Giuseppe Uva

Assolti i 2 carabinieri e i 6 poliziotti accusati di omicidio preterintenzionale e sequestro di persona, confermato il primo grado

Oggi la Corte d'Assise d'appello di Milano, a poco più di 10 anni di distanza dalla morte di Giuseppe Uva, ha assolto i 2 carabinieri e i 6 poliziotti accusati di omicidio preterintenzionale e sequestro di persona, confermando così la sentenza di primo grado.

    Ecco le tappe della vicenda:

- La notte del 13 giugno 2008 Giuseppe Uva, operaio di 43 anni, viene fermato dai carabinieri a Varese insieme all'amico Alberto Biggiogero. I due, che avevano bevuto e fumato, vengono sorpresi mentre spostano in mezzo alla strada le transenne di un cantiere e rovesciano cassonetti dell'immondizia. Portati nella caserma di via Saffi, dove arrivano pure due pattuglie della polizia, vengono separati: Uva in una stanza e l'amico in sala d'aspetto.

- All'alba del 14 giugno Uva viene ricoverato nel reparto psichiatrico dell'ospedale di Varese per essere sottoposto a un Tso. Qualche ora dopo muore per "insufficienza respiratoria con conseguente edema polmonare" dovuta a una patologia cardiaca combinata con lo stress e altri fattori. Per i familiari e Biggiogero, Uva sarebbe stato picchiato dai militari e dagli agenti i quali però hanno sempre sostenuto di non averlo mai 'toccato'

- La Procura di Varese apre una prima indagine senza riscontrare irregolarità nel comportamento delle forze dell'ordine. Finiscono imputati, invece, tre medici dell'ospedale, poi assolti dall'accusa di aver somministrato a Uva una dose sbagliata di farmaci.

    - Nel marzo del 2010 Lucia Uva, che da sempre porta avanti "una battaglia" per far luce sulla morte del fratello, ottiene ulteriori indagini. Quattro anni dopo il gip varesino Giuseppe Battarino respinge la seconda richiesta di archiviazione della Procura e ordina l'imputazione coatta per 2 carabinieri e 6 poliziotti, accusati a vario titolo di omicidio preterintenzionale, abuso d'autorità su un arrestato, abbandono d'incapace e arresto illegale.

    - Il nuovo processo prende il via davanti alla Corte d'Assise di Varese il 20 ottobre 2014. Il 15 aprile 2016 tutti gli imputati vengono assolti, in linea con la richiesta ribadita dal pm, dall'omicidio preterintenzionale e dal nuovo reato di sequestro di persona formulato dalla Corte al posto degli altri residui.

    - La Procura generale di Milano e i legali delle parti civili, che hanno sempre chiesto un risarcimento simbolico di un euro per ciascuno dei reati contestati, impugnano l'assoluzione.  Lo scorso aprile si apre il processo di secondo grado. Il pg Massimo Gaballo chiede di ribaltare il verdetto e di condannare a 13 anni i 2 carabinieri e a 10 anni e mezzo i 6 agenti ritenendo che la morte del 43enne fu causata da "condotte illecite" degli imputati, insieme a una sua pregressa patologia cardiaca. Per le difese, invece, "nessuna violenza".

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