutturare completamente il nostro impianto tecnologico e digitale. Siamo molto più pronti alla gestione strategica del 2021 grazie a degli strumenti completamente rinnovati. Quindi, oltre a puntare ad avere un fatturato maggiore del 2020, cercheremo di tornare ai numeri del 2019”.

Per Uleri la ristorazione post Covid non subirà particolari scossoni. Anzi, “non cambierà molto. Ce lo dice quello che è avvenuto questa estate con una situazione di quasi normalità. La voglia delle persone di frequentare i ristoranti non è cambiata e non cambierà. Probabilmente si modificherà l’offerta, visto che non tutti riusciranno a rimanere aperti durante e dopo la crisi. Certo, la selezione porterà i più virtuosi a rimanere sul mercato e questo migliorerà la qualità. Sicuramente rimarrà anche la voglia di cucinare a casa e il ristorante non verrà più visto come un’abitudine ma come un momento particolare da vivere”.

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