Sfollato sisma via da hotel, giusto così

Nostra terra è Tolentino, ora container poi casa popolare

(ANSA) - TOLENTINO (MACERATA), 01 LUG - Dopo quasi 4 anni dalle scosse di terremoto che sconquassarono le Marche e il Centro Italia, da ieri chi viveva ancora negli alberghi o negli agriturismo, a carico della Protezione civile, si è dovuto cercare una sistemazione alternativa. Ma con la possibilità di usufruire, se avente diritto, del Contributo di autonoma sistemazione (Cas). Tra le 204 persone alloggiate nelle strutture ricettive delle Marche c'era anche Besmri Gashi, muratore di 34 anni originario del Kosovo, che, assieme a sua moglie Bessarta e ai genitori, ora è tornato a Tolentino, scegliendo di vivere per il momento nel villaggio di container in attesa della casa popolare che gli verrà assegnata dal Comune. L'amministrazione comunale, 4 anni fa, disse no alle Sae, le casette per i terremotati, allestite un po' ovunque nelle altre zone del cratere sismico, e preferì organizzare un'area container con la prospettiva di trasferire gli sfollati in case di edilizia popolare. Una situazione che doveva durare qualche mese, ma che poi si è protratta per anni. ."Chi dice che l'area container sia un inferno sbaglia, non si sta male per niente, c'è molto di peggio", tiene subito a precisare Besmri Gashi, prima di raccontare all'ANSA la sua storia di sfollato e quella della sua famiglia che dall'ottobre del 2016 hanno vissuto nelle camere d'albergo. "E' stata un'esperienza che non dimenticheremo mai - sottolinea Gashi -. In particolare il lungo periodo vissuto all'hotel 'Il Caminetto' di Porto San Giorgio lo porteremo sempre nel nostro cuore, come non potremo mai dimenticare Mario Bagalini, il proprietario, che ci ha fatto sentire parte della sua famiglia. Lo scriva, mi raccomando". Ma Gashi sente la necessità anche di spiegare che "è stato giusto interrompere questa forma di assistenza, parliamoci chiaro - rimarca - è durata fin troppo". Racconta poi che il legame con la città di Tolentino in questi anni non è mai venuto meno, "anche perché io ho sempre lavorato in queste zone, così come mio padre tutti i giorni si recava a Camerino e quindi essere tornati è senza dubbio più agevole per il nostro lavoro, anche se al mare - aggiunge - c'erano delle opportunità di lavoro maggiore anche per mia madre e mia moglie". "Ma va bene così - conclude questo ragazzo venuto dai Balcani -. Ora possiamo frequentare maggiormente i nostri amici e ricominciare una nuova vita non appena avremo la nuova casa. E poi Tolentino per noi è la nostra terra". (ANSA).
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